martedì 23 maggio 2017

Parte la Settimana della Cultura montegranarese. Ma non lo sa nessuno.


Il team di associazioni culturali che organizzò la prima edizione della Settimana della Cultura di Montegranaro, coordinata dal sottoscrito e dal compianto Enzo Conti.


Voi lo sapevate che tra pochi giorni a Montegranaro comincia la “Settimana della Cultura”? No? Per forza, non lo sa nessuno, giusto chi la dovrebbe realizzare, forse, lo sa. Non si sa quando comincia, quando finisce, quanto dura. Non si sa cosa comprende, chi ci partecipa, quali sono i temi. Non è noto il calendario. Non si sa niente. Si sa solo, e io l’ho saputo per puro caso, che dovrebbe iniziare sabato prossimo. Forse, non sono sicuro.
Sabato prossimo, eh? Mica tra quindici giorni. E non c’è un manifesto. E non c’è un evento sui social. E non c’è… niente. Non c’è niente per informare la cittadinanza di questo evento o serie di eventi che sia. Eppure qualcuno ci deve aver lavorato per realizzare la Settimana della Cultura. Credo che, chi ci si è impegnato, abbia piacere che partecipi qualcuno. Ma se non promuovi nulla chi vuoi che ci venga? I soliti, e neanche tutti. E forse è meglio così, la cultura è una cosa d’élite, per pochi. Ma pochi pochi. Meno siamo meglio stiamo.

Luca Craia

Via pure l’Ente Parco da Visso? La strategia della desertificazione continua.



Come si desertifica un’area? Si potrebbe buttarci una bomba atomica, si potrebbe fare un’azione di forza, rastrellarne gli abitanti e deportarli tutti, si potrebbero fare tante belle azioni nazistoidi e la cosa sarebbe semplice e veloce. Ma non è possibile agire in questo modo, ancora no, per lo meno. In soccorso ci arriva un bel terremoto, che non avrà l’effetto della bomba atomica ma ci va vicino e, comunque, ci dà la possibilità di deportare tutti, o quasi, senza dover per forza fare i nazisti. Poi abbiamo anche la fortuna che ci crolla mezza montagna sulla strada principale, cosa molto utile per finire di massacrare l’economia locale.
Però qualcosa bisogna pur fare, non possiamo mica pensare che ci pensi la natura da sola. Allora ritardiamo un bel po’ la consegna delle casette, così chi voleva tornare si fa passare certi pensieri bislacchi. Non togliamo le macerie, portiamo la scuola lontana lontana, creiamo un sacco di problemi a chi è rimasto, tra permessi, timbri, denunce. Poi che è che c’è a Visso? La sede del Parco dei Sibillini? E allora portiamo via pure quella, c’è Norcia che la vuole da un sacco di tempo. Diciamo che è una cosa provvisoria e poi si sa, in Italia le cose provvisorie diventano definitive e quelle definitive cascano giù.
Dice: magari gli facciamo pure un piacere a portargli via il Parco. E no, il parco rimane, va via la sede, vanno via gli uffici, ma il parco rimane a creare ulteriori problemi. Però la sede, gli impiegati, la gente che ci deve andare, tutto a Norcia. A Visso non ci deve stare più nessuno. Nemmeno quel matto di un Sindaco che si arrabbia tanto. Prima o poi un sistema per azzittirlo lo troviamo. Gli irriducibili? Anche loro, alla fine, si dovranno arrendere. Quando non ci sarà più rimasto niente da difendere, per cosa combatteranno?

Luca Craia

(foto Fausto Pacifici)

Siamo sotto attacco. Che facciamo? Niente. Sfiliamo.



Il giorno dopo la bella manifestazione di scollegamento totale dalla realtà registrata a Milano, in cui un discreto numero di persone senza problemi e senza la minima conoscenza né interesse per i problemi della gente comune, ha sfilato chiedendo maggiore apertura verso gli stranieri, cosa peraltro impossibile perché più aperti di così mi sa proprio che non si può, arriva l’ennesimo attacco vile, sanguinario, disumano alla nostra civiltà. Arrivano i musulmani e, in nome del loro dio, ammazzano i nostri bambini. Ora, posto che il primo che si azzarda a fare paragoni tra questo e la religione cattolica e le crociate e tutte queste stupidaggini ignoranti stavolta lo aggredisco fisicamente, credo sia evidente che l’attacco è prolungato e non si ferma.
Che si tratti di attacco lo diciamo da tempo, lo dicono i giornalisti, quegli stessi giornalisti che tra un paio di giorni torneranno a strapparci le lacrime con qualche triste storia di immigrazione. Il problema è che non ci difendiamo. Non si fa nulla per difenderci, perché pensare di difenderci coi servizi di intelligence mi pare presuntuoso e inutile, del resto lo dimostrano i fatti. E i fatti parlano di un attacco dall’interno, perché il nemico, quello che ammazza i nostri bambini con bombe piene di chiodi e di biglie di ferro, metodo amato dai terroristi palestinesi tanto cari ai nostri politici,  in modo di ammazzarne in più possibile, sta in mezzo a noi, vive in mezzo a noi, magari ci sorride per strada e ci fa pure assaggiare il suo couscous.
Quindi, mentre qualche migliaio di persone scollegate dalla realtà marcia per trovare in modo di fare entrare quanta più gente possibile nei nostri Paesi, quelli che già sono qui ci ammazzano allegramente, con la santa benedizione della sedicente sinistra, delle organizzazioni umanitarie che fanno capo alle multinazionali, del Santo Padre, dei vari don Vinicio e di tutta quella gente che vive in un altro pianeta ma detta le regole per il nostro.
Qui abbiamo un problema, un problema molto grosso che ci sta portando a modificare radicalmente le nostre abitudini, il nostro concetto di libertà, in definitiva la nostra stessa cultura. Occorre trovare il rimedio e farlo velocemente. La radice del problema la conosciamo: si chiama Islam. Non diciamo ipocrisie: il problema è l’Islam, cultura, più che religione, inconciliabile con la nostra. È vero, ci sono un sacco di musulmani bravi, che cercano di integrarsi, che “non danno fastidio”. Però, in mezzo a loro, si nascondono quelli che mettono le bombe con i chiodi dentro, quelli che accoltellano i poliziotti, quelli che guidano i camion a tutta velocità tra la folla. E non sono pazzi, disadattati, alienati, incompresi: sono soltanto pericolosi. PERICOLOSI. E sono nascosti tra di noi.
Se non capiamo questo non risolveremo mai nulla. Qui non si tratta più nemmeno di chiudere le frontiere, perché il nemico è già dentro. Qui si tratta di trovare una soluzione per il pericolo islamico che abbiamo già in casa. E se la maggior parte della gente musulmana non è un pericolo, lo diventa in quanto è tra loro che si nasconde il pericolo. Come si fa a risolvere questo problema? Non lo so, non sono io quello che lo deve risolvere. Quello che credo di sapere è che non è facendo le marcette per l’accoglienza che salveremo la vita ai bambini.

Luca Craia