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venerdì 9 dicembre 2016

Epicentro a Monte San Giusto. Che rischi corriamo?



Il professor Emanuele Tondi

Non ho mai avuto la pretesa di interpretare dati sul terremoto in maniera scientifica. Per quello ci sono i tecnici, geologi e sismologi, che possono dare delle indicazioni per quanto queste possano essere precise, tenendo conto che il terremoto è di per sé un evento ancora imprevedibile le cui dinamiche sono tutt’ora oggetto di studio. Ciò premesso, onde fugare i soliti spiriti polemici che ogni volta si parla di terremoto vorrebbero crocifiggere qualcuno, magari come metodo personale di esorcizzare le paure, vorrei dare rilevanza alla spiegazione data dal professor Emanuele Tondi, dell’Università di Camerino, circa quanto accaduto ieri nell’area tra Monte San Giusto e Montegranaro.
Ricordiamo che ieri, sul sito dell’INGV, era apparsa la notizia di un movimento sismico alle 13,34, con magnitudo 2.8 ed epicentro individuato a 2 chilometri da Monte San Giusto e a 3 chilometri da Montegranaro, con una profondità piuttosto elevata, oltre venti chilometri. La notizia è parsa subito piuttosto allarmante, nonostante la debolezza del sisma e la sua profondità che ha fatto sì che fosse percepito molto blandamente. Io stesso mi sono preoccupato anche in funzione del fatto che a Montegranaro abbiamo numerosi edifici pubblici ad alto rischio sismico, primo fra tutto quello delle scuole di Santa Maria.
Le parole del professor Tondi sono piuttosto tranquillizzanti, anche se non ci esimono affatto dal tenere alta l’attenzione, molto più alta, secondo me, di quanto la stiano tenendo i nostri amministratori. Vi riporto quanto scritto da Tondi e la relativa grafica: “Questi sono i terremoti che si sono verificati dal 1 Gennaio di quest'anno in Italia. Come si può vedere, quelli di magnitudo fino a 4,0 (e oltre) avvengono un po' ovunque (tranne che in Sardegna). Nella zona marchigiana esterna (come Monte San Giusto e Valle Castellana), i terremoti sono generati da piccole faglie profonde oltre i 20 km, non visibili in superficie e che non hanno relazioni dirette con quelle più grandi e superficiali che si trovano lungo gli Appennini. In questo catalogo (http://emidius.mi.ingv.it/CPTI15-DBMI15/query_place/) potete inserire il nome del vostro Comune e vedere gli effetti associati ai terremoti del passato (in termini di intensità della scala Mercalli). La stessa cosa si può ripetere in futuro, ma non di più.
Torno a ribadire, quindi, che è necessario mantenere alto il livello dell’attenzione, perché comunque una scossa di magnitudo 4 potrebbe lesionare ulteriormente edifici già precedentemente danneggiati. Ma, da quanto apprendiamo dal professore, la faglia che interessa la nostra area non dovrebbe poter produrre eventi di grande rilievo. Per attenti ma senza panico.

Luca Craia