martedì 8 maggio 2018

Vendesi intero centro storico da ristrutturare uso ghetto.


Oggi mi è tornata davanti una vecchia foto, di me piccolino, ritratto in mezzo a via Garibaldi, la via dove sono nato e dove ora risiedo, a Montegranaro. Era il 1968 e quella strada era ancora la via commerciale del centro storico, piena di negozi, di gente e di vita. Lo stesso centro storico era ancora il cuore pulsante del paese, punto di riferimento, di incontro. Certo, il paese stava crescendo e lo spopolamento era già iniziato, ma non ce ne eravamo ancora resi conto. Si viveva come una grande famiglia, con la chiave sulla porta di casa che era sempre aperta per ogni vicino.
La foto mi è capitata sotto proprio il giorno dopo aver visto affisso l’ennesimo cartello “vendesi” su una casa del centro storico. Siamo rimasti pochi a vivere nel paese antico, pochi degli abitanti originali, pochi Italiani. Col tempo, come sappiamo, come dico da tempo rischiando di essere tedioso, il castello di Montegranaro è diventato preda del degrado, svuotandosi dei suoi abitanti autoctoni e lasciando spazio a gli stranieri, diventando uno ghetto a tutti gli effetti.
Così uno degli ultimi Italiani residenti si è arreso e ha deciso di andarsene. La casa, probabilmente, sarà acquistata per pochi spiccioli da qualche straniero che contribuirà a fare del centro storico una sorta di enclave magrebina, diventando sempre di più ghetto per stranieri e emblema della non integrazione, con tutti i problemi che ne conseguono in termini di degrado urbano e sociale.
Lotto per il centro storico di Montegranaro da tanti anni, troppi. A fronte di questo impegno devo registrare pochissimi passi avanti e moltissimi passi indietro. La situazione è in netta degenerazione, nonostante si siano dette tante parole, spese tante promesse. Ma i fatti non ce ne sono stati. E vedere quel cartello appeso, l’ultimo di una lunga serie, fa venire voglia di arrendersi, fa capire che quell’immagine in bianco e nero di me bambino in mezzo a una via piena di gente amica rimarrà solo un lontano ricordo, un qualcosa che non potrà mai più tornare.

Luca Craia

lunedì 7 maggio 2018

Niente governo politico. Mattarella passa la palla alle Camere. Governo neutrale o voto subito.

Nulla di fatto con le ultime consultazioni volute dal Capo dello Stato, Mattarella. “Scelgano i partiti con il loro libero comportamento e nella sede propria parlamentare. Cerchino una maggioranza politica per un governo neutrale entro l'anno oppure nuove elezioni subito, in autunno o nel mese di luglio”. È quindi fallito anche l’ultimo approccio tra centro-destra e Cinquestelle, portando il Presidente a mandare il tutto alle Camere perché si cerchi di trovare una maggioranza parlamentare che possa quantomeno traghettare il Paese verso una nuova legge elettorale e poi di nuovo al voto.
È la prima volta che succede che le elezioni politiche non riescano a esprimere una maggioranza e lascino il Paese come l’hanno trovato. Il danno è notevole, all’economia ma anche alla rappresentatività politica internazionale. Ora si spera che si possa trovare almeno una maggioranza parlamentare provvisoria, cosa non facile. Altrimenti il rischio è che si vada a votare a luglio, con una astensione prevedibilmente vertiginosa sia per il periodo che per l’ovvia sfiducia.
Uno stallo la cui responsabilità ricade su tutti gli schieramenti, dei quali nessuno ha inteso prendersi la responsabilità reale di creare un governo magari mettendo a rischio il proprio capitale elettorale. E l’Italia si conferma Paese sempre più disgregato che percorre un inesorabile declino.

Luca Craia

INSEGNANTI CON DIPLOMA MAGISTRALE "DISABILITATI" DAL CONSIGLIO DI STATO: MIGLIAIA DI SOGGETTI RISCHIANO IL POSTO SENZA CHE IL GOVERNO SI MUOVA.


ELENA LEONARDI: A SOLE TRE SETTIMANE DALL'APPROVAZIONE DELLA MIA MOZIONE ANCORA PIU' URGENTE L'INTERVENTO A LIVELLO NAZIONALE.


Comunicato integrale

Il capogruppo di Fratelli d'Italia Elena Leonardi interviene sull'emergenza dei quasi 8000 insegnanti diplomati magistrali che rischiano il posto a causa di una Sentenza del Consiglio di Stato e del mancato intervento del Governo in merito.
Ricordo – esordisce la Leonardi – che appena venti giorni fa il Consiglio Regionale ha approvato una risoluzione scaturita dalla mozione presentata dalla sottoscritta finalizzata a sollecitare il competente Ministero ad intervenire sul caso dei diplomati magistrali ante 2000-2001 che stanno attualmente insegnando.
Nell'atto, illustrando il problema, sollecitavo anche la Giunta Regionale a farsi carico presso le sedi nazionali opportune al fine di tutelare i diplomati magistrali delle cosiddette "Graduatorie ad esaurimento".
Un atto doveroso – esordisce la Leonardi – che si rifaceva alla nota Sentenza del Consiglio di Stato, che ha definito la questione relativa alla legittimità o meno dell'inserimento in Graduatoria ad esaurimento dei diplomati magistrali - ante 2000/2001. Il risultato è quello di un “secco no” nei confronti dell'abilitazione all'insegnamento per i possessori del diploma magistrale che fino a poco tempo fa era, quest'ultimo, invece considerato un titolo a tutti gli effetti abilitante all'insegnamento.
Questo ha messo in grave difficoltà insegnanti che hanno un contratto stipulato con l'Amministrazione Scolastica e i bambini che vedono così il rischio dell'interruzione dell'insegnamento con le figure iniziali oltre che la perdita di giorni e giorni di insegnamento.
Accolgo l'appello lanciato dalla leader di Fratelli d'Italia , Giorgia Meloni, sulla necessità di un Decreto Nazionale d'urgenza per sventare un vero e proprio licenziamento di massa di questi insegnanti.
E' paradossale, continua la Leonardi, che il Governo, ormai scaduto, trovi il tempo per fare la riforma delle carceri, con la previsione di misure alternative a queste e non si preoccupi di 7 mila e 500 insegnanti con diploma magistrale e di 22 mila supplenti che rischiamo il posto di lavoro.
Invece di continuare a perdere tempo in liturgie, come afferma la Meloni, si attui un intervento concreto così come chiedevo ed è stato approvato in sede di Assemblea Legislativa delle Marche. Un'azione politica forte affinché venga assunta una decisione riparatrice al contenzioso in atto, finalizzata alla garanzia della continuità didattico-educativa.