mercoledì 19 maggio 2021

Il libraio che non vende il libro della Meloni fa come gli pare. Ma è un libraio antidemocratico, come chi gli dà ragione.


 

Come insegnano i grandi influencer, che hanno sostituito quelli che, per altre generazioni più antiche, erano i guru, i maestri di vita, l’importante è far parlare di sé. Ed evidentemente i librai che hanno scelto di non vendere il libro di Giorgia Meloni pensano in questo modo di farsi un po’ di pubblicità, magari selezionando il pubblico per parte politica, il che forse non è intelligentissimo ma ci può stare. Io spero che sia così, perché se si tratta di censura, allora la cosa diventa spaventevole.

Ma è spaventevole comunque, perché al di là delle motivazioni dei commercianti, che siano commerciali o politiche, rimane il consenso che queste iniziative, in realtà ottuse e antidemocratiche, riescono a generare. Rifiutarsi di vendere un libro che sta sul mercato, nel quale non ci sono scritte cose abominevoli ma solo il pensiero di un esponente politico, pensiero che rientra nel lecito e nella normale dialettica civile, è di per se una censura a tutti gli effetti. Equivale, nel piccolo potere che ha un libraio di scegliere liberamente cosa vendere, alla negazione di un diritto costituzionale, quello di pensiero e di espressione di tale pensiero. Rifiutarsi di mettere in vendita un testo solo perché non si è d’accordo con quello che ci è scritto, quando quel testo non è certamente il Mein Kampf, non è stato dichiarato fuori legge, non esce dalla morale convenzionale, è la stessa cosa che dichiararsi antidemocratico.

Rimane inteso che il commerciante è liberissimo di farlo. Se Giorgia Meloni può scrivere un libro, un commerciante può rifiutarsi di venderlo, è un problema del commerciante. Possiamo però stigmatizzarne il comportamento, e credo che chiunque abbia a cuore la democrazia e la libertà non possa che vedere in esso un qualcosa da condannare, da indicare come profondamente sbagliato, inaccettabile e, consentitemi, fascista. Sarebbe la stessa cosa se il libraio si rifiutasse di vendere un libro, che so, di Enrico Letta. Sarebbe comunque inaccettabile. Io da un libraio che non vende un libro di Enrico Letta per ragioni politiche non ci comprerei neanche un quaderno. Poi ognuno fa come gli pare.

 

Luca Craia