martedì 22 agosto 2017

Altro terremoto, stessa storia




È beffardo, il terremoto, il caso, il fato o come lo volete chiamare questo fortuito coincidere di date: a pochi giorni dall’anniversario del sisma che ha sbriciolato il cuore dell’Italia centrale, un altro terremoto miete nuove vittime, distrugge esistenze, mina il senso di sicurezza e annienta il futuro.  È un nuovo terremoto ma la storia è vecchia, il film lo abbiamo già visto, la canzone l’abbiamo già sentita.
Le lacrime, le facce funeree dei giornalisti in televisione che cambiano espressione dopo pochi minuti parlando di calcio o di Belen; le frasi di circostanza sui social di quelli che, magari, pensando ai terremotati dell’anno scorso dicevano “che palle, sti terremotati”. Oggi il Papa ricorderà le vittime, il Presidente della Repubblica pronuncerà un discorso commovente pieno di ovvietà. Arriverà la solidarietà dei Paesi amici, magari qualcuno si offrirà di mandarci un’elemosina per l’emergenza che si perderà, poi, nei rivoli del consueto spreco italico.
Poi c’è lo Stato, quello Stato che non lascerà mai soli i nuovi terremotati, certo che no. Quello Stato che prometterà la soluzione in un lampo, quello Stato che manderà i suoi rappresentanti a farsi un po’ di sana passerella tra le macerie, a farsi riprendere coi soccorritori impolverati o mentre piangono alla messa in suffragio. Quello Stato che nominerà qualche nuovo commissario, consulente, certamente un amico o un parente di qualcuno o qualche esponente di partito da collocare, magari un anno dopo, in qualche lista elettorale.
E poi ci sono i cittadini, ormai assuefatti allo schifo, annoiati dalle lamentele che, tanto, ci saranno, perché i terremotati hanno il vizio di lamentarsi, vai a capire perché. Ci sono quei cittadini che rischiano di diventare protagonisti da spettatori, lo sanno ma non ci vogliono pensare, perché l’Italia rischia tutta ma non fa mai niente nessuno e nel ventunesimo secolo si muore in una casa costruita male, magari abusiva, per una scossetta che, in un Paese normale, al massimo farebbe cadere un quadro.
Infine ci sono le vittime, quelle morte e quelle vive, quelli che non ci sono più e quelli che non avranno più un’esistenza normale per un lungo, lunghissimo periodo. A loro, per quel che vale, il mio pensiero più intenso, la mia vicinanza, la mia solidarietà.

Luca Craia