venerdì 24 febbraio 2017

Vincenzo Correnti: il mio Henghel per la musica di Camerino



Gli eventi sismici recenti, in particolare quello del 26 ottobre scorso, hanno seriamente danneggiato la città di Camerino. Tra i tanti edifici lesionati e inutilizzabili c’è il Palazzo della Musica, dove hanno sede l’Istituto Biondi e la Banda Città di Camerino. Ne è conseguita la cancellazione di tutti gli impegni assunti dalle due realtà culturali, un danno immenso, soprattutto per la missione di promuovere la cultura musicale che si erano dati i venti docenti e i sessanta componenti l’orchestra di fiati, compresa la sospensione delle lezioni per i centosessantadue iscritti ai corsi.
L’Associazione “Adesso Musica”, che promuove l’Istituto Musicale e la Banda, non intende accettare supinamente la fine di tutti i progetti e i sogni che negli anni si stavano concretizzando. Per questo ha istituito una raccolta fondi con i quali finanziare la costruzione di una nuova scuola di musica e riprendere quanto prima le attività. La struttura sorgerà su un terreno messo a disposizione dal Comune di Camerino, ma occorre l’aiuto di tutti perché il progetto si realizzi.
Oltre a fare delle donazioni tramite l’Iban IT71Q 08456 68830 000020155054, sarà possibile sostenere l’iniziativa anche divertendosi, partecipando agli spettacoli che il maestro Vincenzo Correnti sta promuovendo sul territorio. Correnti porta uno spettacolo intitolato “Il mio Henghel”, incentrato sulle musiche del grande clarinettista Henghel Gualdi, splendido interprete e autore jazz in cui si apprezzano le notevoli contaminazioni con la musica tradizionale italiana ed emiliana, proponendo i grandi cavalli di battaglia e i pezzi che lo stesso Correnti, allora giovane allievo, scrisse a quattro mani con il maestro.
I prossimi appuntamenti con “Il mio Henghel” sono per sabato 18 marzo al teatro comunale di Petriolo e venerdì 28 aprile presso il teatro Palazzo Campana di Osimo. Occasioni da non perdere per ascoltare la buona musica di Gualdi interpretata dal meraviglioso clarino di Vincenzo Correnti, con la possibilità di contribuire all’iniziativa per ridare vita alla musica di Camerino.
                                      
Luca Craia

Hotel House: scatta il ricatto



L’Hotel House di Porto Recanati non dovrebbe esistere. Rappresenta l’esempio di come non si fa integrazione, di come non si gestisce l’immigrazione, di come si generano situazioni irreversibili e irrisolvibili. Una città in verticale, un ghetto con l’ascensore, un luogo infido e pericoloso anche per gli stessi residenti che, però, sono i primi a non voler risolvere, a non fare nulla per cambiare le cose. Non sono tutti delinquenti all’Hotel House, ma ce ne sono tanti e comandano loro. E quelli che delinquenti non sono non si ribellano. Ma sono pronti a ribellarsi alle autorità italiane, anche per presunti diritti che non hanno.
Minacciano la rivolta, i residenti dell’Hotel House. Domani mattina alle 10 pare che vogliano bloccare la Statele 16, a meno che non vengano accolte le loro richieste. Ma, siccome le loro richieste non sono accoglibili, è probabile che la protesta ci sarà. Le ragioni sono assurde: non funzionano gli ascensori e i residenti pretendono che ci pensi l’autorità italiana. Non hanno il bilancio approvato (e come potrebbero) e vorrebbero una deroga per poter agire anche in assenza di approvazione del bilancio. La richiesta non è ricevibile perché una deroga in questo caso creerebbe una giurisprudenza caotica applicabile in ogni condominio d’Italia. L’unica strada è che approvino il bilancio e tirino fuori i soldi per la manutenzione dell’edificio. Ti pare?
Non se ne esce, almeno aspettandosi comportamenti leciti da parte dei residenti e rigidi da parte delle autorità. Ma qualcuno sa bene come funzionano le cose in Italia e forza la mano. Il ricatto della manifestazione, che non dovrebbe e non potrebbe essere approvata in quanto non sussistono motivi reali per manifestare, potrebbe anche funzionare. E si creerebbe un precedente pericolosissimo. La situazione, dicevamo, è irrisolvibile e se passa il concetto che basti occupare la statale per ottenere cose inottenibili, la situazione diventerebbe ingestibile, una bomba a intermittenza pronta a esplodere ogni volta ci sia una richiesta da parte dei residenti nel palazzone.
Eppure basterebbe applicare la legge. E chi la viola dovrebbe subirne le conseguenze.
                                      
Luca Craia

giovedì 23 febbraio 2017

Ceriscioli si giustifica da solo. Ma i fatti parlano più di Errani.



 ''Le frasi di Vasco Errani pubblicate questa mattina si riferiscono ad una riunione con tutti i sindaci delle comunità colpite dal sisma. Durante un confronto possono anche esserci momenti di tensione, motivati non dal desiderio di alimentare lo scontro ma dalla voglia di fare sempre meglio e sempre velocemente, ma certamente non ci distolgono dal continuare a lavorare insieme per il bene delle nostra gente. Non abbiamo bisogno di polemiche e strumentalizzazioni''. Lo dice Luca Ceriscioli, il Presidente della Regione Marche, in una dichiarazione rilasciata poco fa, riferendosi alla frase attribuita al Commissario per la ricostruzione, Vasco Errani.
In realtà lo stesso Errani smentisce di aver detto frasi estremamente critiche sulla gestione del post-terremoto e della ricostruzione, anche se la smentita risulta poco credibile in quanto ci sono le registrazioni. In ogni caso, smentita o no, frasi pronunciate o meno, è la realtà dei fatti che parla molto più di una frase di Errani che, anche avesse pronunciato quelle parole, non avrebbe fatto altro che confermare quello che tutti vediamo.
Il punto è proprio questo: è del tutto accademico disquisire su quanto possa aver detto o non detto Errani. Occorre invece che vi sia una netta presa di coscienza da parte del Commissario e dei responsabili della ricostruzioni, nel caso delle Marche dello stesso Presidente Ceriscioli, che fino a questo momento si è sbagliato tutto o quasi e che da oltre sei mesi non si sono fatti progressi apprezzabili. Se invece si fa il giochino, ormai trito e noto, dell’accusarsi vicendevolmente per poi discolparsi in modo tale da evitare di attribuire o attribuirsi responsabilità, non si fa altro che proseguire su una strada che non sta portando a nulla, con città ancora ingombre di macerie, sfollati che non sanno che fine debbano fare e un’intera area geografica che avanza inesorabilmente verso la desertificazione.
                                      
Luca Craia