martedì 7 febbraio 2017

E se venissero Le Iene a Montegranaro?



Che differenza c’è tra Ascoli e Montegranaro? Un sacco di differenza, ma sul piano dell’azione volta a rendere sicure le scuole, poco o niente. La differenza, forse, sta nel fatto che Castelli ha speso i soldi nello stadio, come dicono le Iene che lo sono andate a trovare con un blitz in conferenza stampa, mentre la Mancini i soldi li spende dietro le mura. Sfumature, perché la sostanza è la stessa: le scuole non sono sicure e il Comune, a parte qualche uscita estemporanea sulla stampa, se ne straciccia. Solo che ad Ascoli è nato un comitato di genitori preoccupati per la sicurezza dei figli, comitato attivo che ha addirittura fatto venire Le Iene. A Montegranaro no.
                                      
Luca Craia
                                                                                                                                                                                       

Caro Giacomo, fuori luogo sei tu. Per collaborare bisogna essere almeno in due.

Non posso che essere sbigottito dalla feroce risposta dell’assessore al centro storico Giacomo Beverati che, ancora una volta, si dimostra allergico alla critica, per quanto costruttiva, come del resto tutti i suoi colleghi di giunta. Fortunatamente per me stavolta sembra prendersela più con Andrea Franceschetti e la risposta alle accuse personali (e anche un po’ di basso livello) a lui rivolte non spetta certo a me, anche perché Andrea sa benissimo difendersi da solo. Ma il tono generale e le motivazioni addotte a giustificare l’inoperosità denunciata da tutte e tre le associazioni unite per il centro storico di Montegranaro è irricevibile, come è irricevibile l’accusa, gratuita e infondata, di uso strumentale e politico delle associazioni.
Beverati è assessore al centro storico da quasi tre anni. Se è vero come è vero che i procedimenti amministrativi sono lenti, è anche vero che la sua attività politica in quanto a centro storico è riuscita a essere ancora più lenta, producendo un nulla assoluto in oltre metà del mandato, un nulla che fa poco sperare per il futuro. Beverati promette ancora interventi, ma è una canzone che, purtroppo, abbiamo imparato ormai a memoria e non ci va più di fare il coretto. Sono i fatti a parlare e parlano di una programmazione nulla e un investimento inesistente per il centro storico. Il resto sono chiacchiere in politichese.
Se avesse davvero voluto una collaborazione, Beverati avrebbe dovuto contattare le tre associazioni e cercare di incontrarle immediatamente dopo la prima conferenza stampa, invece di limitarsi a emettere il solito comunicato stampa rivelatosi ancora una volta privo di concretezza e verità. Per collaborare bisogna che lo si faccia almeno in due, e da parte dell’amministrazione non ho visto alcun tentativo di allacciare un dialogo.
Che il terremoto abbia aggravato la situazione lo sappiamo benissimo, è proprio quello per il quale abbiamo espresso preoccupazione. E la preoccupazione è aumentata dalla constatazione del fatto che, nonostante il terremoto, ancora non si registra alcun movimento da parte dell’assessorato di Beverati. È vero, ci sono le solite promesse, il solito faremo, il solito lasciateci amministrare. Ma se un procedimento amministrativo lento, come dice Beverati, non inizia mai, quando mai ne vedremo i risultati? Per San Serafino non c’è ancora nemmeno un abbozzo di progetto, per il Municipio per ora solo chiacchiere, così come per la piazza. Per il resto del centro storico non c’è neanche l’idea di fare qualcosa. E mentre altri comuni della zona hanno preso cospicui finanziamenti per il recupero dei castelli, il nostro si è limitato a “vendere” una casa a 1 Euro, con un cantiere peraltro fermo da mesi.
Beverati deve stare tranquillo, lo abbiamo ribadito anche in conferenza stampa: non vogliamo la sua testa, vogliamo che si metta a lavorare, che smetta con le promesse vane, con il fumo sugli occhi e, se vuole davvero collaborare, venga da noi e lo faccia, lo aspetteremo a braccia aperte. Ma le accuse no, quelle non le accetto, perché semmai si è fatto il contrario, ossia l’uso politico del patrimonio culturale. Chi lavora quotidianamente per il paese, con sacrificio e dedizione, come i membri delle nostre tre associazioni, non può accettare di essere accusato di non fare gli interessi di Montegranaro da chi, avendone il potere e la qualifica, in tre anni non ha mosso un dito.
Beverati, cambia tono e diventa collaborativo. Poi ne riparliamo.
                                      
Luca Craia

L’irresponsabilità di aprire San Serafino dopo il terremoto. Tardi la riapertura.



Apprendiamo oggi dal Corriere Adriatico che l’Amministrazione Comunale di Montegranaro avrebbe miracolosamente ritrovato dentro qualche cassetto un vecchio progetto, addirittura dei primi anni 2000, per la ristrutturazione di San Serafino. Come abbiamo più volte raccontato su queste pagine, il progetto esisteva ed era noto, e si sapeva anche che non fu realizzato nella su interezza tanto che, ora se ne sono accorti pure loro, la sacrestia dietro il presbiterio era puntellata dalla fine degli anni ’90. Quindi che la chiesa di San Serafino non fosse sicura al 100% era cosa nota, anche se la dicevo solo io.
Dopo le scosse di questa estate si evidenziarono immediatamente delle filature importanti sulla volta e sulle pareti perimetrali, ma la chiesa fu tenuta aperta dopo un frettoloso sopralluogo da parte di tecnici comunali e, in base a questo sopralluogo, don Sandro, da me consultato, si disse tranquillo per celebrare normalmente nella chiesa. Solo dopo la scossa del 30 ottobre, quando caddero sui fedeli frammenti di intonaco, si decise di chiudere il tempio. Insomma, ci volle la prova provata che il pericolo c’era per indurre i responsabili a prendere una decisione di responsabilità.
Se oggi si parla di un intervento milionario per poter riaprire la chiesa significa che il danno c’era da prima della scossa del 30 ottobre, sia perché non è pensabile che il danno si sia manifestato solo dopo quest’ultima, sia perché, parlando di un progetto vecchio di una ventina d’anni, si dimostra che la sicurezza non c’era già da prima del terremoto, figuriamoci dopo la scossa di agosto. Quindi tenere aperta la chiesa già dal primo sisma è stato un atto di grave irresponsabilità, che ha fatto correre ai fedeli un rischio immotivato.
Ultima amara considerazione: vista l’entità del danno, che comunque rimane ipotetico visto che una perizia dettagliata ancora non è stata fatta, magari in attesa di qualche nuova scossa che peggiori la situazione, e viste le disponibilità economiche e le priorità che l’Amministrazione Comunale si sta dando, temo che i Montegranaresi rientreranno in San Serafino tra molto tempo.
                                      
Luca Craia