giovedì 12 ottobre 2017

Il Crocifisso del Cimitero di Montegranaro diventa un preziosissimo mistero.



Avevamo sbagliato nella stima del Crocifisso del Cimitero di Montegranaro che Arkeo sta facendo restaurare grazie alla donazione di Giuseppe Raparo. Un errore dovuto al pessimo stato di conservazione dell’opera e ad alcuni interventi che ne hanno falsato il reale valore che, oggi che lo stiamo pulendo e restaurando, sta venendo fuori con tutto il suo splendore e con un mistero interessantissimo da svelare.
Il Crocifisso non è di cartapesta come pensavamo, bensì è una scultura lignea finissima, con un incarnato levigatissimo e traslucido che ricorda l’avorio. Quello che Marco Salusti sta scoprendo portando via, con certosina pazienza, la patina di sporco, sedimenti e materiali posticci, è incredibile: siamo di fronte a un’opera di grandissimo valore artistico che, francamente, non ci aspettavamo. Avevamo pensato alla cartapesta perché tutte le articolazioni del Cristo erano avvolte da una tela poi stuccata e ridipinta che ci ha ingannato, facendoci pensare a qualcosa di molto più rudimentale.
In tutto questo, però, si apre un mistero: le articolazioni della statua sono mobili. Sono mobili le spalle, e questo, pur non essendo diffusissimo, è un particolare che si riscontra in diversi casi. Il movimento delle spalle serve a rendere la scultura utilizzabile come Cristo in Croce e come Cristo morto, chiudendone le braccia. Ma la cosa stranissima e davvero inconsueta, per non dire unica, è che anche le articolazioni del gomito e del bacino sono mobili, facendo della scultura una sorta di manichino. Probabilmente il suo utilizzo era più ampio e con questi movimenti era possibile collocarlo come Crocifisso, come Cristo Morto ma anche come Cristo Risorto, ruotando le spalle di 180 gradi e piegando i gomiti, aprendo il bacino per fargli assumere la posizione eretta.
Tutto questo è misterioso, in quanto non abbiamo notizie di opere simili. In verità i crocifissi mobili esistevano già dal XIII secolo nell’arte gotica, e ci sono esempi anche in epoche più recenti, ma si tratta sempre e comunque di un’articolazione della spalla limitata al movimento delle braccia di 90° che consenta l’apertura e la chiusura delle stesse. Il nostro, invece, oltre a presentare questo movimento, risulta mobile sulle spalle in rotazione, permettendo l’apertura dei palmi verso l’alto per il Cristo Trionfante, e sui gomiti, piegando il braccio. Inoltre è presente un’articolazione a livello del bacino che permette il movimento delle gambe. Non siamo ancora certi ma pare che sia articolato anche il collo in modo di poter inclinare la testa in diverse posizioni.
La scultura in sé, dicevamo, è di fattura finissima e preziosa ma è in uno stato di conservazione davvero deprecabile. All’interno degli insetti hanno scavato il legno per nidificare e la parte posteriore del bacino e completamente distrutta. L’opera di restauro sarà quindi molto approfondita, sempre seguita da Claudio Maggini della Soprintendenza delle Marche. È logico pensare che la collocazione dell’opera, una volta terminato il restauro, non possa essere alle stesse condizioni di prima dell’intervento. L’ideale sarebbe una sua collocazione museale, magari all’interno del Municipio, una volta terminata la ristrutturazione prevista per l’anno prossimo. Anche una sua ricollocazione nella Cappella delle Anime Sante sarebbe possibile ma mantenendo l’uscio chiuso, magari sostituendo la porta con un infisso in vetro. Ne parleremo con chi di competenza appena possibile.
Intanto non nascondo la mia personale soddisfazione, né quella dello stupefatto e meravigliato Marco Salusti, nel constatare come, pensando di fare un tipo di lavoro, ci siamo ritrovati in mano un oggetto estremamente più prezioso, completamente diverso da quello che avevamo valutato. In questo modo arricchiamo Montegranaro di un’altra opera pregevolissima.


Luca Craia

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