lunedì 25 giugno 2018

Ricorso al TAR contro il Comune di Montegranaro per un impianto pubblicitario.


Non ci ha visto chiaro, una ditta che si occupa di installazioni pubblicitarie stradali, nel diniego, da parte del Comune di Montegranaro, dell’autorizzazione per un impianto da montare in zona, e così ha fatto ricorso al TAR. Un ulteriore piccola grana giudiziaria per questa Amministrazione Comunale che sembra occupata più a scambiarsi carte con gli avvocati che a fare cose più utili alla cittadinanza. Verrà nominato l’avvocato difensore, nei prossimi giorni, da scegliersi tra una rosa di nominativi che siano, si spera, ferrati in materia di diritto amministrativo. È curioso che, alla seduta della Giunta che ha votato il provvedimento di difesa dell’Ente, fosse assente il Sindaco.

Luca Craia

L’Italia perde la sinistra e questo non va bene.


Possiamo forse affermare che, con i ballottaggi di ieri, l’Italia ha perso definitivamente la sinistra. Un tracollo epocale che fa sparire dal panorama politico nazionale un intero blocco ideologico, un’intera concezione dello Stato, una visione sociale completa. La sinistra italiana, però, non è sparita ieri: il percorso di annullamento, anzi, di auto-annullamento è partito da anni, da quando il PCI, storico partito dei lavoratori e delle classi più deboli, ha cominciato la sua trasformazione liberale e liberista mutando, prima del nome, il proprio pensiero e la propria collocazione sociale e politica. Tutto questo è avvenuto senza cambiare gli uomini, si badi bene, che sono rimasti al loro posto pur trasformando radicalmente il proprio pensare.
Nel contempo, la sinistra radicale è rimasta bloccata in schemi ideologici obsoleti, senza riuscire ad adeguarsi alle nuove mutazioni sociali, perdendo l’orientamento e non capendo più quali fossero le classi di riferimento e diventando baluardo contro un fantomatico fascismo che non c’è ma che, proprio grazie al suicidio della sinistra, in futuro potrebbe esserci.
Un suicidio, quindi, quello della sinistra italiana o, meglio, un omicidio i cui autori sono ben noti, hanno nomi e volti che tutti conosciamo. E questi personaggi si sono assunti una gravissima responsabilità, che va ad aggiungersi a quella di aver portato il Paese nello stato pietoso in cui versa: lasciano l’Italia in mano alla destra. Che governi la destra va bene, ha vinto e continua a vincere, gode del consenso popolare e, in democrazia, vince chi viene votato. Il problema ora nasce dal fatto che non c’è più l’alternativa e, quando non c’è l’alternativa, la democrazia soffre, rischia e non è completamente realizzata.
L’Italia ha bisogno della sinistra, ma che sia una sinistra nuova, moderna, sganciata dalle ideologie del passato, dagli schemi precostituiti e dagli interessi sovrannazionali che non sempre collimano con quelli nazionali. Perché rinasca la sinistra, però, è necessario che il vecchio apparato venga cancellato, e questo ancora non si è pienamente realizzato, resistendo piccole sacche elettorali come quelle marchigiane. In questo modo i vertici continuano ad autolegittimarsi, privi oltretutto ormai di una base in grado di chiederne l’abdicazione. In questo modo la sinistra, pur non esistendo più a livello politico, non sparisce e non lascia spazio a potenziali nuove forme di movimento alternativo alle destre. La situazione è bloccata.
In tutto questo c’è il Movimento 5 Stelle che, per sua stessa natura, non è collocabile negli schemi classici della politica. Il M5S non è né destra né sinistra ma dà la netta impressione, almeno a livello locale, di protendere verso quegli spazi che via via vengono lasciati vuoti da Pd e dalle forze radicali. Rimane però frenato dalla cospicua componente di destra all’interno della base, componente che, invece, è ben felice, per esempio, di governare insieme alla destra salviniana. In questa evidente contraddizione, il Movimento sta perdendo consensi. Le ultime amministrative, anche se mostrano numeri che possono sembrare lusinghieri, in realtà hanno dimostrato che la rivoluzione a 5 Stelle non è partita e che il Movimento non è riuscito a far saltare il banco come progettato e come era possibile accadesse.
Il rischio è che si presenti uno schema simile a quello esistente fino a Tangentopoli, ossia un Paese bloccato, con un governo che non ha e non può avere alternative, con l’aggravante che, una volta, questo ruolo era ricoperto dalla Democrazia Cristiana e i suoi alleati che, comunque, garantivano salde radici costituzionali e democratiche. Oggi questa garanzia non è scontata. Per cui stare senza una sinistra di governo è per l’Italia un’autentica iattura. Speriamo bene.

Luca Craia

domenica 24 giugno 2018

Il nuovo Consigliere 5 Stelle parte agguerritissimo


Il nuovo consigliere comunale di opposizione del MoVimento 5 Stelle di Montegranaro parte subito a tutta birra dimostrando che farà un lavoro di controllo equanime e inflessibile sull'operato della maggioranza di governo. Con una dichiarazione che sembra di amore incondizionato nei confronti dell'opera pittorica che si sta realizzando il viale Gramsci, tranquillizza i cittadini sul fatto che saprà analizzare con estrema freddezza gli atti che hanno portato alla decisione della maggioranza non appena questi, vivaddio, saranno resi pubblici e disponibili.
Ovviamente sono ironico, e spero si voglia prendere in modo bonario questo mio amichevole rimbrotto. Però credo che un consigliere comunale che, in quanto tale, è anche pubblico ufficiale, dovrebbe quantomeno evitare di sbilanciarsi su questioni delicate e che potrebbero rivelare ancora qualche sorpresa. Che a Barbara Montalto il murale piaccia ci sta tutto, piace anche a me, come più volte ho avuto modo di dire. Ma che lo dichiari così appassionatamente e pubblicamente non è propriamente consono al ruolo che è chiamata a svolgere. Il suo, infatti, deve essere un ruolo di controllo degli atti amministrativi e questi atti amministrativi ancora non sono noti. Per questo sarebbe opportuna una maggiore prudenza nell'esprimere le proprie considerazioni. Ma sarà un piccolo peccato di inesperienza.

Luca Craia 

sabato 23 giugno 2018

Peppina strumento di propaganda. Ma la casa è sequestrata e lei muore di crepacuore.


La casa di Peppina, abbandonata e tra le erbacce
Nella corsa ad attaccarsi la medaglia per aver risolto la questione della casetta di Peppina, la novantacinquenne terremotata di San Martino di Fiastra sfrattata dallo Stato e diventata l’esempio della vessazione di burocrazia e politica ottusa nei confronti dei terremotati, non ci sono vincitori ma c’è chiaramente lo sconfitto: la giustizia. Non ci sono meriti perché non c’è la soluzione. Lasciamo correre, quindi, la politica e il suo serraglio e vediamo qual è la reale situazione.
In realtà Peppina non rientrerà nella sua casetta a breve. La norma “salvapeppina”, che già dal nome denuncia quanta ipocrisia, falsità e crudeltà trasuda tutta la vicenda, dettava le modalità per ottenere, da parte di Peppina ma anche di chiunque si trovasse nella stessa situazione, di abitare a casa propria, pensate un po’, quella casa pagata di tasca propria, facendo anche risparmiare allo Stato dei bei soldini, quella casa eretta di fianco a quella inagibile per rimanere attaccati alla propria terra, alle proprie radici, sentimenti, ricordi. Peppina non poteva rimanere nella casa danneggiata dal terremoto, ma voleva restare lì, in quel posto dove ha vissuto una vita col marito prima che se ne andasse, dove ha cresciuto i figli.
Ancora la casa, dove si nota il degrado.

La famiglia di Peppina ha espletato tutte le formalità richieste ma, nonostante la norma sia andata in vigore il 5 dicembre 2017, a fine giugno ancora si attende il dissequestro della casetta e non pare per adesso. Intanto Peppina, come è facile immaginare, soffre la distanza dalla sua casa, sta realmente morendo di crepacuore giorno dopo giorno, come mi racconta la figlia Agata. E questo mentre assistiamo alla gara a chi è stato più bravo a fare nulla, perché nulla di concreto è stato fatto. Ora ci sono nuove norme in attuazione, volute dal nuovo governo. Ma siamo fermi alla votazione della Commissione. Da qui a far diventare operativa la legge ce ne passa, e Peppina non ha tutto questo tempo. 
San Martino di Fiastra
C’è una frase che mi ha detto Agata e che mi ha molto colpito: “questo è un paese che ha smarrito la sua umanità”. Il succo del discorso è tutto qui. Sarebbe stato facile risolvere la questione “Peppina” e, con essa, le tante situazioni analoghe. Sarebbe bastato buon senso, empatia, umanità appunto. Ma fino a oggi non ci sono state, c’è poco da vantarsi e prendersi meriti. E se anche le nuove norme verranno attuate, nei tempi biblici che sappiamo esistere in queste cose, saranno tardive, colpevolmente in ritardo. Nel frattempo si è fatto scempio del dolore della gente, si è abusato della tragedia, si è approfittato delle debolezze. Quindi, almeno, fermiamo la corsa alla medaglia, perché non la merita nessuno.

Luca Craia