venerdì 17 febbraio 2017

I numeri della strategia della desertificazione sul Corriere Adriatico. Così non si riparte.



Sono estremamente allarmanti i numeri pubblicati stamane da Monia Orazi sul Corriere Adriatico. Sono cifre che parlano di un’autentica diaspora, cifre impietose sulle quali ragionare e, facendolo, in quadro che appare è più che preoccupante e va a suffragio del sospetto che vi sia una strategia di desertificazione delle zone montane approfittando del cataclisma. C’è l’88,7% della popolazione dei comuni colpiti sfollata. Ci sono paese svuotati. Ci sono infrastrutture distrutte, servizi inapplicabili per mancanza di strumenti o di persone a cui fornirli. La Valnerina chiusa impedisce qualsiasi ragionamento di ripresa, ma anche solo pensare di ricostruire una scuola con la popolazione assente e lontana perde ogni logica.
È il cane che si morde la coda: non si possono ripristinare servizi per chi non c’è ma le gente non può tornare se non ci sono i servizi. Manca il colpo di volano, manca la volontà di risolvere il problema, un problema nato fin dall’inizio, con la scelta scellerata di spostare la popolazione. Ora riportare 12.699 sfollati a casa, dove le case non ci sono, nemmeno provvisorie, ma dove non ci sono nemmeno i servizi essenziali, è impensabile.
Intanto gli ospiti sulla costa non sanno che fine debbano fare. Le strutture hanno bisogno di liberarsi per accogliere i turisti che, capiamolo bene, non possono essere mandati via pena la morte del comparto economico. Ma a casa non possono tornare perché non è stato fatto nulla, e lo vorrei ripetere, non è stato fatto nulla per dar loro una casa.
Come si risolve il problema? È tardi ma ancora si fa in tempo. Ma bisogna installare immediatamente le unità abitative, non a settembre, ora. Bisogna riaprire le strade, non tra sei mesi. Ora. Bisogna ripristinare i servizi e far ripartire le aziende. Si può fare? Certo, basta la volontà politica. Il problema è che la volontà politica non c’è. Non è questione di capacità amministrative, di competenze. La questione è strettamente politica e sembra proprio che la politica abbia deciso altrimenti: i sibillini vanno svuotati. Ci stanno riuscendo.
                                      
Luca Craia