martedì 11 giugno 2019

CONTRASTO ALLA MAFIA NIGERIANA NELLE MARCHE: APPROVATA LA MOZIONE REGIONALE DI ELENA LEONARDI


LA CAPOGRUPPO DI FRATELLI D'ITALIA: RICHIESTA AL GOVERNO DI PORRE ATTENZIONE ALLA SITUAZIONE DELLE MARCHE

Comunicato integrale

Un atto per sollecitare il contrasto della mafia nigeriana quello presentato dalla capogruppo regionale Elena Leonardi, di Fratelli d'Italia, approvato all’unanimità dal Consiglio Regionale.
Sono ormai diverse le regioni colpite da questa piaga che si sta pericolosamente diffondendo e che spesso funge da manovalanza per le mafie nostrane o sta autonomamente occupando intere piazze dello spaccio e della prostituzione. – ha affermato in Aula la Leonardi. La denuncia viene dalla stessa Direzione Investigativa Antimafia, che nelle sue ultime relazioni cita proprio le Marche e anche il caso specifico della povera Pamela a Macerata, come luoghi e fatti legati a questa potente e pericolosa nuova forma di criminalità.
La Leonardi ha ricordato che quella nigeriana è una delle mafie fra le più attive nel traffico di sostanze stupefacenti e nello sfruttamento della prostituzione, reati che spesso vedono alla loro base delitti altrettanto gravi come il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, la tratta di esseri umani e la riduzione in schiavitù: ricordo, prosegue la rappresentante del partito della Meloni, la denuncia e le indagini addirittura dell'FBI americano che ha sollevato il caso del traffico di organi umani legato alle attività della mafia nigeriana a Castelvolturno.
Riti tribali e vodoo sono apparsi ora anche nelle cronache locali, sappiamo che sono alcuni degli strumenti utilizzati per assoggettare col terrore queste persone, questa nuova agghiacciante scoperta sommata ad altri gravi fatti avvenuti sul nostro territorio sono segnali che anche nella nostra regione la politica deve porre la propria attenzione al fenomeno, combattendolo con tutti i mezzi.
Lo stillicidio quotidiano di arresti di trafficanti, pusher, corrieri, spacciatori e sequestri di sostanze come si afferma sugli organi di informazione, evidenzia come le Marche siano un terreno di conquista – prosegue Leonardi - per gli ingenti traffici di stupefacenti nei quali spesso vengono investititi proventi che derivano dallo sfruttamento della prostituzione.
Nel suo atto la Leonardi ha ricordato in Aula anche il caso del funerale di Emanuel Chidi Namdi, il profugo morto nella rissa di Fermo del 5 luglio 2016, nel quale sembra siano intervenuti membri della setta Black Axe, la medesima pericolosa setta citata dalla Direzione Investigativa Antimafia -  “questi soggetti erano perfettamente riconoscibili, afferma una informativa delle Forze dell'Ordine, perché tutti indossanti abiti dal colore rosso e nero al fine, verosimile, di rendergli manifestamente onore”.
La capogruppo di Fratelli d'Italia condivide il pensiero di diversi studiosi che affermano il fatto che per lungo tempo nelle Marche si è sottovalutato il fenomeno della presenza stabile e sempre più radicata delle organizzazioni di matrice mafiosa italiane e straniere: le Marche sono anche uno dei terreni privilegiati di reinvestimento speculativo dei proventi delle attività delittuose, specie nei settori delle infrastrutture, dell'edilizia, della grande distribuzione, della ristorazione e del turismo alberghiero.
Nella mozione della Leonardi, approvata all’unanimità dal Consiglio Regionale, si chiede alla Giunta Regionale di attivarsi presso il Governo Nazionale al fine di assumere iniziative urgenti, anche di normative specifiche, per potenziare le attività di indagine e contrasto efficace sul territorio marchigiano della mafia nigeriana. Al contempo si chiede un impegno da trasmettere al Governo Italiano al fine di specializzare le Procure Antimafia con uffici ad hoc per il contrasto della feroce e violenta mafia nigeriana.

Traffico di rifiuti: vanno ringraziati i Carabinieri di Montegranaro e la Polizia Municipale.


È notizia ormai diffusa, quella relativa al traffico di pneumatici e altri rifiuti pericolosi scoperto gestito da due Ghanesi che avevano base a Montegranaro. A smantellare il deposito e fermare il traffico illecito e pericoloso ci hanno pensato i Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico, ma credo sia giusto e doveroso riconoscere che il tutto nasce da un’indagine della Stazione dei Carabinieri di Montegranaro, al comando del Maresciallo Giancarlo Di RIsio. La stessa operazione è stata possibile grazie al supporto degli uomini di Di Risio e del corpo locale della Polizia Municipale. Diamo a Cesare quel che è di Cesare.
I Carabinieri di Montegranaro stanno, ormai da tempo, conducendo un’azione forte e incisiva contro la criminalità che, purtroppo, ha eletto domicilio nel piccolo paese del Fermano. È proprio grazie al lavoro di questi uomini che il traffico di stupefacenti viene contrastato con interventi sempre più frequenti e pesanti ma, come vediamo da questa ultima notizia, la lotta al crimine è a tutto campo. E i risultati arrivano, specie se, finalmente, i Carabinieri e la Polizia Municipale collaborano.
Montegranaro è un piccolo paese, sta subendo i contraccolpi di una pesantissima crisi economica e di settore, da cui consegue una sua evidente esposizione al rischio di diventare terra di nessuno e habitat ideale per delinquenti di ogni genere. Solo attraverso un controllo capillare del territorio si può arginare il fenomeno, unitamente a scelte politiche serie e lungimiranti e alla collaborazione della popolazione. Poi servono le leggi, ovviamente, e questo è forse il problema più grosso. Basti pensare che i due Ghanesi protagonisti del traffico di rifiuti, in galera molto probabilmente non ci andranno (sono stati denunciati) e non lasceranno certamente l’Italia. È in questo i Carabinieri, con tutta la buona volontà, non possono farci nulla.

Luca Craia


lunedì 10 giugno 2019

Mentre i Sindacati fanno politica e si occupano di immigrazione, in Italia si muore di lavoro.


Il lavoro, in Italia, non c’è. Ossia, ce n’è poco, e quel poco che c’è bisogna farselo bastare. Bisogna accontentarsi, farsi andare bene salari fa fame, altrimenti ci dicono che siamo sfaticati, condizioni di lavoro disumane, mancato rispetto delle più elementari norme di sicurezza. È tutto conseguente alla crisi economica che ci attanaglia e dalla quale non riusciamo a uscire fuori, ma anche di un mercato del lavoro che gioca al ribasso, forte dell’abbassamento dei costi di manodopera dovuto alla forte offerta da parte dei cosiddetti migranti. Si è avviata una spirale che porta in basso qualità, remunerazione e sicurezza. E oggi c’è stato l’ennesimo morto, ucciso dal proprio lavoro.
Da gennaio ad aprile 2019, secondo l’INAIL, i decessi sul lavoro sono stati 204, 14 in più rispetto al 2018, il 7,4% di aumento. Più di una vittima al giorno. E il dato è in aumento.
Ecco perché mi indigno quando vedo i sindacati che fanno politica, si occupano di fare polemica con Salvini o con Di Maio, fanno procalmi contro il Governo ma non un’azione seria e concreta per risolvere questa situazione. Sono tutti indaffarati a difendere i poveri migranti ma dimenticano i poveri operai italiani che, pure, con le tessere e le trattenute li mantengono. E non capiscono, o fanno finta di non capire, che è anche grazie a questo sistema malsano di immigrazione incontrollata, questo nuovo schiavismo benedetto dalle sinistre e persino dal Papa, che gli operai italiani (ma anche quelli stranieri che sono venuti a lavorare da noi) muoiono sul lavoro.
Non si può morire di lavoro nel 2019, in un Paese che si definisce civile, Non si può morire di lavoro in un Paese che ha un sistema sindacale storicamente forte. Ma succede. Succede perché i sindacati hanno smesso da troppo tempo di fare i sindacati. Un piantarello, due frasi di circostanza quando capita il fattaccio, magari una fiaccolata, e via a ragionar di quanto è fascista Salvini. Intanto la gente muore.

Luca Craia