giovedì 5 ottobre 2017

Parcheggi fatti, una promessa su quattro realizzata. Ma senza partecipazione di associazioni e cittadini.



Finalmente un gesto concreto per il martoriato centro storico: hanno fatto la segnaletica stradale. È una novità, nel paese antico di Montegranaro la segnaletica orizzontale, a memoria d’uomo, non c’è mai stata. È anche un gesto atteso, uno dei quattro impegni presi dall’assessore Beverati con le tre associazioni che si occupano di centro storico con le quali aveva iniziato un dialogo che poi si è spento, così, come un amore estivo alla prima pioggia d’agosto.
È un fatto positivo: finalmente nel centro storico c’è una regola e possiamo invocarla quando i soliti selvaggi lasceranno la loro macchina come se, arrivati loro, il mondo si fermasse. È anche un piccolo segnale di attenzione verso un problema che è infinitamente più grosso di una striscia bianca per terra, ma che, con quella striscia bianca, sente l’istituzione un pelo, ma proprio un pelino ino ino, più vicina.
Ma mi aspettavo un minimo di coerenza, in Beverati. Un ragionamento cominciato insieme, con sopralluoghi in notturna, abbozzi di progettualità, una collaborazione che cominciava a filare per il verso giusto, ora vede un operaio che fa le strisce senza sentire nessuno. E, magari, applicando quella partecipazione tanto invocata nei programmi elettorali ma giammai applicata nel concreto, si poteva fare un lavoro migliore, magari evitando che, in un luogo dove i posti auto sono al massimo quattro, ne perdessimo cinque.
Pazienza, un’occasione persa per mettere in campo quella sinergia che manca a Montegranaro, quella capacità di ragionare sulla questione senza fare di chi dissente in altre questione un nemico su tutto. Ma è così che funziona. Ora gli abitanti del centro storico hanno qualche posto auto in meno, qualcuno non ne sarà felice, ma almeno potremo chiamare le guardie quando il solito imbecille parcheggerà a organo riproduttivo canino. Un piccolo progresso, e un’ennesima conferma di una visione politica tutt’altro che coerente e, soprattutto, tutt’altro che democratica.

Luca Craia