giovedì 25 maggio 2017

Veregra Street: la pausa non cambia la festa ma allunga i disagi



Come volevasi dimostrare: l’idea di spalmare il Veregra Street Festival su due fine settimana anziché mantenere la tradizionale settimana ininterrotta, mantenendo sostanzialmente inalterata la durata dei giorni di festa, allunga la durata dei disagi per residenti e, soprattutto commercianti. Infatti è stato stabilito, come ogni anno, di chiudere la corsia lato giardini di viale Gramsci, per dare modo agli stand di permanere in loco per tutta la durata del festival.
Ci sarà, quindi, la possibilità di procedere solo a senso unico con direzione largo conti – via Zoli, con conseguente perdita di una buona metà dei posti auto. In questo modo, però, viale Gramsci diventa quasi impraticabile non più per i canonici sette giorni del festival ma dal 15 al 25 giugno, ma per ben undici giorni, aumentando evidentemente i problemi per chi abita in centro e per i negozi, già fortemente provati dalla presenza del cantiere.
Le auto procederanno sul nuovo selciato, e questa farà anche da banco di prova dello stesso, fermo restando che poi, al termine del festival, verrà allestito il cantiere per il secondo stralcio del progetto, quello inerente l’area di largo Conti. Questo produrrà un ulteriore periodo di difficoltà per gli esercizi commerciali. Speriamo che commercianti e residenti siano dotati di tanta pazienza.

Luca Craia

Odore di elezioni? Rispunta il palasport.




Tutto vero quello che dice il corrispondente del Corriere Adriatico stamattina nel suo articolo politico-sportivo. Tutto vero tranne che a Montegranaro l’intera città abbia “fame di basket”, affermazione smentita dalla presenza di pubblico alle partite. È un articolo molto politico, quello che scrive Pagliariccio, e anche molto personale, più da blog, direi, che da quotidiano. Il giornalista è un noto appassionato di basket e in materia è sia competente che coinvolto, e questa passione traspare tutta dalle sue parole.
Non sbaglia, raccontando la triste storia dei due palas di Montegranaro, uno mai terminato a causa di un progetto nato male e cresciuto peggio, inquinato da un fallimento prevedibile quanto evitabile. L’altro, pozzo di San Patrizio di fondi pubblici, ingoiati in quantità e mai stati sufficienti per rendere l’impianto adeguato in quanto adeguarlo è impossibile.
È anche vero che, con tutte le strutture sportive cittadine messe male o malissimo, è assurdo spendere 450.000 Euro per un nuovo impianto, quello che sorgerà, per volere del vicesindaco Ubaldi, all’estrema periferia di Montegranaro e che servirà solo a far contente un paio di associazioni sportive e a far raccattare qualche decina di voti all’assessore allo sport, che poi è sempre Ubaldi.
Quindi diciamo che, per una volta, mi trovo d’accordo con il giornalista del Corriere, incredibile ma vero. Ma mi ci trovo fino a tre quarti dell’articolo, perché poi entra in campo lo sportivo e sostituisce il giornalista (o il blogger, che in questo caso è più precisa come figura) e comincia a sentire odore di campagna elettorale. Sa bene che, in ogni campagna elettorale che si rispetti, a Montegranaro, si torna a parlare di palasport, e si prende la primogenitura per le prossime elezioni, proponendo di investire, come se fosse cosa nuova, in un nuovo impianto sportivo adatto per le categorie maggiori.
Se questo era difficile da pensare in passato e, infatti, non è mai stato fatto nonostante le promesse, oggi è impossibile, impensabile, addirittura immorale, secondo la mia modesta opinione, soltanto proporlo. Vi spiego perché, casomai non fosse già chiaro:
- le scuole di Montegranaro sono tutti a forte rischio sismico. Investiamo nel palasport?
- i palazzi pubblici di Montegranaro sono tutti lesionati. Investiamo nel palasport?
- il centro storico di Montegranaro sta implodendo. Investiamo nel palasport?
- i servizi sociali a Montegranaro sono ridotti al lumicino. Investiamo nel palasport?
- la crisi economica ha falcidiato le nostre imprese. Investiamo nel palasport?
- le strade di Montegranaro sono ridotte a mulattiere. Investiamo nel palasport?
- gli impianti sportivi esistenti sono praticamente senza manutenzione. Investiamo nel palasport?
- mancano aree verdi attrezzate, giardini, spazi di aggregazione. Investiamo nel palasport?
- non abbiamo in cinema perché mancano i soldi per comprare il proiettore. Investiamo nel palasport?
Sicuramente ci sono altre lacune da colmare che potremmo aggiungere a questo elenco, ma mi fermo qui. Spero che la proposta del giornalista/blogger rimanga sulla carta e che nessun politico utilizzi questo argomento per le prossime amministrative, nel qual caso, comunque, credo che farlo crei più danni che benefici: la gente di Montegranaro è cambiata, è più matura e sa quello di cui ha veramente bisogno.



Luca Craia

Non tutti gli emarginati uccidono. Quelli che uccidono sono islamici.




Un ragionamento, direi, talmente semplice da sembrare scontato, lapalissiano. Ma, siccome, a quanto pare, tanto scontato non è, lo rubo dalla bacheca Facebook di mio fratello Paolo e lo condivido coi miei lettori. Giusto così, per una riflessione.

Mi hanno spiegato che il terrorismo non c'entra con l'Islam ma è figlio dell'emarginazione. Ok. Però ci sono molti emarginati cristiani, molti sono buddisti, poi ci sono sikh, animisti, atei. Ma le bombe le mettono solo i musulmani. Dipende dalla nazionalità? No perché i terroristi sono anche ceceni, quindi caucasici, Indonesiani, pastu, anche europei. Ma tutti musulmani. L'unica cosa che hanno in comune è il fatto di essere musulmani. Ma forse è un caso ed è colpa dell'emarginazione. Forse un giorno, se diventassi un emarginato, potrei diventare un terrorista anch'io. Però prima mi dovrei convertire all’Islam.