mercoledì 6 dicembre 2017

Nelle zone terremotate il tasso di mortalità aumenta del 63%



Un dato più che allarmante, quasi apocalittico, quello divulgato quest’oggi dal dottor Massimo Mari, direttore del Dipartimento Salute Mentale Area Vasta 2, in un convegno a San Severino. Secondo il dottor Mari, tra gli sfollati del terremoto in soggiorno nella provincia di Fermo. Un dato che si accoppia con quanto divulgato ieri da Il Resto Del Carlino che parla di una diminuzione della popolazione sfollata di 2000 unità dal luglio 2016 al luglio 2017.
Dati su cui riflettere, che certamente non analizzano le cause effettive dei decessi ma lasciano supporre un collegamento coi disagi fisici e psicologici legati al terremoto. Non è difficile immaginare che la perdita di punti di riferimento sociale, della propria casa, dei propri ritmi di vita possano influire in modo estremamente negativo sulle condizioni di salute di chi, magari, già abbia in corso qualche tipo di patologia. Per tacere, ovviamente, dei suicidi che si attestano ufficialmente su un numero anch’esso poco rassicurante: otto decessi.
Mi piacerebbe che su queste cifre riflettano coloro che credono, o fingono di credere, che le cose si stiano evolvendo in positivo. Mi piacerebbe che il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Commissario De Micheli, il Presidente della Regione Marche Ceriscioli e anche, perché no, il Sindaco di Pesaro Ricci, che c’entra poco niente col terremoto ma che pare stia già assumendo il ruolo di prossimo Presidente della Regione, analizzassero bene questi dati, li approfondissero e ne traessero le dovute conclusioni. In particolare sarebbe molto apprezzabile se la smettessero di sorridere dicendo che, tutto sommato, sta andando tutto bene.

Luca Craia


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