lunedì 11 giugno 2018

RIFORMA NAZIONALE SUI GIUDICI DI PACE ED ONORARI – SI SOSPENDA L'ATTUAZIONE DELLA RIFORMA ORLANDO.


ELENA LEONARDI (FRATELLI D'ITALIA): LA REGIONE INTERVENGA DOPO LA MOZIONE VOTATA IN CONSIGLIO REGIONALE

Comunicato integrale

Nuovo intervento sulla situazione della riforma complessiva della Magistratura di Pace ed Onoraria e sui Decreti attuativi del Governo che ne penalizzano l'attività. Dopo la votazione in Consiglio Regionale della mozione a firma Elena Leonardi di Fratelli d'Italia sulla richiesta di intervento per il riconoscimento ai magistrati onorari dei diritti maturati per funzioni svolte, la capogruppo regionale torna con forza sulla questione.
L'intervento della Leonardi è motivato dal fatto che da oltre 25 anni i Giudici di Pace, istituiti con legge n. 374/1991, i Vice procuratori Onorari ed i Giudici onorari di Tribunale mandano avanti la Giustizia Penale e Civile in Italia, gestendo oltre il 50% del contenzioso, in sede giudicante e requirente. Ora la cosiddetta Riforma Orlando, alquanto discutibile, spazzerebbe via questo sistema, difatti i decreti attuativi alla Riforma, preannunciati dal Governo, vanno in senso peggiorativo dello status e dell'attività della Magistratura di Pace ed Onoraria, non riconoscendo ai magistrati in servizio i quattro mandati quadriennali imposti dalla delega.
Mi appello al nuovo governo e alle forze politiche che lo sostengono, afferma la rappresentante del partito della Meloni, e chiedo di sospendere immediatamente l'attuazione di questa "riforma" e di sostituirla con delle norme che rispondano alle esigenze degli operatori della giustizia. Ai magistrati onorari, ricorda la Leonardi nella mozione approvata lo scorso 31 gennaio, quindi ben oltre quattro mesi fa, la riforma voluta dal Pd nega diritti, tutele, garanzie fondamentali, una retribuzione dignitosa, violando palesemente i principi fondamentali della Costituzione. La oramai indiscutibile professionalità dei magistrati onorari – continua Leonardi – rappresenta un utile strumento per smaltire rapidamente l'arretrato nei tribunali di tutta Italia, che ad oggi rappresenta un'insopportabile zavorra che impedisce di avere congrui tempi nella Giustizia.
La categoria di lavoratori in oggetto non solo vive nel precariato ma non gode neppure di diversi diritti fondamentali quali ad esempio la tutela previdenziale ed assicurativa, in caso di cure oncologiche, infortuni, malattie professionali, gravidanze ed allattamento. Auspico pertanto, conclude Leonardi,  un rapido intervento del nuovo Governo e del Ministro Bonafede per garantire i diritti fondamentali di questi lavoratori. 

Oddio un blocco navale! Salvini criminale! Come era il 1997? C’era Prodi? Ah…


Vi replico tutto intero un articolo di Repubblica datato 25 marzo 1997, quando i respingimenti in mare li faceva qualcun altro. Così, tanto per stimolare le memorie corte. Mi esimo dai commenti. Fate voi.

Luca Craia

BLOCCO NAVALE PER FERMARE GLI ALBANESI

BRINDISI - Gli albanesi sparano con un kalashnikov, la Marina risponde con un blocco navale: da ieri è scattata la linea dura. Non sono più profughi, ma immigrati non in regola. E quindi vanno respinti. Ma l' Italia non si limiterà a 'blindare' il canale d' Otranto; invierà anche cibo e medicinali in Albania, oltre a impegnarsi per la ricostruzione delle strutture statali. Ieri sera il presidente del Consiglio Romano Prodi e il premier albanese Bashkim Fino hanno trovato a Roma un accordo per un piano anti-esodo: pattugliamento e aiuti, appunto, con l' obiettivo finale "di ripristinare il funzionamento della vita civile, economica e politica del Paese fino alle libere elezioni politiche che dovranno presumibilmente avvenire nel prossimo mese di giugno", dice Prodi. Aggiunge Fino: "Noi siamo d' accordo che l' Italia pattugli tutto l' Adriatico per fermare questo esodo, perché i problemi albanesi devono risolverli gli albanesi stessi in Albania". L' intesa tra Roma e Tirana arriva dopo due ore di riunione a Palazzo Chigi, ma soprattutto dopo una giornata di tensione, iniziata con la prima sparatoria nel mare della disperazione. Sono le 11, il porto di Brindisi è blindato. "Ci hanno sparato addosso, ci hanno sparato addosso", ripete, correndo, il comandante della Capitaneria di porto, Giovanni Bisio. Il vecchio mercantile Haftetato, che un tempo era bianco e blu, è carico di 353 persone, molte donne con bambini. Da lì hanno sparato contro la Marina: colpi di kalashnikov sono stati esplosi proprio all' ingresso del porto, quando il peschereccio ha tentato d' entrare e una motovedetta ha cercato di convincerlo a tornare in Albania. I colpi sono andati a vuoto. L' arma non è stata trovata a bordo, ma quasi sicuramente è stata gettata in mare. Ritrovati, invece, un bossolo e due cartucce. Passano dieci minuti, i marò del battaglione San Marco si schierano. Sale la tensione. Un cordone circonda gli albanesi che vengono perquisiti. Il comandante del mercantile è portato in Questura. Gli immigrati restano nella stazione marittima dove finora sono arrivati quasi ottomila albanesi. In serata 100 verranno portati nell' ex caserma Carafa. "Da oggi si cambia", mormora il comandante della Capitaneria annunciando: "Abbiamo disposizioni rigide sul respingimento". Ancora pochi minuti, e arriva l' avallo ufficiale, o quasi, quando il sottosegretario agli Interni, Giannicola Sinisi spiega: "Il fenomeno è mutato di nuovo: sulle nostre coste non stanno arrivando più profughi, gente spaventata, ma uomini e donne che vengono da zone dove la rivolta non è neppure arrivata. Cercano una vita migliore, un lavoro più redditizio, sono, insomma, immigrati".
Ufficialmente le nuove disposizioni date alla Marina parlano di "opera di convincimento". In pratica, è un blocco navale. Le fregate Sagittario e Aviere e le corvette Driade e Urania hanno avanzato il loro fronte di manovra, quasi ai limiti delle acque territoriali albanesi: dovranno intercettare i pescherecci di immigrati e convincerli a rientrare in Albania. Senza usare la forza. L' operazione è riuscita col peschereccio Nikdei Cervo, 150 persone a bordo, accostato dalla Sagittario a 20 miglia da Otranto. Con i megafoni gli italiani hanno annunciato il rimpatrio immediato. Il peschereccio ha fatto dietrofront, nonostante un' avaria. La fregata italiana l' ha seguito sino a 3-4 miglia da Durazzo. Stesso trattamento per il mercantile Hasamarai. Riesce a 'bucare' il blocco, invece, la nave Kolemi, 300 a bordo: a tarda sera era segnalata a 10 miglia da Brindisi, scortata da un rimorchiatore e due motovedette.
Il blocco, però, non è una deroga alla legge del mare, cioè alla convenzione internazionale sulla ricerca e sul salvataggio marittimo, adottata ad Amburgo il 27 aprile del 1979. L' Italia vi ha aderito con la legge del 3 aprile 1989 e con un successivo regolamento. La convenzione di Amburgo impegna i governi ad adottare "ogni provvedimento" legislativo o altro provvedimento appropriato, necessari a dare pieno effetto alla convenzione sul soccorso marittimo che il decreto di adesione dell' Italia indica in "tutte le attività finalizzate alla ricerca e al salvataggio della vita umana in mare". Non sarà facile per la Marina Militare coniugare i princìpi umanitari con la nuova linea dura adottata dal Governo. E una linea dura è stata scelta anche dalla Procura della Repubblica di Brindisi: arresto immediato per comandanti ed equipaggi albanesi. "Superata la prima fase dell' esodo - spiega il procuratore Bruno Giordano - che presumibilmente è stato volontario, ora pare che il discorso sia cambiato. La seconda fase dell' esodo, la più massiccia, pare venga organizzata e gestita dalla malavita locale albanese che praticamente ha assunto il monopolio del trasporto dei profughi, soprattutto da Valona e da Durazzo". Il procuratore Giordano aggiunge: "Si sale su un peschereccio o su un natante qualsiasi solo pagando il pedaggio, tant' è che, secondo alcune testimonianze da noi raccolte, ci sono personaggi nelle zone di imbarco che consentono di salire a bordo solo se paghi, lasciando a terra chi, pur volendo fuggire dall' Albania, non ha i soldi per pagare questa potente organizzazione di traghettatori". Per questo motivo la Procura di Brindisi ha "motivo di ritenere - conclude Giordano - che i componenti gli equipaggi dei mezzi navali, siano conniventi a pieno titolo con questi sfruttatori". Organizzazioni che, secondo il questore Antonio Ruggiero "fanno uso di armi o di altri metodi cruenti per intimidire i clandestini e indurli all' omertà".

(da La Repubblica del 25 marzo 1997)