lunedì 5 giugno 2017

Terremoto: ora arriva la rassegnazione. E gli interessi particolari.



Dopo la pazienza, finita dopo mesi di speranza per una ricostruzione che non è partita e ancora non parte, ora è finita anche la rabbia. Quella rabbia che portava i terremotati a Roma, che muoveva iniziative di protesta, che faceva formare comitati, che gridava lo sdegno per il calpestio delle anime e delle dignità subito da chi già aveva fatto i conti con la furia della natura, oggi sta sciamando, per lasciare il posto a tanti rivoli di rassegnazione, come dopo la tempesta rimangono quei rigagnoli d’acqua per le strade a scorrere via verso il mare grande delle ingiustizie.
Oggi ognuno gestisce la propria, di rabbia. E questa, trovato il rimbalzo sbattendo col muro gommoso delle Istituzioni, si incanala nella difesa del proprio, sia esso l’orto, il campanile, l’interesse. È una rabbia rassegnata, che porta a smettere di combattere senza smettere di digrignare i denti, che porta a cercare di salvare il salvabile, se qualcosa è ancora salvabile, accorciando la mira, lo sguardo, la visione. Sono rimasti pochi a combattere, io li conosco. Ci sono ancora sindaci in prima linea con la baionetta in canna, ci sono cittadini ancora più arrabbiati perché quelle istanze legittime e lampanti non solo non sono state ascoltate dal potere ma non vengono più comprese nemmeno da chi le dovrebbe condividere in quanto sono anche sue.
È il gioco del potere, quello di dividere, di mettere gli uno contro gli altri, quelli con la casa contro quelli senza casa, i residenti contro i non residenti, quelli di qua contro quelli di là, quelli con la tessera di partito contro tutti gli altri che la tessera nemmeno la pensano. Il potere fa quello che vuole, ha abilmente gestito non l’emergenza ma il dolore e ora lo usa, strumento formidabile per il disegno in corso. E neanche le voci come la mia, come quella di qualche giornalista coraggioso, di qualche temerario organizzatore di folle sciamate possono più fare tanto se non prendere atto della fine della benzina.
Il potere sa come gestire questo momento, è quello su cui ha lavorato per mesi: gli sfollati smembrati, disintegrati e dispersi, quelli rimasti lasciati a marcire tra le macerie, gli amministratori locali non allineati indotti alle dimissioni o a combattere battaglie solitarie, guardandosi le spalle anche dal sedicente alleato, gli indottrinati sempre più forti perché gli altri, alla fine, cedono. Qualcuno più scaltro intravede delle opportunità: politiche, economiche, di prestigio personale. Gli altri mettono in tasca la rassegnazione, la constatazione di mesi di lotta spesi per ottenere niente. Le macerie ancora per le strade, le zone rosse ancora chiuse, le casette che verranno, sì, ma quando verranno non si sa. Un territorio smembrato, mortificato, impoverito. Il disegno di desertificazione si sta compiendo. È stato progettato bene, perché sembrano stolti ma non lo sono o, almeno, non è stolto chi ha voluto e progettato tutto questo.
Provo solo nausea per lo sciacallo, non quello che ruba tra le macerie ma quello che ruba il futuro e, facendolo, brucia anche il proprio. Scusate lo sfogo amaro, spero possa servire a smuovere qualche coscienza e a far ripartire qualche piccola reazione.

Luca Craia

Ancora grande cinema a Montegranaro: La Vuscia, il nuovo erotic movie


Medaglia d’argento al brigadiere montegranarese che salvò una donna dall’alluvione.



Verrà premiato con la medaglia d’argento al valor civile, stasera alle 18, il brigadiere capo Fausto Foresi, in servizio presso la Stazione dei Carabinieri di Montegranaro. Il nostro Carabiniere, che riceverà l’encomio presso il Comando Regionale dell’Arma ad Ancona, fa parte dell’organico della caserma montegranarese da otto anni. Il riconoscimento gli viene attribuito per un grande gesto di coraggio: nel 2011 ci fu un’alluvione a Casette d’Ete e una donna era rimasta intrappolata nell’auto in balia delle acque del torrente Ete Morto. Fausto Foresi non esitò a gettarsi in acqua per salvare la malcapitata.
Si tratta di un ordinario atto di eroismo, uno di quelli ai quali siamo quasi abituati e ai quali non si pensa quasi mai, ma che attestano in valore e il coraggio di questi uomini che proteggono i cittadini sia quando sono in divisa che quando la tolgono. Un atto di eroismo che viene giustamente riconosciuto e premiato. E Montegranaro è orgogliosa di avere uomini come Foresi a vegliare sulla sua sicurezza.

Luca Craia

domenica 4 giugno 2017

Hanno vinto loro

È colpa degli Americani. È colpa dell'Arabia Saudita. Sono i governi di destra. Sono le multinazionali. Bildemberg. Le scie chimiche.
Ci sono un sacco di ipotesi sulle responsabilità del terrorismo internazionale moderno, quello che, ormai, ogni due o tre giorni ammazza qualche cristianuccio così, tanto per. Alcune di queste ipotesi sono farneticanti, altre sono più che plausibili. Ma c'è un fatto oggettivo che è sotto gli occhi di tutti ma non si può nominare: i terroristi sono tutti musulmani.
Hanno vinto loro. Se non siamo capaci, per indottrinamento, tornaconto, ignavia o stupidità, di riconoscere l'oggettività di un dato così macroscopicamente evidente, non possiamo salvarci. Abbiamo un problema con l'Islam. Però non possiamo dirlo. Non possiamo neanche pensarlo pena l'esilio sociale e culturale.  E se non possiamo pensarlo non ci possiamo difendere.
Hanno vinto loro perché siamo inermi. Hanno vinto loro perché ci siamo arresi senza combattere, perché non cerchiamo soluzioni. Hanno vinto perché viviamo nel terrore, non siamo più liberi, e un deficiente che spara un petardo diventa a sua volta un terrorista. La responsabilità è complessa ma alla base c'è il problema che abbiamo con l'islam. Ma non lo possiamo dire.

Luca Craia