giovedì 29 aprile 2021

Terrorismo e superiorità morale. Il mitra non si usa più, la violenza sì.

 


Giorgio Pietrostefani è uno scrittore, autore di diversi libri. È anche stato dirigente di azienda, prima di essere condannato, nel 1988, per l’omicidio del Commissario Calabresi. Giovanni Alimonti, , in Francia, faceva l’insegnante di italiano, come se non avesse tentato di ammazzare, coi suoi compari, il dirigente della Digos di Roma, Nicola Simone. Marina Petrelli, mentre partecipava al rapimento del giudice Giovanni D'Urso e dell'assessore regionale della Dc Ciro Cirillo, all'attentato al vice questore Simone e all’omicidio del generale Galvaligi, ammazzando anche qualche poliziotto nel frattempo, faceva la segretaria in una scuola media.

Perché loro sono così, gente normale, brave persone, spesso pure simpatiche, gente a posto, talmente a posto che può anche permettersi di prendere un mitra e sparare a chi non la pensa come loro, all’avversario. Sono in possesso di quella che loro stessi chiamano “superiorità morale” che li autorizza, per dire, a odiare mentre costituiscono la commissione contro l’odio, perché l’odio è solo quello degli altri, il loro è autorizzato, li autorizza a violenze verbali, a minacce, a fare di tutto per togliere il diritto di parola, di espressione, a chi non è della loro stessa idea.

Oggi non ti sparano più, almeno si spera, perché non ne hanno nemmeno bisogno. Hanno colonizzato culturalmente la società, sono dappertutto, in televisione, sui giornali, nei social, il loro pensiero e la loro idea tende a essere unica e indiscutibile perché viene imposta non più col mitra ma col media. Ma la violenza è la stessa, anche se sono brave persone, con lavori più che rispettabili, famiglie a posto, la fedina penale immacolata. La conosciamo, quella violenza: è quella che li fa diventare biliosi, che gli fa venire la bava alla bocca quando ti attaccano sui social, quella che fa denunciare il blogger fastidioso tanto per farlo stare zitto un po’, mettergli un po’ di paura e fargli spendere un po’ di soldi in avvocati.

Non ci rinunciano, alla violenza, anche senza mitra. La esercitano con disinvoltura solo per il fatto che loro hanno ragione, tu no, ed essendo loro nella ragione e tu nel torto, loro possono anche evitare il confronto civile e democratico, di cui spesso si riempiono la bocca, e passare all’insulto, alla minaccia, alla querela. Possono, perché sono brave persone, loro, superiori agli altri senza dubbio alcuno.

 

Luca Craia