mercoledì 10 maggio 2017

Il furbo don Vinicio ha ragione. Ma solo per mezza lettera. Per il resto insulta l’Italia.



Leggevo la lettera di don Vinicio Albanesi pubblicata da La Provincia di Fermo.com e, più andavo avanti, più rimanevo a bocca aperta. “Ma come” mi dicevo, “come è possibile che io sia d’accordo con don Vinicio, questo prete che ha infangato il nome del Piceno e dei suoi onesti abitanti, questo prete che non si è fatto scrupolo di dare del razzista a un popolo intero, questo prete che si finge vicino agli ultimi ma poi si scopre amico dei potenti, manipolatore di anime, abile utilizzatore della comunicazione moderna, strumentalizzarore di stampa e televisione?”.
Eppure don Vinicio ha ragione quando critica con forza e veemenza il sistema di accoglienza italiano, che non funziona in maniera lampante, che non ha un procedimento di accoglienza limpido, che non ha un programma di inserimento nella società dei profughi. È un discorso politico, quello del prete, che critica la politica di accoglienza messa in campo dagli ultimi governi italiani e lo fa partendo dal punto di vista del profugo che giunge in Italia. Fino a un certo punto, quello che dice don Vinicio non fa una piega.
Ma poi sbanda. Non riesce a trattenersi. Cede alla tentazione e ricomincia con la solita offensiva generalizzazione, con l’accusa immotivata e strumentale di razzismo verso il Popolo Italiano. “La maggior parte del nostro popolo non vi vuole e non vi ama” dice il prete, e come fa a fare un’affermazione di questo tipo solo Dio lo sa. Offende tutti, anche coloro che lo sostengono nelle sue spesso discutibili iniziative, anche coloro che si tappano gli occhi e spengono il cervello in nome di ideologie antiche e sganciate dalla realtà.
“Per sopravvivere potrete essere costretti ad azioni illegali” dice don Vinicio. Ma non dice da chi. Giustifica il criminale straniero con una fantomatica costrizione fatta dal Popolo Italiano che vorrebbe che il profugo delinqua. È un delirio, quello del prete, una sorta di accusa generale e infondata, una prosecuzione del trans iniziato la scorsa estate con la brutta storia dell’uccisione di Emmanuel Chidi e che pensavamo sciamato.
Poi, concludendo, don Vinicio torna sulla terra e riprende una disamina politica che torna ad avere senso e chiarisce il motivo di questa botta da sciamano da peperonata: vuole qualcosa e cerca di ottenerla. Parla di dati, di politica di accoglienza italiana ed europea, e sono tutte posizioni rispettabili e su cui si può discutere. Ma l’accusa di razzismo al Popolo Italiano no, non si può accettare, è una vergogna e il prete deve provarla, questa vergogna. Perché il Popolo Italiano ha fin qui dimostrato grande apertura, generosità e capacità di accoglienza e, se è vero che chi ci governa e la classe dirigente italiana adottano politiche disumanizzanti e dirette al solo scopo di arricchire qualcuno, don Vinicio non si deve permettere di offendere il Popolo per i suoi giochini politici.

Luca Craia

Il silenzio sulla Valnerina. A maggio ancora non se ne parla. Altro tassello del progetto di desertificazione.



Un danno pesantissimo, le attività economiche dell’alto Nera, lo stanno subendo dalla chiusura della Statale della Valnerina. Come è noto una frana, all’altezza delle gole, ha interrotto la strada facendo deviare il corso del fiume sulla stessa. Questo è accaduto a ottobre, dopo l’ultima grande scossa, e da allora sono passati sei mesi abbondanti.
In questo frattempo di discorsi se ne sono sentiti tanti, dalle proposte di progettazione di Unicam, ovviamente inascoltate, alle necessità di fantomatici monitoraggi della frana, propedeutici a ogni intervento, che non si sa se siano stati attuati oppure no. Fiumi di parole che si sono riversati nel Nera per poi lasciare spazio a un silenzio assordante. C’è anche una petizione che, fino a oggi, ha raccolto 23.800 firme. Ma anche quella non la scolta nessuno (se volete firmare CLICCATE QUI).
Tenere chiusa e senza alcun intervento l’arteria principale che collega l’Alto Nera all’Umbria e al Lazio sembra essere un ulteriore indizio della volontà, sempre più evidente, di annichilire ogni velleità di ripresa di quest’area, un’area che vive di turismo ma anche di alcune aziende manifatturiere di un certo rilievo per le quali il collegamento è vitale. Inutile spiegare quali possano essere i danni derivanti dalla strada chiusa per attività commerciali e ricettive.
Se non si dà la possibilità alla popolazione di continuare ad avere un reddito in loco, è logico che questa tenda a spostarsi dove può trovare sostentamento economico. I segnali ci sono: molte attività si sono trasferite altrove, prevalentemente sulla costa e, nonostante i buoni propositi, risulta piuttosto difficile pensare a un loro ritorno alla sede originaria. Una comunità senza attività produttive e commerciali, specie se mal collegata col resto del territorio, è ovviamente destinata a sparire. Ecco quindi che si spiega l’immobilismo nella riapertura della Valnerina. Per quanto appaia fantascientifico, la presenza di un disegno per la desertificazione dell’area colpita dal terremoto è sempre più plausibile e, nel mentre si registrano continui indizi a riprova di questo sospetto, nulla si muove per smentirlo. Il terremoto, insomma, potrebbe essere stato un imprevisto acceleratore di un progetto che preesisteva e che ora potrebbe essere realizzato con maggior snellezza.

Luca Craia

Palazzo Francescani pericoloso o no? Ordinanze per la sicurezza ma dentro si concedono sale per eventi.



È quanto meno curiosa la contemporaneità dei due provvedimenti dell’Amministrazione Comunale di Montegranaro, entrambi inerenti palazzo Francescani ed estremamente contraddittori tra loro. Infatti il Sindaco di Montegranaro, in data 9 maggio 2017, emetteva un’Ordinanza contingibile e urgente, la numero 65, sull’agibilità parziale del palazzo, sede di uffici comunali e del Consiglio Comunale stesso, a causa dei danni riportati dallo stabile a seguito del terremoto del 24 agosto scorso. Contemporaneamente o, almeno, in pari data, la Giunta emetteva una delibera con cui concedeva il patrocinio oneroso e, quindi, l’uso della Sala Consiliare, per una iniziativa di un movimento cittadino (Slotmob, che organizza un incontro piuttosto interessante).
Ora qualcuno deve farmi capire se Palazzo Francescani è pericoloso oppure no. Pericoloso dovrebbe esserlo, visto che l’ala ovest presenta vistose crepe sia all’esterno che all’interno (vedi i bagni, appunto, della Sala Consiliare) e visto che, addirittura, di deve sgomberare le abitazioni adiacenti, dichiarate “non fruibili” dalla stessa ordinanza. Quindi, se il palazzo non è sicuro, come si fa a concederne l’uso per manifestazioni pubbliche?
Del resto il palazzo non si è lesionato ieri, ma otto mesi fa, e si è continuato a utilizzarlo senza preccupazioni di sorta. Allo stato attuale, addirittura, non risulta che siano state prese misure circa gli uffici comunali che vi risiedono. Quindi, a questo punto, non si capisce più niente. Palazzo Francescani è pericoloso o no?

Luca Craia