martedì 6 giugno 2017

Ussita: assemblea per ripartire. Lanciare un messaggio di unità al commissario.



Il Comune di Ussita è senza sindaco, dopo le dimissioni di Marco Rinaldi, dimissioni rassegnate come forma di protesta forte contro una burocrazia cieca e, diciamolo, una politica incapace di organizzarla. Presto arriverà un commissario e Ussita si sta preparando, perché si ritiene, giustamente, che il primo approccio con il rappresentante prefettizio, che reggerà le sorti del Comune fino a nuove elezione, riassumendo in sé le funzioni del Consiglio Comunale e della Giunta, sia fondamentale. Per questo si è deciso di convocare un’assemblea cittadina, aperta a residenti e non residenti, per concordare un comportamento comune, che dimostri unità.
Ussita si presenta oggi come un paese disabitato, abbandonato. Questa è l'impressione che avrà, inevitabilmente, il Commissario all'atto del suo insediamento” si legge in un post pubblicato su Facebook col quale si avvisano i cittadini dell’iniziativa. “Dobbiamo fargli capire subito che in realtà c'è un popolo che freme per far rivivere prima possibile il Paese e che questo popolo ha le idee chiare sulle varie problematiche esistenti”. L’intento è molto importante e condivisibile, ma tutti sappiamo quanto sia difficile parlare in tanti con un’unica voce, specie quando i problemi sono tanti e passano dall’oggettivo al soggettivo seguendo, a volte, piccole sfumature.
Ma è giusto dare subito un’idea precisa al Commissario, perché egli rappresenta lo Stato ed è a quello Stato che bisogna presentare tutte le istanze finora rimaste disattese. “Dobbiamo cogliere l'occasione, l’ultima, per mettere da parte le vecchie divisioni e presentarci compatti, perché solo così potremo avere un peso sulle decisioni e sull'operato del Commissario. Un popolo unito, vigile e pronto a collaborare con l'Autorità, purché si vada verso la soluzione dei problemi e si esca da questa fase di stallo intollerabile”. Un’appello forte e accorato, al quale è indispensabile rispondere perché “è impensabile ed irragionevole che ognuno agisca per proprio conto”. Per questo si cercherà di creare una delegazione che rappresenterà gli Ussitani tutti davanti al Commissario. 
L’assemblea è fissata per sabato 10 giugno alle ore 16, in piazza dei Cavallari. In caso di pioggia ci si sposterà nei locali del ristorante La Mezzaluna. Forza Ussita, resta unita. È importantissimo.

Luca Craia

Totò e la morte (dignitosa)




Non capisco perché serva una sentenza della Cassazione per stabilire che un uomo abbia diritto a una morte dignitosa; qualsiasi uomo, intendendosi per uomo la scimmia antropomorfa glabra, presumibilmente dotata di anima immortale e di cattiveria pura, capace di grandi genialità e di immense nefandezze quando non di vite anonime destinate all’oblio. Eppure, se la Cassazione dice questa ovvietà si scatena un pandemonio.
Forse il pandemonio è dovuto al fatto che questo pronunciamento della Suprema Corte è diretto a un caso specifico. E il caso specifico riguarda un detenuto condannato al massimo della pena, una condanna che, eccezionalmente, in uno Stato il cui diritto punta alla rieducazione del detenuto, si esplica nella sola punizione estrema senza possibilità di redenzione e recupero del detenuto. Questo è l’ergastolo: una società civile, che ripudia l’omicidio e, conseguentemente, la pena di morte, punisce il reo di atti estremamente gravi con una pena che è la morte sociale della persona, la sua reclusione a vita senza possibilità di reinserimento sociale. Ebbene, secondo la Cassazione, anche questo tipo di detenuto è un uomo e, in quanto tale, meritevole di morte dignitosa. Non ci trovo nulla di scandaloso.
Il punto è che, probabilmente, il pronunciamento della Corte Suprema porterà a una richiesta di scarcerazione per motivi di salute, richiesta che, molto probabilmente, verrà accolta. In questo modo vedremo una bestia, un uomo che la società ha espulso perchè autore di gesti di tale gravità da non poter essere più ritenuto parte della società stessa, uscire di prigione e smettere di scontare quella pena che ha meritato per gli orrori commessi. E questo repelle la nostra coscienza, il nostro senso di giustizia, mette in crisi la nostra stessa moralità. È assolutamente inaccettabile che quest’uomo possa uscire di prigione e tornare a vivere, o a morire, come uno che non ha fatto nulla di male.
Però Totò Riina, perché è di lui che sto parlando, è un uomo. È un uomo ignobile, vomitevole, degno di tutto il disprezzo del mondo, ma è un uomo e, in quanto tale, ha il diritto di morire dignitosamente. E non conta se egli non abbia rispettato lo stesso diritto di cui erano in possesso le sue vittime. La società che si dice civile non può equipararsi a un carnefice e deve rispettare i principi che la rendono, appunto civile. Ma Totò Riina dovrebbe morire dignitosamente senza uscire di prigione. Ed eccolo, il vero problema: la dignità dell’uomo in prigione. Questa è la domanda che dovremmo porci: perché un uomo, per morire dignitosamente, deve uscire di prigione? Perché un uomo, in Italia, non può morire dignitosamente in prigione?
Questa sarebbe la giusta battaglia da combattere, il giusto motivo di indignazione, più alto di quello, legittimo, per l’eventuale scarcerazione di un mostro. La dignità dell’uomo detenuto. Perché, se Riina non merita redenzione, chi ha commesso reati meno gravi ne ha il diritto, così come ha il diritto a essere reinserito in società. Il caso di Riina, l’affermazione conseguenziale che attesta l’impossibilità per un uomo di morire in prigione con dignità, stabilisce che in prigione non vi sia dignità per l’uomo. E questo è gravissimo.

Luca Craia

AMATRICE: INAUGURAZIONE FANTASMA UNISCE COMITATI DI CITTADINI, ASSOCIAZIONE DEI COMMERCIANTI E SINDACI



Riceviamo e pubblichiamo

Questa mattina il coordinamento dei Comitati Terremoto Centro Italia insieme all'Associazione dei Commercianti di Amatrice ha organizzato l'inaugurazione del centro commerciale di Amatrice, centro Commerciale fantasma. La data di consegna annunciata dal Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti è stata puntualmente disattesa. L'incomprensibile lentezza dei lavori del Centro commerciale di Amatrice è emblematica dello stato delle cose su tutto il cratere.
La burocrazia e l'immobilismo delle istituzioni sono il principale nemico di una rapida ricostruzione delle zone colpite dal sisma. La partecipazione alla protesta è stata massiccia tale da bloccare la statale di accesso ad Amatrice. La svolta importantissima nel prosieguo della protesta c'è stata quando i comitati, i commercianti, i cittadini si sono spostati nei giardini antistanti il comune di Amatrice dove hanno richiesto di essere raggiunti dal Sindaco Pirozzi il quale, dopo aver ascoltato ed essersi confrontato con i partecipanti alla manifestazione , ha fatto proprie le loro motivazioni proponendo di organizzare un Tavolo con Regione Lazio, con il Coordinamento dei Comitato Terremoto Centro Italia e Associazione commercianti per chiedere conto dei ritardi della Consegna del centro Commerciale, delle SAE, del bando per lo smaltimento delle macerie ed individuare le responsabilità.