sabato 20 marzo 2021

Turismo e valorizzazione del patrimonio: il caso di Civitanova Marche.

 

A Civitanova Marche si fa un gran parlare, in questi giorni, di grandi progetti di ammodernamento della città, progetti addirittura faraonici che vedono il porto trasformato in una specie di Dubai dell’Adriatico e la piazza e il Varco al Mare divenire esempi di urbanistica illuminata. Tutto questo è ottimo per un’impostazione turistica della città che fino a oggi è sempre mancata. 


Sono progetti grandiosi, forse troppo grandiosi, che nei rendering affascinano ma lasciano dubbi sulla loro effettiva possibilità di essere realizzati. Ma non è questo il punto. Il punto, invece, è che si continua a investire, o a pensare di investire, nella parte più visibile (e quindi più facile da progettare) del territorio abbandonandone a se stessa una parte fondamentale: il centro storico.


Il centro storico propriamente detto, Civitanova Marche ce l’ha nella città vecchia, Civitanova Alta, passata da paese a sobborgo di una sua frazione e, negli anni, vittima di un degrado importante e continuativo. L’antico cuore della città adriatica ha nel tempo visto crescere il borgo marinaro a dismisura e, mentre questo diventava una città dinamica, mentre vi si investiva e vi si portavano servizi e infrastrutture, il vecchio centro veniva gradualmente depauperato di tutto. E, con lo spostamento delle scuole superiori, il declino è diventato abbandono.

 



Eppure, Civitanova Alta è un centro incantevole, sia per la posizione che per il patrimonio storico e culturale che racchiude nelle sue mura: un teatro preziosissimo dedicato al suo cittadino più illustre, Annibal Caro, chiese rinascimentali, neoclassiche e barocche, come San Paolo, che conserva al suo interno una Natività di Maria di Andrea Briotti, una Crocifissione di Durante Nobili e un organo settecentesco di Antonio Callido, o il palazzo Ducale, o il SS. Sacramento, con annesso un bellissimo antiquarium ricco di testimonianze artistiche e storiche o ancora Sant’Agostino, con un altro splendido organo di Antonio Callido, o lo stesso Palazzo Comunale con una ricca collezione di armi antiche per finire con la casa di Annibale Caro. E poi mura merlate, palazzi nobiliari, torri, un museo che conserva ritrovamenti archeologici e fossili un museo delle arti contadine.


Un patrimonio ricchissimo lasciato a se stesso. Girare per i vicoli del castello è deprimente, tra erba alta e palazzi puntellati, come l’ex sede del Liceo Classico. Un impianto urbano gradevolissimo che piace ai giovani che, nonostante tutto, stanno tornando a viverci sia per i costi più bassi che per la qualità della vita migliore. Ma Civitanova Alta potrebbe essere un volano per l’economia turistica cittadina e dell’intero territorio, messa in rete con altre realtà vicine di notevole interesse culturale, come Montecosaro, Montelupone, le chiese romaniche della valle del Chienti come Santa Maria a Piè di Chienti, San Claudio, Sant’Ugo a Montegranaro, Chiaravalle di Fiastra. Il tutto riallacciato alla costa e al turismo legato alla spiaggia.


Una condizione turistica ideale, che potrebbe costituire quasi un unicum in Italia come offerta di attrattive di ogni genere ma che non viene sfruttato per l’evidente scarsa lungimiranza di chi governa il territorio. Una cecità che non appartiene solo alle varie amministrazioni che si sono succedute a Civitanova ma che fa da minimo comune multiplo a tutto un territorio che ha tantissimo da offrire e tantissimo da guadagnare promuovendo e curando i propri beni, che invece vengono abbandonati all’incuria e al degrado, preferendo pensare a progetti avveniristici che a poco servono e difficilmente vedranno la luce.

 

Luca Craia