sabato 15 giugno 2019

Capriolo salvato lungo la Mezzina. Il piccolo sarà affidato al Centro Recupero Animali Selvatici di Fabriano.


Sembra incredibile, ma nelle campagne del Fermano, tra fabbriche, villette, palazzi, tra strade in cui sfrecciano automobili frettolose c’è una natura insospettabile, un mondo popolato da animali selvatici coi quali l’uomo, nonostante la densità della popolazione nella zona, entra raramente in contatto. È successo stamattina, invece, che un uomo ha trovato, proprio lungo la Strada Provinciale Mezzina, arteria trafficatissima, un cucciolo di capriolo ferito, probabilmente investito da un mezzo in transito.
L’uomo ha subito portato l’animale presso la Stazione dei Carabinieri di Montegranaro che si sono subito adoperati per il primo soccorso, facendo tranquillizzare la bestiola e reidratandola, seguendo le istruzioni telefoniche di un veterinario. In questi casi, la competenza è della Polizia Provinciale che ha mandato il proprio servizio veterinario sul posto. Il piccolo capriolo presenta una frattura a una zampa. È molto piccolo, avrà al massimo quindici giorni di vita e, in questi casi, ricongiungerlo con la mamma è impossibile. Per questo sarà affidato alle cure del Centro Recupero Animali Selvatici di Fabriano. La bestiola non è totalmente in salvo, ancora corre pericoli per la sua vita, ma si spera di poterlo salvare.

Luca Craia

giovedì 13 giugno 2019

Blizzard: il video del nuovo pezzo è online. La grinta di tre cinquantenni più forte che mai.

Quando Uliano mi ha chiamato per propormi di fare un pezzo nuovo insieme, come facevamo trentacinque anni fa e come non abbiamo più fatto da allora, mi sono entusiasmato come un ragazzino. Mi si prospettava la possibilità di rivivere sensazioni ormai dimenticate, e di rifarlo con gli amici di un tempo, quelli coi quali ho percorso i primi passi, le prime gradi passioni, momenti incisi nell’anima col pirografo, quei Blizzard che furono il primo gruppo rock della storia di Montegranaro, quando fare rock significava uscire dalla massa, essere diversi. Ma non avrei mai pensato che fosse stata una cosa così potente, appagante, a tratti sconvolgente.
Ci siamo trovati lì, io, Uliano Damen e Roberto Nasi, tre cinquantenni, a costruire da zero qualcosa insieme, a fare un pezzo musicale, aiutati da Andrea Strappa alla batteria. Un gioco, era quello, ma poi è diventato una cosa inaspettata, lo scoprire mano a mano che quella che sembrava ruggine era soltanto un velo di tempo solido, che lo potevamo scostare con un colpo di plettro, far volare via con l’aria spostata dal canto, il trovare la grinta di un tempo e scoprire che gli anni sono passati solo sulla carta, almeno quando facciamo musica insieme.
Ne è venuto fuori un bel pezzo, almeno a noi piace e speriamo che non piaccia solo a noi. E poi c’è un bel video, realizzato dal preziosissimo Francesco Cruciani con la collaborazione di Niki Isidori e la complicità di Ioana Bucurescu. Non lo abbiamo fatto perché speriamo di diventare famosi, in realtà non ci interessava più di tanto neanche da ragazzini. Lo abbiamo fatto per noi, e per dare un po’ di piacere anche a chi vorrà condividerlo con noi.
We all still rock è un pezzo di rock and roll, ma è anche la testimonianza di una grande amicizia, di come la creatività non si esaurisca col tempo e di come il tempo possa essere clemente con quelli intorno al rock, almeno fintanto facciano rock. Per noi è una grande soddisfazione, non tanto perché riteniamo sia venuto un bel pezzo, quanto perché ci siamo riscoperti tosti come allora, ci siamo sentiti vivi come allora e abbiamo rivissuto insieme quanto è bello unirsi per creare. Questi siamo noi, questi sono il Blizzard del 2019.

Luca Craia




martedì 11 giugno 2019

Hacker nigeriana intercettava transazioni online e si appropriava dei bonifici. Massima attenzione.


Bisogna prestare la massima attenzione quando si viene contattati, tramite mail o altre forme di comunicazione online, da personaggi ambigui che spesso simulano di essere donne compiacenti. Quasi sempre dietro ci sono delinquenti comuni o organizzazioni malavitose che approfittano della buona fede, per non chiamarla dabbenaggine, della gente per effettuare veri propri furti.
È il caso scoperto pochi giorni fa dal Commissariato di Polizia di Jesi, in collaborazione con quello di Treviso, che ha portato alla scoperta di una truffa reiterata ai danni di versi utenti del web da parte di una trentenne nigeriana che riusciva a deviare su conti terzi bonifici e transazioni finanziarie anche per importi piuttosto elevati.
Capita spesso, direi quasi sempre, che dietro questo tipo di raggiro ci siano soggetti e organizzazioni africane. Le tecniche sono mutevoli e molteplici: si va dal ricatto a sfondo sessuale alla truffa, passando per sistemi più sofisticati come in questo caso. Ovviamente la hacker, con le leggi attuali, non andrà in prigionie né verrà fisicamente espulsa dall’Italia. In ogni caso, facciamo molta attenzione e non fidiamoci di nessuno, specie di belle ragazze provocanti e troppo generose.

Luca Craia