martedì 18 settembre 2018

SANITA’. RICONFERMATI QUASI TUTTI I DIRETTORI DI AREA VASTA


Zaffiri (Lega nord): “Un premio all’insuccesso sul fronte del mancato abbattimento delle liste di attesa”

Comunicato integrale 

Tre riconferme su cinque sono un segnale. Un segnale che dovrebbe evidenziare il buon lavoro svolto nella sfida più grande che, da sempre, vede protagonista la Sanità marchigiana: la riduzione delle liste di attesa per lo svolgimento delle visite specialistiche.
“Nulla di più insensato nella riconferma dei direttori di Area Vasta” – rileva il capogruppo della Lega nord, Sandro Zaffiri – “Da che mondo è mondo, la squadra che non consegue risultati apprezzabili cambia allenatore. Non è questo il caso del presidente Ceriscioli che, attraverso il provvedimento di riconferma, ha, di fatto, premiato i direttori delle Aree Vaste di Ancona, Macerata e Fermo”.
“Una scelta – aggiunge Zaffiri – che ovviamente non ci soddisfa e che rappresenta l’ennesimo affronto nei confronti dei marchigiani in perenne lista di attesa di una Sanità migliore”.



Foto: Giornale Cittadino Press

Ussita, 10 ore senza corrente. In inverno così si muore.


Si è spenta domenica sera verso le 22, la luce nelle case, nelle stalle e in ogni altro luogo ancora vivo di Ussita, comune distrutto dal terremoto e oramai avviato verso una palese desertificazione pilotata di cui anche questo episodio è un elemento, se non provante, almeno fortemente indiziale. Si è spenta la luce, dicevamo, ma si è spento anche tutto il resto, e quando dico tutto il resto intendo proprio tutto il resto, perché nelle SAE ogni cosa funziona con l’elettricità. Questo è da tenere in considerazione perché anche i riscaldamenti sono elettrici.
La corrente è tornata il mattino dopo, verso le otto. Sono circa dieci ore di blackout totale e continuativo. Dieci ore che hanno creato forti disagi ai pochi residenti rimasti e alle aziende agricole superstiti. Dieci ore senza corrente, a settembre, sono un bel problema. Dieci ore senza corrente, in inverno, fanno i morti. Perché in inverno, a Ussita, le temperature sono rigidine e se, dentro una SAE, si spengono i riscaldamenti, si fa presto ad andare sotto zero dentro casa, e anche di molto. Così come si fa presto a far morire di freddo qualche capo di bestiame, quando si spegne un termoconvettore in una stalla e lo facciamo ripartire dieci ore dopo.
Il Comune di Ussita produce la propria corrente ma non la gestisce, almeno non più, La gestione è affidata a una ditta esterna, la ASSEM, che ha assorbito anche il personale che una volta lavorava per il Comune. Domenica c’era una persona reperibile ma abita lontano, perché non gli hanno dato la SAE, e quindi ci ha messo tempo per arrivare. Anche il Caposervizio non abita a Ussita. Del resto, a Ussita, sono rimasti davvero in pochi, ne hanno fatti rimanere davvero pochi. Il risultato di tutto questo, e anche di un guasto probabilmente difficile da riparare, è stato di avere una decina di ore di blackout che, nella brutta stagione, possono essere dieci ore di autentico inferno. E anche questo può servire ad abbattere le persone e far venir meno quella strana voglia di rimanere che questi cocciuti montanari hanno.

Luca Craia

Foto: Elettricista Fai Da Te

Segnaletica turistica a Montegranaro: l’emblema dell’idea (confusa) di turismo dell’Assessore.


Che Beverati, e con lui tutta la cricca che amministra il Paese, abbiano idee molto confuse sul turismo e su come svilupparlo, dopo oltre quattro anni di iniziative buttate là alla docogliocoglio, è acclarato. Del resto le idee confuse le hanno un po’ su tutto e stanno buttando milioni di Euro dalla finestra solo per crearsi un minimo di immagine da presentare alle prossime elezioni, tanto da nascondere l’infinita sequenza di magre figure, di nepotismi, di opacità politica e di antidemocraticità. A testimoniare, come se ce ne fosse bisogno, come se non bastassero le stupidaggini fatte fino a oggi e il risultato meno che nullo ottenuto, ci sono i cartelli turistici.
La cartellonista turistica montegranarese è una comica. Per carità, Beverati ce l’ha trovata e non ha la responsabilità degli obbrobri che ci sono scritti, ma in oltre quattro anni, dopo aver proclamato urbi et orbi che avrebbe fatto di Montegranaro un centro turistico importante, ci si aspettava che almeno avesse messo dei cartelli esatti. Invece eccoli là: i turisti cercano la chiesa del SS. Salvatore che non c’è più ma è indicata (in realtà ce ne sono rimasti alcuni resti, pochi anni fa ho ritrovato personalmente quella che dovrebbe essere stata la sacrestia, ancora tutta intera e murata dietro al teatrino); poi cercano la chiesa di San Liborio o quella di Santa Maria, aspettandosi di trovare chissà quale tempio romanico o, magari, barocco, neoclassico, un qualcosa che abbia un minimo valore storico se non artistico, e si trovano davanti due costruzioni moderne.
Invece San Serafino non è indicata, così come non è indicata SS.Filippo e Giacomo, e Sant’Ugo ha cartelli che mandano dappertutto meno che lì. Anche la targa posta davanti alla chiesa più antica del paese (e una delle più antiche di tutte le Marche) dice che è stata costruita nel XIII secolo, mentre minimo minimo è del IX. 
Se l’assessore avesse risparmiato qualche centinaio di Euro, certamente non di più, tra le varie iniziative inutili prese fino a oggi, e avesse investito nei cartelli, magari quei pochi turisti che arrivano a Montegranaro grazie agli sforzi di gente come i volontari di Arkeo e nonostante i bastoni tra le ruote che costantemente il Comune ci mette, magari avrebbero la ricerca delle nostre bellezze un po’ più agiata. E l’assessore farebbe una figura meno barbina, puntualmente rilevata dagli stessi turisti. Ma i cartelli non fanno notizia.

Luca Craia


Centro storico: integrazione e ghettizzazione. I dati della popolazione nel castello montegranarese.

Sono 730 gli abitanti del centro storico di Montegranaro, almeno secondo l’Anagrafe al 31/12/2017. Di questi, IL 27,81% sono stranieri, ossia 203 persone, di cui 148 provenienti dal Marocco. Questi i dati ufficiali, ma sappiamo bene che, oltre alle persone regolarmente iscritte all’anagrafe, ce ne sono tantissime che non lo sono, sia perché in residenza temporanea, sia perché clandestini. Il numero di queste persone è ovviamente impossibile da stimare, ma la cosa certa è che sono davvero tante, e l’impressione è che il loro numero possa eguagliare se non superare quello degli Italiani.
Il quartiere si sta evidentemente trasformando in un ghetto per stranieri, e questo è un problema serio che va affrontato seriamente. Se nei primi anni di immigrazione la convivenza è stata pacifica e collaborativa, col tempo la situazione è venuta via via deteriorandosi. Il motivo è semplice: i primi venuti erano motivati dalla ricerca del lavoro e dal desiderio di miglioramento delle proprie condizioni di vita. Con la crisi economica e la conseguente perdita di posti di lavoro, molte di queste persone se ne sono andate e sono state spesso sostituite da altre con situazioni diverse e, in alcuni casi, con vite al di fuori della legalità. Tutto questo ha ovviamente deteriorato i rapporti, creando situazioni tese che sono andate a creare problemi anche e soprattutto a quegli stranieri di prima ondata che avevano trovato un sistema di integrazione tutto sommato efficiente.
È logico, quindi, che ogni politica futura debba evitare di aggravare la ghettizzazione del quartiere. Il recupero urbanistico é basilare: il crollo dei valori immobiliari favorisce l'inserimento di persone in situazioni di disagio e a rischio criminalità.  Inoltre la presenza di numerosi alloggi popolari ancora da assegnare è fonte di preoccupazione perché, coi regolamenti attuali, essi saranno presumibilmente affidati a stranieri. Ecco quindi la necessità di mettere mano ai regolamenti.
È inoltre fondamentale instaurare forme di controllo per limitare l’incidenza della criminalità che, purtroppo, vede gli stranieri protagonisti. Per questo è auspicabile che si favorisca la nascita di una forma di controllo di vicinato che, comunque, deve essere pilotata e controllata a sua volta istituzionalmente. L’istituzione di una zona a traffico limitato per i residenti, con varchi controllati tramite telecamere, può favorire il processo. In ogni caso, servono un progetto complessivo e investimenti corposi, anche diluiti nel tempo.
Luca Craia