mercoledì 18 agosto 2021

Oggi è un giorno triste per il centro storico di Montegranaro.

Oggi è stato un giorno triste per il centro storico di Montegranaro. Un’altra famiglia di residenti storici ha traslocato per andare a vivere in un’altra casa, in un altro quartiere. Ovviamente sono felice per loro, perché andranno a migliorare indubbiamente la loro qualità della vita. Una qualità della vita, quella nel centro storico, che dovrebbe essere elevatissima sulla carta: un quartiere silenzioso, raccolto, rapporti familiari tra i residenti, servizi a portata di mano e soprattutto vivere nel cuore del proprio paese, in cima, con panorami mozzafiato, ventilati e freschi in estate.

Questo però accadrebbe in un paese normale, accadeva trent’anni fa. Oggi vivere nel centro storico significa non poter parcheggiare, muoversi in strade sporche e trascurate, tra ruderi abbandonati dove prosperano animali e degrado, rapporti con gli altri residenti difficili, in quanto molti dei residenti sono nuovi, non abitano lì per amore ma solo perché è il posto che costa meno, proprio in conseguenza del degrado che dicevamo.

Quindi capita che gli abitanti storici, piano piano, rinuncino al loro amore per quel luogo, dove pure sono stati felici, per poter migliorare la propria esistenza. E il degrado aumenta. C’è da augurarsi che quella casa sarà presto abitata da gente altrettanto civile e innamorata del posto magnifico in cui abita. Ma l’esperienza racconta cose diverse, purtroppo. È per questo che oggi è un giorno triste, uno dei tanti giorni tristi che l’antica Montegranaro vive da molti, troppi anni.

Cambiare le cose si può, ma ho ormai poche speranze. Perché serve un progetto complesso e articolato, serve crederci e investirci. E anche chi si sta candidando oggi a governare il paese si sta muovendo come chi lo ha preceduto (del resto sono sempre gli stessi), presentando coalizioni nate su calcoli di potere e non su progetti concreti per il paese. Di progetti per il centro storico non si sente mai parlare. Si sentono promesse, idee fantascientifiche, favole a cui ormai non credo qualcuno creda più. Perderemo altri cinque anni? Non lo so, spero di no. Ma le premesse non sono incoraggianti.

 

Luca Craia