mercoledì 15 marzo 2017

Ancona accentratrice: la CCIAA chiede la camera di commercio unica regionale. Bora è d’accordo.



Secondo la Camera di Commercio di Ancona l’ipotesi della camera regionale unica è la soluzione organizzativa più adatta alle Marche. Lo ha ribadito il Consiglio Camerale anconetano riunito allo scopo di contrastare la spinta proveniente dal sud delle Marche verso la creazione di almeno due realtà territoriali. Alla seduta del Consiglio era presente l’assessore regionale alle attività produttive, Manuela Bora. Secondo la Bora l’ipotesi di accorpamento delle cinque realtà attualmente in essere costituirebbe “una best practice nazionale e progetto pilota molto interessante”.
Prescindendo dalla posizione della Camera di Commercio del capoluogo regionale che, ovviamente, tira l’acqua al proprio mulino, è stupefacente l’atteggiamento dell’assessore Bora che dimostra in questo modo quanto poco conosca il tessuto economico della Regione che amministra. La Bora sembra ignorare le peculiarità specifiche territoriali delle Marche e il ruolo che le camere di commercio locali riescono a svolgere, ruolo che, accentrando il servizio, per quanto ci sia la volontà di mantenere dei presidi territoriali, non potrà in alcun modo essere svolto con la stessa efficacia. Tutto questo inserito in un contesto di profonda crisi economica è assolutamente distruttivo e autolesionista e non si capisce quali interessi si stiano tutelando.
                                      
Luca Craia

712 pronti a investire in Val Vibrata. Ecco perché è importante l’area di crisi.



Invitalia, l’agenzia nazionale per l’attrazione di investimenti, aveva aperto una call di manifestazione di interesse per investire nell’area di crisi complessa Val Vibrata-Valle del Tronto-Piceno. La call si è appena chiusa e ha registrato bel 712 manifestazioni di interesse, di cui 412 provenienti dalle Marche e 344 dall’Abruzzo. Ovviamente non tutte le manifestazioni si tradurranno in investimento, ma è un buon segnale che può portare alla creazione di nuovi posti di lavoro e all’innesco nel comparto industriale dell’area interessata di nuove forze e nuovi capitali.
Ecco perché sarebbe stato importante inserire anche il Fermano tra le aree di crisi complessa. Il territorio fermano, storicamente ricco e produttivo, sta attraversando una crisi epocale che ne sta falcidiando le imprese, con la conseguente perdita di posti di lavoro e l’impoverimento del tessuto sociale. La Regione Marche, nonostante ciò, ha ritenuto di non inserire il Fermano tra le aree di crisi, preferendo altre zone. Come i dati dimostrano, l’inserimento nelle aree di crisi può portare a nuovi investimenti che nella nostra zona sarebbero più che necessari.
L’assessore regionale al bilancio, il Montegiorgese Fabrizio Cesetti, ex Presidente della Provincia di Fermo, ha spiegato, a Montegranaro, nel corso dell’ultimo Consiglio Comunale aperto sulla crisi, che saranno destinati fondi al territorio fermano nonostante esso non risulti essere un’area di crisi complessa. Tali fondi saranno parte di quelli derivanti dalla ricostruzione post-sismica. A parte che sottrarre fondi alla ricostruzione mi pare concettualmente e moralmente sbagliato, credo che se si fosse inserito direttamente il Fermano tra le aree di crisi complessa non ci sarebbe bisogno di discutere di fondi perché probabilmente arriverebbero direttamente gli investimenti privati.
                                      
Luca Craia

Largo Conti: ecco il progetto defintivo


Ubaldi, la Strappa e il rapporto conflittuale con la matematica. Ma i contributi a chi vanno?



Non sono mai stato una cima in matematica, addirittura in terza liceo ho dovuto riparare a settembre, però due conti a mente ancora riesco a farli. Vediamo: se ho 12.600 € e 43 famiglie a cui distribuirli equamente, quanti soldi prenderà ogni famiglia? A casa mia ne prenderebbe 293.02 €. Secondo l’assessore ai servizi sociali ne prenderà 300. Forse allora abbiamo 42 famiglie e non 43. Comunque, quello che è certo è che abbiamo un problema con la matematica. Eppure l’assessore l’ha insegnata fino alla pensione e, al suo fianco mentre faceva queste dichiarazioni c’era anche l’assessore al bilancio Ubaldi che, se fa i conti con questo sistema, siamo messi bene.
Ovviamente sto scherzando, così, per il gusto del celio. Dove c’è poco da scherzare è sul fatto che si ritiene, a quanto pare, che dando 300 € a una famiglia in difficoltà economica si fa una grande cosa. E si ritiene anche che, aiutando 42 famiglie (43 col conto sbagliato) si possa sostenere in qualche modo società ed economia. Credo che si abbiano idee davvero poco chiare su quali siano i problemi delle famiglie in difficoltà e credo che dovrebbero essere ben altre le soluzioni da adottare per sostenere chi ha bisogno. Insomma, si poteva spendere questa piccola somma in maniera più efficace e proficua.
Capitolo a parte è occupato dai criteri di destinazione di questi aiuti, cosa ancora non specificata. A chi andranno? Se il sistema è il solito, ossia il reddito ISEE, credo che andranno ai soliti destinatari, quelli che prendono case popolari e altri sussidi a pioggia, alimentando quel senso di ingiustizia che tanti danni sta facendo alla nostra società.
                                      
Luca Craia

Viale Gramsci: ecco il progetto definitivo.