giovedì 7 gennaio 2021

Storia di Montegranaro: lo stemma araldico dei Luciani Ranier.

 


Sto proponendo agli iscritti al gruppo Facebook Montegranaro Social una specie di gioco che consiste nell’indovinare tramite un dettaglio di quale parte o particolare di Montegranaro si tratti. In sostanza mostro immagini delle parti più interessanti da un punto di vista storico-culturale per sollecitare gli iscritti a individuarle. Tra queste foto ho pubblicato quella del blasone della famigli Luciani Ranier post al di sopra del portone dell’omonimo palazzo, già Palazzo Zen, in piazza Mazzini. Da lì mi è stato chiesto il significato araldico dei simboli ivi rappresentati. Per essere sicuro mi sono informato direttamente presso il Marchese Loredano Luciani Ranier e ho piacere di condividere coi lettori del blog le informazioni che mi ha dato.

Lo stemma è diviso il quattro quadranti. I due a sinistra si riferiscono alla famiglia Zen, prima proprietaria del palazzo e signori di Montegranaro fino a che non vi subentrò la famiglia dei Luciani Ranier, con loro imparentati, alla fine del XVIII secolo. In alto a sinistra troviamo i tre monti sormontati da tre stelle che indicano la perfezione mentre la torre doppia che vi si frappone rappresenta il possesso di un importante feudo nella zona del Vicentino, in Veneto. Il quadrante sottostante, sempre a sinistra, riportava delle bande trasversali con i colori della famiglia Zen (lo stemma era evidentemente policromo in origine) ossia il bianco e l’azzurro.

I due quadranti a destra, invece, riguardano propriamente i Luciani Ranier che si insediarono nel palazzo nel 1813. In quello in alto a destra vediamo un pino, perfettamente dritto, su cui è avvolto un serpente. È una rappresentazione araldica classica che ritroviamo anche nello stemma di Annibale Caro posto alla Prioria, che rappresenta la resistenza della famiglia alle tante lotte che ha dovuto affrontare. Riferimenti simili li troviamo anche sotto, con la figura del capretto che simboleggia i sacrifici compiuti dalla famiglia stessa.

Ringrazio infinitamente il Marchese Loredano per la consueta squisitezza e disponibilità e Monia Morlacco per la fondamentale collaborazione.

 

Luca Craia