sabato 7 gennaio 2017

Il terremoto, c'è Stato? - di Silvia Sorana



Pubblico questa amara e giustamente rabbiosa riflessione di Silvia Sorana (che ringrazio per avermelo concesso), donna dei Sibillini che interpreta secondo me in maniera estremamente empatica un sentimento largamente diffuso nelle popolazioni colpite dal terremoto. Buona lettura.

Abbiamo aspettato il risultato del referendum. Abbiamo aspettato il Natale. Abbiamo aspettato il Capodanno. Abbiamo aspettato l'Epifania. Ora vogliamo delle risposte. Ma non le vogliamo dai nostri Sindaci, che si adoperano come possono per sopperire al meglio alle esigenze della popolazione.
Le risposte le vogliamo da chi dovrà immaginare la riconversione di un intero territorio. Che ci dovrà spiegare quali sono le strategie previste dal Governo per garantire un reddito alle famiglie che ora sono sfollate sulla costa. E di certo la risposta che ci rassicura non è rappresentata dal "villaggio" temporaneo delle casette di legno. Perché solo se ingenui o in mala fede possono raccontarci che una volta trovata la soluzione abitativa il problema della sostenibilità economica si risolverà. Che se verranno riaperte delle attività commerciali nelle casette anche l'economia della montagna sarà salva.
L'economia dei nostri territori è una economia che si basa sul turismo e sui servizi che al turismo sono collegati. Ora che un'intera area non c'è più con la sua bellezza e la sua forza di attrazione, di che cosa vivrà la montagna marchigiana?
Se la regione Umbria sta fornendo tutto il sostegno possibile ad una cittadina come Norcia, lo stesso non sta avvenendo per il territorio montano marchigiano. Da sempre la montagna non è stata considerata area strategica per le politiche di sviluppo regionale e fino a questo momento eravamo sopravvissuti grazie alla nostra forza e al nostro spirito di iniziativa.
Ma ora non è più possibile fare da soli e fra un po' non avremo nemmeno più la forza di gridare le nostre necessità, il nostro bisogno di sostegno da parte dello Stato. E cadremo nel dimenticatoio, nella frustrazione come a tanti altri è successo prima di noi. E saremo sempre più distanti, gli uni dagli altri. Non saremo né più fortunati, ma nemmeno più sprovveduti. E ancora per un po' dovrete trovare delle risposte da darci.
Siamo gente colta e consapevole dei nostri diritti. E i diritti non si elemosinano. Si esigono! E l'ora delle risposte univoche e chiare è giunta!

Silvia Sorana

Il disastro dei servizi sociali a Montegranaro - parla Anna Lina Zincarini



Pubblico integralmente il comunicato stampa di Anna Lina Zincarini, consegnato alla stampa ieri. La Zincarini, attualmente Consigliere Comunale di minoranza nel gruppo Viviamo Montegranaro, è stata assessore ai servizi sociali durante l’Amministrazione Gismondi ed è da sempre molto impegnata nel sociale, partendo proprio dalla Croce Gialla di cui è un pilastro. Diciamo quindi che possiamo darle sufficiente credito, anche perché quanto contenuto nel comunicato è facilmente riscontrabile. Buona lettura.

A Montegranaro una serie di servizi prestati al cittadino sono sempre più a rischio, il tutto con la complicità dell’Amministrazione Comunale che inerme sta accettando tale processo. Più in particolare, per alcuni di essi, vi è da parte della nostra Amministrazione Comunale, la volontà di volerli prestare direttamente, piuttosto che reclamarli a gran forza dalla pubblica sanità. Nel caso della POTES, Sindaco e maggioranza hanno avuto un ruolo passivo al punto che l’interesse della città è stato bellamente trascurato in nome di non meglio precisati voleri del consiglio regionale, che di fatto ha dettato legge nella vicenda del suo trasferimento a Sant’Elpidio a Mare; ricordiamo infatti che la POTES è stata svenduta senza colpo ferire, e senza che nessun amministratore facesse granché per la sua conservazione, al punto che in un batter d’occhio Sant'Elpidio a Mare ha avuto il servizio, seppur ridimensionato, da medicalizzata in infermieristica in H 12. Senza parlare poi del servizio di portineria del presidio di Montegranaro; da vari mesi, con il pensionamento della figura che in precedenza si occupava del servizio, la città non ha più nessuno che si occupa della portineria e del centralino visto che in Area Vasta nessuno si è attivato per la sostituzione. Basta andare a tutte le ore del giorno per vedere il via vai di persone e capire come un servizio del genere sia necessario, per orientare le persone, per facilitare il ritiro dei referti, per rispondere al telefono e quant'altro. Il colpo di genio degli amministratori comunali è stato quello di poter credere che una siffatta figura potesse essere sostituita con un paio di “borse lavoro”, senza capire che un lavoro delicato come quello del portiere/centralinista, che deve occuparsi di restituire i referti, di gestire le chiavi, di dare informazioni precise sui servizi del presidio, di smistare la posta e incombenze simili, non può essere gestito da due persone che, seppur formate, svolgono una attività assimilabile a quella di volontariato. Senza nulla togliere alle persone che svolgeranno questi compiti, sicuramente al meglio delle loro capacità e con diligenza, siamo sicuri che l'Amministrazione abbia fatto la scelta giusta? Non è forse giunta l’ora che i nostri Amministratori inizino a battere i pugni sul tavolo onde evitare che la struttura venga ancor più spogliata? Non è giunta l’ora che si facciano sentire nelle sedi competenti per conservare quei pochi servizi che ancora ci sono rimasti prima che, placidamente, l’intero presidio venga smontato per portarlo da qualche altra parte? Altra nota dolente è la situazione delle Borse Lavoro per le quali, dal 30 Giugno, cambiando il nome con" Tirocinio Formativo", cambierà anche l'incentivo che passerà a € 180.00 mensili : posto che tale risibile importo, per un lavoratore serio e scrupoloso, non possa costituire la remunerazione per un’attività, sarebbe opportuno che l’Ente facesse sapere che – mettendoci dell’altro – innalzerà tale mortificante somma in maniera che non venga calpestata la dignità di nessuno.
Anche lo stesso Fondo Anticrisi, che da 8.000 € è stato innalzato a 12.000€ annue, in condizioni economiche alquanto precarie, non è assolutamente sufficiente ad alleviare, seppur in minima parte le tante e troppe sofferenze di alcune famiglie della città , visto che mediamente per ogni singola domanda verranno elargite non più di € 300.00. L’esiguità della somma fa il paio con il particolare sistema con cui l’aiuto è congegnato visto che esso non giunge nelle mani dei bisognosi ma va a compensare eventuali richieste tributarie del Comune rimaste inevase : la somma infatti, qualora vi fossero dei tributi da onorare nei confronti dell’Ente, non verrebbe consegnata alla famiglia ma verrebbe compensata con la pretesa tributaria senza che nulla pervenga al cittadino : oltre il danno, anche la beffa. Infine mi preme chiudere condividendo con l'Assessore Strappa la soddisfazione per la riuscita del progetto" L a rosa Blu" curato dall'Anfass in collaborazione con Philosofarte, progetto rivolto a ragazzi con disabilità dal quale gli stessi possono trarre dei grossi vantaggi acquisendo più autonomia ed autostima.

Anna Lina Zincarini

Montegranaro e la paura di esporsi



Uso Facebook da diversi anni e mi picco di capire qualcosa dei suoi meccanismi. Per esempio so che, se apri un gruppo in cui si raccontano barzellette, tanto per semplificare, in una settimana hai già qualche centinaio di iscritti. Così ho voluto fare un esperimento e ho aperto un gruppo chiamato Montegranaro, la piazza. L’ho aperto perché a Montegranaro, al contrario di tanti altri centri della nostra zona, non esiste una vera e propria pagina social. Ci sono gruppi che si chiamano social ma in cui si fa promozione quasi esclusiva per giornali online e c’è L’Ape Ronza, che non è una pagina social perché ci posso scrivere solo io anche se la funzione, in parte, la svolge in quanto raccoglie segnalazioni e le pubblica in forma anonima.
È un’anomalia, quella montegranarese, perché nei gruppi social la gente segnala, informa, discute mettendoci la propria faccia e assumendosi la responsabilità diretta di quello che pubblica e, non esistendo a Montegranaro tale possibilità, ho voluto vedere cosa capitava a crearne uno da noi. Il risultato è stato che, in una settimana, ci sono state 35 iscrizioni. Sono pochissime. È vero che non ho iscritto nessuno ma ho solo invitato, tramite i miei canali, la gente a farlo spontaneamente. Se avessi io iscritto i miei contatti il gruppo sarebbe ben più nutrito, ma la cosa sarebbe stata falsata. Così ho semplicemente informato dell’esistenza del gruppo e atteso le iscrizioni. Il risultato è stato esattamente quello che mi aspettavo.
Eppure non si può dire che non ci sia nulla da segnalare. Ricevo segnalazioni in quantità e ogni giorno, ma la gente di Montegranaro preferisce che le pubblichi sul blog e sulla pagina Facebook de L’Ape  in forma anonima piuttosto che farlo direttamente. La possibilità di farlo in un gruppo pubblico non ha riscosso alcun successo. Come mai?
Io un’idea ce l’avrei e, infatti, come dicevo prima, mi aspettavo questo risultato. Credo che, prima di tutto, a Montegranaro non esista uno spirito comunitario. Questo elimina lo stimolo a fare, quello stimolo che, per esempio, a Civitanova Marche fa partecipare tantissimo alle discussioni della pagina social locale. A Montegranaro, non sentendoci mai “paese” se non quando c’è da fare il tifo per qualche impresa sportiva, non avendo un vero e proprio amore di campanile, la gente non vede perché mettere il proprio impegno per la soluzione di un problema. Se c’è qualcun altro che lo fa, facciamo fare a lui.
Poi c’è il clima avvelenato di questi ultimi anni. A Montegranaro è pericoloso esporsi. Chi ha un’attività teme ripercussioni e lo fa a ragione, visti diversi casi in cui persone che si sono esposte hanno subito conseguenze professionali. Ma anche chi non ha un’attività teme di incrinare i rapporti, di venire additato, di finire nella lista dei cattivi. C’è un modo spettacolare per tenere questo clima intimidatorio vivo, è fatto di piccole minacce, di attacchi verbali, di minime ripercussioni sociali. È fatto di chiacchiere, di pressioni, di abilità nel mettere le persone l’una contro l’altra. Di fronte a tutto questo il cittadino preferisce non esporsi, e non gli si può dare torto.
Poi ci saranno mille altri motivi per spiegare l’insuccesso o, meglio, il risultato negativo del mio esperimento. Ci sarà il mio essere forse antipatico, ci sarà la pigrizia, ci saranno le feste che hanno creato un clima disteso che qualcuno non voleva guastare pubblicando foto di immondizia abbandonata o di buche per le strade. Fatto sta che questo è il risultato. Ragioniamoci perché, secondo me, c’è da ragionarci.

Luca Craia