giovedì 4 maggio 2017

I dubbi di Sciapichetti: e il tufo dove lo mettiamo?



L’assessore regionale all’ambiente, Angelo Sciapichetti, forse l’unico, nella compagine anconetana, a provare a fare il suo dovere istituzionale, pur inanellando errori in fila indiana e manifestando la stessa inadeguatezza dei colleghi di giunta, ci tiene, bontà sua, a farci partecipi dei suoi dubbi esistenziali, dei quali ha informato il Ministero per l’Ambiente. A fine aprile, infatti, e quindi a sei mesi dall’ultima grande scossa che ha distrutto gran parte dei paesi dei Sibillini, il nostro assessore è in preda al dubbio amletico: dove lo metto il tufo delle macerie?
Il tufo è materiale vulcanico e, in quanto tale, contiene in sé una piccolissima parte di particelle radioattive. È proprio questa piccolissima parte di radioattività naturale a preoccupare Sciapichetti che ora non sa dove ammucchiare i detriti di tufo provenienti dalle macerie. Col tufo si costruicono case. Dentro le case di tufo ci vive la gente, di solito. Ma, quando queste case crollano, il problema diventa la radioattività del tufo. Per questo, il nostro, ha chiesto chiarimenti al Ministero e ce ne ha resi edotti tramite un opportunissimo comunicato stampa. Del resto era da un po’ che non sentivamo parlare dell’assessore all’ambiente marchigiano, per cui una comparsata sui giornali non la si nega a nessuno.
Ora attendiamo fiduciosi la risposta del Ministero e così sapremo dove mettere il tufo. Ci piacerebbe anche sapere dove mettere gli sfollati, quando potrà partire la ricostruzione, quando si riapriranno le strade e tanti altri dubbi che abbiamo in tanti. Ma quello di Sciapichetti, almeno, ce lo saremo tolto.

Luca Craia

Scuola di Santa Maria: non dovevamo fare i lavori in estate?



Se ne sono dimenticati tutti, a quanto pare, ma il 30 ottobre scorso, circa sei mesi fa, la terra ha tremato forte, qui da noi, tanto forte da fare danni seri anche a Montegranaro, per quanto infinitamente meno seri di quelli prodotti all’interno del cosiddetto cratere. Ci sono case lesionate, gente sfollata, e un sacco di edifici pubblici danneggiati. Qualcuno ricorderà che anche la scuola di Santa Maria era stata danneggiata e che questo edificio suscita da sempre grandi preoccupazioni per la sua tenuta strutturale. Lo studio sulla vulnerabilità sismica dello stabile, unico realizzato a Montegranaro nonostante la legge imponga queste misure cautelative per tutti gli edifici scolastici, ha lasciato pochi dubbi: l’edificio è pericoloso. Così, si ricorderà, l’Amministrazione Comunale ha deciso di predisporre l’adeguamento sismico della scuola, un adeguamento che porterà il livello di sicurezza a 0.7 che, certamente, non è l’ottimo. Ma almeno si migliora, di poco ma si migliora. Chi si accontenta gode, anche quando dentro quella scuola ci sono i propri figli.
I lavori di adeguamento dovrebbero essere finanziati con fondi regionali. La somma stanziata è di 580.000 Euro, e pare che sia già stata approvata in Regione. Il Sindaco, Ediana Mancini, il 12 novembre dichiarava: “grazie anche all’assessore Fabrizio Cesetti, abbiamo avuto la notizia che con il decreto da parte della regione Marche del 2 novembre scorso è stato integrata la graduatoria per intervento di edilizia scolastica per l’annualità 2016, con l’inserimento di Montegranaro e Francavilla d’Ete”. Il problema è che, di questi soldi ancora non c’è traccia. Eppure il Sindaco, sempre il 12 novembre scorso, doveva: il nostro finanziamento di 580.000 euro è certo e stiamo aspettando che il Ministero eroghi le risorse per fare la gara di appalto, che dovrà essere espletata entro fine marzo”. Già, solo che siamo a maggio e ancora non ci sono notizie.
La scuola finisce tra un mese, l’8 giugno. Se si devono fare dei lavori, questi andrebbero fatti quando la scuola è chiusa, quindi durante le vacanze estive. Ma ci sono i tempi di appalto, che sono lunghi, e già con quelli, partendo da oggi, si arriverebbe a estate inoltrata. Poi vanno fatti i lavori, e anche quelli richiedono tempo, anche perché non sono affatto semplici da realizzare: ogni muro tramezzo dovrebbe essere abbattuto e sostituito con una struttura rinforzata in ferro. Una cosa che non si fa, immagino, in quindici giorni.
Che vuol dire tutto questo? Secondo me vuol dire che a settembre i bambini torneranno a scuola nella stessa struttura dove vanno ora, ossia un edificio con basso livello di sicurezza. Magari al prossimo terremoto cominceremo di nuovo a preoccuparci.

Luca Craia

Il giorno in cui morirono i social network



Smisero di funzionare così, di botto. Era mattina presto quando i social network di tutto il mondo si piantarono contemporaneamente. Uozzappe non mandava né riceveva messaggi. Feisbucche non caricava più immagini e non funzionavano più i mipiace. Istagramme mostrava solo rettangoli neri. La gente andò nel panico. Non potendo più seguire i propri comportamenti social abituali,  cominciarono tutti a fare cose strane.
Il salutatore mattutino aprì la finestra e urlò il suo buongiorno al mondo. Il vicino lo mandò a fanculo.
Il chattatore alla guida alzò gli occhi, vide la strada e si spaventò a morte.
Lo speditore di poke random diede un buffetto alla moglie. La moglie lo picchiò.
Il cliccatore di mipiace andò al supermercato, comprò un pennarello e scrisse “mi piace” su tutti i cartellini dei prezzi. Il direttore del supermercato lo picchiò.
La trascrittrice colta di aforismi aprì un libro a caso, trovò una bella frase e fece copia e incolla, rimanendo appiccicata con le dita alla pagina.
Il condivisore di post aprì la cassetta della corrispondenza del vicino e provò a condividerne il contenuto, distribuendo bollette a destra e a manca.
Il commentatore di post si mise a litigare col televisore e lo ruppe con una testata.
L’odiatore a prescindere prese a pugni lo specchio del bagno, poi quello della camera e infine quello dell’ingresso. Totalizzò otto punti di sutura alla mano e una quantità incalcolabile di anni di guai.
Il seduttore seriale andò a trovare una sua amica virtuale e scoprì che aveva i baffi.
La principessa del castello aprì la porta a uno dei suoi amanti virtuali e scoprì che non ce l’aveva grosso come diceva e non era nemmeno così bravo a usarlo.
I ragazzi del gruppo dei tifosi della Lanerossi Vicenza si ritrovarono davanti al campo sportivo e picchiarono uno col giubbotto bianconero.
Le ragazze del gruppo delle amiche carissime scesero in strada, si incontrarono e non si salutarono.
Tutti andarono in piazza in cerca dei propri duemilaquattrocentododici amici e la trovarono piena di gente che non conoscevano.
In piazza, Gianfulvio fece una battuta spiritosa ma, invece di ricevere i suoi soliti venticinque mipiace, fu picchiato selvaggiamente.
Elena mostrò una generosa scollatura ma, invece di ricevere i consueti quattromilasettecentoventotto mi piace, ricevette un sacco di botte da una mandria di mogli inferocite.
C’era molto rumore in piazza finchè, a un certo punto, si sentì il suono di una notifica di Feisbucche. Tutti ammutolirono e guardarono lo schermo del loro smartphone, scoprendo che i social network avevano ripreso a funzionare. In piazza cominciò a sentirsi solo il suono delle notifiche. Tutti tornarono a casa a testa china. Uno si fece un selfi. Per terra rimase la cover stropicciata di un telefono. Chissà chi l'aveva persa.

Luca Craia