giovedì 6 giugno 2019

Elena Leonardi (Fratelli d’Italia): “Lavoriamo tutti per istituire una Zona economica speciale per le zone del sisma.


Rilancio la proposta del collega Carloni: valorizziamo il lavoro del Tavolo unitario delle professioni economiche e giuridiche della Provincia di Macerata, che da tempo è impegnato nella redazione di una proposta di Zes”.

Comunicato intergale

“Raccolgo l’invito del collega Mirco Carloni, che ha presentato una mozione per impegnare la Regione a lavorare con il Governo per istituire una Zona economica speciale sulla zone terremotate delle Marche e dell’intero cratere, e rilancio – ha dichiarato il capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio regionale, Elena Leonardi –. Infatti la proposta della Zes è da tempo al vaglio del Tavolo unitario delle professioni economiche e giuridiche della Provincia di Macerata, condivisa con tutto il territorio terremotato, e a breve dovrebbe essere presentata alle istituzioni. Non c’è più tempo da perdere, né ulteriori energie: il terremoto non è questione partitica ma ne vale la sopravvivenza di tutto un intero territorio che oggi arranca e che necessita di strumenti di politica economica strutturali e adeguati all’intensità del danno economico e sociale del sisma. Giusta la proposta del collega Carloni, che invita la Regione a non sprecare quella che potrebbe essere l’opportunità per realizzare l’unica soluzione oggettiva per le economie dei territori terremotati. A maggior ragione, invito le istituzioni a prendere in considerazione seriamente e a valorizzare la proposta a cui sta lavorando il Tavolo unitario, poiché in primo luogo deriva dallo stesso territorio che oggi soffre, e che meglio di tutti conosce le reali problematiche e quali possono essere le soluzioni, e non in secondo luogo, perché è condivisa da tutti gli operatori che hanno fra l’altro il supporto autorevole di tutti gli ordini professionali, le associazioni di categoria e soprattutto delle Università del territorio, che hanno lavorato fattivamente alla redazione della proposta di Zona economica speciale. Auspico una unitarietà di intenti e di impegno da parte di tutti i colleghi del Consiglio regionale, della Giunta e del Presidente, anche in qualità di vicecommissario alla ricostruzione, e nella necessità di coordinamento con le altre Regioni, per portare al Governo una proposta unitaria, con l’unico fine che sta a cuore a tutti noi, il futuro del nostro territorio ferito dagli eventi sismici”.

Radio Radicale chiude senza finanziamenti pubblici. Dov’è lo scandalo?


Dimezza il finanziamento pubblico a Radio Radicale e Radio Radicale chiude. Spieghiamo cosa sta accadendo: Radio Radicale ha una convenzione con lo Stato italiano tramite la quale, a fronte della trasmissione delle sedute del Parlamento, percepisce attualmente 10.000.000 di Euro l’anno. Con il maxiemendamento alla finanziaria, il Governo andrà a ridurre l’appannaggio dell’emittente a 5.000.000. La metà. Inoltre, sempre a seguito del maxiemendamento, sparirà entro il 2020 anche l’introito aggiuntivo di 4.000.000 di Euro che lo Stato eroga alle emittenti private che svolgono servizio di diffusione di informazioni “su avvenimenti politici, religiosi, economici, sociali, sindacali o letterari per non meno di nove ore comprese tra le ore sette e le ore venti”, di cui Radio Radicale è l’unica realtà radiofonica italiana nazionale a godere.
La potenziale chiusura di Radio Radicale sta diventando, a sinistra, uno scandalo e un ennesimo motivo per attaccare il Governo. Effettivamente Radio Radicale svolge un ruolo importante nel campo dell’informazione politica. È anche vero, però, che si tratta di un soggetto non pubblico, etichettato politicamente e, proprio per questo, possibile diffusore di un’informazione “mediata” dalla propria ideologia o dal proprio tornaconto politico. Non esiste, infatti, alcuna garanzia di equidistanza nella scelta del palinsesto della radio. Quindi perché lo Stato dovrebbe spendere 14.000.000 di Euro l’anno per sovvenzionare un servizio svolto da un privato, quando ha tutti i mezzi per svolgere lo stesso servizio direttamente e con maggiori garanzie di obiettività? Perché il cittadino italiano dovrebbe pagare con le proprie tasse un mass media gestito da un partito e non dallo Stato stesso?
Il servizio svolto da Radio Radicale potrebbe essere gestito da uno dei canali Rai, coadiuvato dalle nuove potenzialità del web tra streaming e diffusione di video (vedi Youtube). Non sono in grado di dire se questo possa costituire un risparmio economico, ma almeno la gestione sarebbe diretta da parte dello Stato e non affidata a un partito politico preciso che, ovviamente, ha la sua idea e la difende anche nella diffusione delle informazioni. Radio Radicale è un soggetto privato e, come tutti i soggetti privati, deve riuscire a sopravvivere con i propri mezzi. A meno che non svolga un servizio insostituibile. Ma non è questo il caso.

Luca Craia


mercoledì 5 giugno 2019

Fermo: aiuti concreti alle famiglie. Abbattimento della TARI per redditi sotto i 19.000 Euro.


I comuni non possono molto per aiutare le famiglie in difficoltà a causa della persistente crisi economica che, specie nel nostro territorio, legato a doppio laccio all’economia calzaturiera che subisce forse più di altri comparti la situazione contingente, si trovano in difficoltà anche per il quotidiano vivere. A Fermo, piuttosto che elargire fondi limitati e sostanzialmente ininfluenti sui bilanci familiari, dai quali, per di più, come è noto, gli Italiani sono quasi totalmente esclusi, si è pensato, ormai dal 2016, di ridurre la pressione fiscale sulle imposte di pertinenza comunale.
Anche quest’anno, quindi, è stato pubblicato il bando tramite il quale i cittadini fermani potranno richiedere la riduzione della tassazione sugli immobili, la TARI, che a volte è piuttosto gravosa per chi possiede piccoli capitali immobiliari ma è in difficoltà economica. La riduzione è sostanziosa, del 33%, e spetta ai possessori di reddito ISEE familiare inferiore a 19.000 Euro. Si tratta pur sempre di un piccolo aiuto, ma che va a sostenere in maniera equa tutti coloro che ne hanno realmente bisogno, probabilmente in maniera più efficace dei consueti aiuti a pioggia, limitati a pochi nuclei familiari. Un’idea che, speriamo, potrebbe essere emulata dagli altri comuni del territorio. Per informazioni consultare questo link.

Luca Craia