sabato 29 giugno 2019

IL COMUNE OCCULTA LE CAUSE PENDENTI AL REVISORE DEI CONTI.


L'U.Di.Con già aveva chiesto chiarimenti in merito


Comunicato integrale

Il Comune di Montegranaro, sia  nell’anno 2017 che nell’anno 2018 all’interno del Rendiconto approvato dal Consiglio Comunale, non ha provveduto ad inscrivere nominalmente nel bilancio ne, la causa pendente presso il TAR Marche ne, l’ammontare della cifra stessa passibile di esborso da parte dell’ENTE, in merito alla richiesta di risarcimento del danno, promosso da un cittadino di Montegranaro, dati che come in altre realtà in essere già presenti nel bilancio di Montegranaro, sono state inscritte con nomi e cognomi, con i relativi accantonamenti per potenziali passività.                                                                                                
Il grave comportamento omissivo del Comune di Montegranaro e dei relativi Responsabili degli Uffici preposti è stato prontamente segnalato dal cittadino, dopo aver atteso l’approvazione del Consiglio Comunale sul rendiconto 2018, al Revisore dei Conti del Comune di Montegranaro, il quale basito e preoccupato per ciò che gli veniva messo al corrente, riferiva che avrebbe avuto con urgenza il colloquio con il Sindaco del Comune di Montegranaro e con il Segretario Generale dell’Ente.
La legge vuole che quando un Comune affronta un contenzioso, a prescindere dall’entità della somma, esso deve essere riportato all’interno del bilancio e che, alla voce “Fondo passività potenziali” deve essere creato un fondo con somme di denaro congrue, in seno all’entità della somma. 
Immediata la segnalazione alle Autorità Giudiziarie preposte, da parte del cittadino, azione che spetta anche obbligatoriamente al Revisore dei Conti segnalare alle Autorità Giudiziarie, quando si viene messo a conoscenza di omissioni in atti di ufficio.                 
Altro duro colpo a questa triste vicenda, la quale il Sindaco del Comune di Montegranaro e i Responsabili degli Uffici preposti non vogliono mettere la parola fine, continuando a intraprendere azioni fumose, maldestre e forvianti, per creare ulteriore confusione alle Autorità giudicanti, invece di procedere alla risoluzione del contenzioso. 

La Sea Watch 3 ha speronato una barca della GDF. “Abbiamo rischiato di morire schiacciati”.


Non la danno in molti questa notizia, eppure è uscita su Adnkronos, agenzia di stampa molto vicina alla sinistra italiana. La nave Sea Watch 3, nel tentativo di entrare in porto, verso le due di questa notte ha speronato un’imbarcazione della Guardia Di Finanza che stava cercando di fermarla, ottemperando agli ordini. “Abbiamo rischiato di morire schiacciati da un bestione di 600 tonnellate, sono stati momenti di puro terrore nella notte. Dicono di salvare vite umane e poi rischiano di ammazzare uomini dello Stato. Da parte del comandante è stata un’azione criminale”. A dirlo sono gli stessi uomini dell’equipaggio della motovedetta. “Più di cinque minuti, cinque minuti di puro terrore" aggiungono.
Ecco, questa è stata un’azione di guerra, un attacco a tutti gli effetti allo Stato italiano e alla Nazione. Continuare a difendere questo sistema perverso e i suoi protagonisti rende complici.

Luca Craia

La Capitana: scatta l’operazione “santa e martire”. E i parlamentari?


L’arresto della signorina Rackete, comandante della nave Sea Watch 3, è un atto sacrosanto. Lo è perché la suddetta signorina ha violato una legge italiana e le norme di navigazione. Ma lo è anche e soprattutto perché ha messo a repentaglio la vita delle persone a bordo della nave sotto il suo comando, forzando un blocco navale militare e, addirittura, speronando una imbarcazione della Guardia di Finanzia. Ci fosse stata una reazione, più che legittima, oggi parleremmo di cose ben più drammatiche.
Ma ora scatta l’operazione mediatica di beatificazione, santificazione e adorazione in vita della vergine martire di Norimberga o zone limitrofe. Quei cattivoni della Lega hanno arrestato la capitana coraggiosa, quella che ha sfidato l’orco cattivo Salvini e portato in salvo i poveretti. La storia non è proprio questa, e lo sappiamo, ma a farla credere ai soliti tifosi della politica è un attimo, poco importa se l’ordine d’arresto non l’ha firmato Salvini ma la Magistratura.
Rimane da capire l’atteggiamento dei parlamentari che sono corsi a salire sulla nave per dimostrare solidarietà (e farsi un po’ di selfie), oltre alle interpretazioni politiche che sembrano evidenti. Se la capitana ha commesso un reato, costoro non sono in qualche modo partecipi dello stesso?

Luca Craia