mercoledì 9 giugno 2021

Il silenzio dei benpensanti è qualcosa che non si può perdonare

 

Io capisco e condivido lo sforzo che le comunità pakistane in Italia, nonché quelle più genericamente islamiche, stanno compiendo per spiegare che “loro non sono così”. In effetti loro non sono così: non è normale, per un islamico o per un Pakistano, ammazzare una figlia perché non se ne condividono le scelte, è una cosa aberrante anche per loro, e di questo dobbiamo essere tutti convinti, altrimenti siamo di fronte a qualcosa di molto peggio del razzismo, siamo di fronte a una mistificazione stupida e intellettualmente disonesta che può avere conseguenze gravi.

Però è innegabile che ci sia qualcosa nella loro cultura che fa di questi comportamenti un qualcosa di possibile, un qualcosa che si ripete con una frequenza, per quanto ancora rara, comunque preoccupante. Ed è giusto che ce ne preoccupiamo. È come dire che gli Italiani siano tutti mafiosi, cosa falsa nel più assoluto dei modi. Però in Italia abbiamo un problema con la mafia e questo problema va combattuto e risolto. La stessa cosa bisogna fare con le devianze culturali che sono in qualche modo insite o conseguenziali alle mentalità islamiche: dobbiamo porci il problema e risolverlo. E dobbiamo farlo insieme, collaborando.

È per questo che trovo inaccettabile il silenzio delle sinistre e del mondo femminista. Il problema culturale c’è, dicevamo ma, mentre per un qualsiasi femminicidio assistiamo a giustissime levate di scudi e richieste di interventi sociali, legislativi e culturali, nel caso della povera ragazza pakistana si ode solo un assordante silenzio. È questo tipo di ipocrisia che fa male al paese e fa male ai rapporti tra etnie in Italia. È questo tipo di falsità e opportunismo che acuisce le tensioni. È questo tipo di omertà che favorisce fatti delittuosi come quello a cui mi riferisco.

E se le comunità islamiche stanno esprimendosi opportunamente per fare i dovuti distinguo e condannare quella sub-cultura che è madre di queste ignominie, il silenzio dei benpensanti nostrani è qualcosa che non si commenta, non si spiega, non si può perdonare.

 

Luca Craia