venerdì 24 luglio 2020

Colonie feline non censite. Comincia a essere un problema. Si muova il Sindaco, è responsabilità sua.


A Montegranaro esistono numerose colonie feline. Alcune sono censite e curate da persone identificate e qualificate, che provvedono ai bisogni degli animali e alla loro sterilizzazione, altre sono autonome e senza controllo. Questo comporta problemi che cominciano a diventare seri, in quanto il gatto è un animale molto prolifico. Basti pensare che una femmina normalmente partorisce tre volte all’anno ed è capace di dare alla luce anche 12 gattini. Con un rapido calcolo, questi 12 gatti, nel giro di 3 anni, possono diventare 588. E questo per ogni femmina. Va da sé che occorre mettere argine al fenomeno, sia per una questione di decoro urbano, sia per la salute e la qualità della vita degli animali stessi.
In base alla legge quadro 14 agosto 1991, n. 281 e a tutta la normativa che ne è seguita, il Sindaco ha delle responsabilità ben precise circa la lotta al randagismo e la tutela degli animali randagi, in particolare dovrebbe attuare piani di controllo delle nascite. Lo strumento più efficace per adempiere a questi compiti è la colonia felina censita. In questo modo esistono dei responsabili, gli animali vengono censiti e si può accedere al servizio di sterilizzazione della Asl.
Come dicevo nell’incipit, a Montegranaro ci sono fin troppe colonie feline lasciate a se stesse, di cui qualche volontario si occupa ma senza gli strumenti adeguati e, soprattutto, sostenendosi solo con le sue forze. Ci sono zone del paese dove i gatti prolificano per vivere poi in condizioni deprecabili, preda di malattie, malnutriti, generando degrado e, molto spesso, finendo uccisi dal traffico. Si segnalano situazioni di questo genere in via Fonte Pomarola, in via Martiri d’Ungheria, in via Trinità, lungo la Circonvallazione, in diversi punti del centro storico, via Collodi, in via Bernini.
I volontari sono allo stremo e non riescono a controllare l’espandersi del fenomeno. Va da sé, quindi, che il Sindaco debba assumersi le proprie responsabilità e intervenire. Il Comune dovrebbe interpellare la Asl e provvedere a cattura e sterilizzazione delle femmine, magari tramite accordi con le associazioni e i volontari. È l’unico modo per risolvere il problema.

Luca Craia