mercoledì 29 marzo 2017

Viale Gramsci e il cantiere. Adesso come funziona?



Piccolo promemoria su come regolarsi durante i lavori in viale Gramsci.
- Sul lato mura sarà vietato parcheggiare. Del resto c’è il cantiere, per cui non sarà solo vietato, sarà proprio impossibile.
- Sempre sul lato mura sarà interdetta la circolazione. In un primo tempo solo nell’area a ovest di palazzo Francescani, successivamente su tutto il tratto.
- La circolazione avverrà soltanto in direzione est – ovest, cioè da largo Conti a via Zoli. In un primo tempo, finchè il cantiere lavorerà solo da palazzo Francescani verso monte, sarà possibile fare inversione di marcia e tornare verso largo Conti all’altezza di Palazzo Francescani. In seguito non più. L’inversione non sarà possibile per i mezzi pesanti che, tra l’altro, nemmeno ci riuscirebbero.
- La sosta sul lato giardini sarà consentita con disco orario. Si perderanno 11 posti ulteriori, 4 per consentire l’inversione davanti a Palazzo Francescani e 3 per esigenze di cantiere in fondo al viale.

Luca Craia

Il mistero dello yogurt ritirato. Problemi alla mensa, ma non si muove una foglia.



Che alla mensa scolastica montegranarese ci siano dei problemi pare evidente. C’è un susseguirsi di fatti negativi, più o meno sottaciuti o minimizzati, che preoccupa o, quantomeno, dovrebbe preoccupare i genitori anche se la maggioranza sembra non porsi il problema di come e cosa mangino i figli. Del resto, se nessuno si preoccupa se gli edifici scolastici siano o non siano pericolosi, figuriamoci quanto possa interessare la qualità del cibo che ingeriscono i figli.
Ma qualche genitore, forse un po’ più attento, ha segnalato a me e al Consigliere Comunale Pavoni, del Movimento 5 Stelle, che è anche membro della fantomatica Commissione Mensa, un fatto poco chiaro accaduto venerdì scorso. Sembra, infatti, che sia stato servito dello yogurt sul quale esistono diverse versioni: chi dice che fosse scaduto, chi che fosse prossimo a scadere, chi dice che fosse comunque cattivo. Fatto sta, e questa è l’unica cosa certa in questo accadimento misterioso, che lo yogurt è stato ritirato e ai bambini ne è stato fornito di nuovo, più fresco. Però quello nuovo sembra non sia bastato per tutti.
Da questa vicenda nebulosa, in cui non si capisce bene cosa sia accaduto se non che sia accaduto qualcosa, si evidenziano due ordini di problemi. Il primo è relativo al controllo del cibo: se non riusciamo a sapere cosa sia accaduto è perchè, evidentemente, non si riesce a risalire a chi abbia la responsabilità di cosa viene somministrato ai bambini. Ricordo che Endrio Pavoni propose alla Commissione Mensa, nell’unica occasione in cui la stessa venne convocata in tre anni di governo Mancini, la creazione di una scheda di valutazione del vitto, da compilare a cura degli stessi bambini. Sarebbe uno strumento utile a valutare la qualità del cibo e anche a capire come e perché accadano certi fatti. Il secondo problema è, appunto, la Commissione Mensa che non funziona o, quantomeno, non si vuole far funzionare.
La Commissione Mensa, che è presieduta dal Sindaco, è l’organo che dovrebbe vigilare e fare da garante verso i genitori circa la qualità del servizio. È un fatto quantomeno curioso, se non preoccupante, che questo organismo non venga fatto lavorare. L’unica volta che la Commissione si è riunita è stato a causa del sopralluogo svolto di sua sponte dallo stesso Pavoni, sopralluogo scaturito dalla presenza di topi nei locali della scuola di Santa Maria, nel corso del quale furono rilevate diverse criticità. Da quella data, e parliamo del 6 dicembre scorso, la Commissione non si è più riunita.
Ricordiamo che la convocazione della Commissione spetta esclusivamente al suo Presidente, che è il Sindaco. Quindi il suo mancato funzionamento ha solo ed esclusivamente responsabilità politiche. Anche se, a dire il vero, qualche responsabilità ce l’hanno anche il Consiglio di Istituto del quale non sappiamo più nulla da tempi immemorabili e al quale, comunque, sembra vada bene tutto, e ce l’hanno gli stessi genitori che, ricordiamolo, montarono una mezza rivoluzione perché non si permetteva ai figli di mascherarsi a scuola a carnevale, ma nulla hanno da dire su cosa mangino i figli o sul fatto che le strutture tutto sono meno che antisismiche. Da altre parti, vedi Ascoli, i genitori fanno le barricate, chiamano Le Iene, fanno sentire forte la loro voce. A Montegranaro, invece, va tutto bene. Anche se non va bene per niente. Ma il silenzio è d’oro.   
Luca Craia

Il terremoto chiude il ristorante. Si risorge sulla costa. Ma la montagna muore.



Un altro episodio positivo per i protagonisti ma molto meno per il territorio colpito dal terremoto, dopo quello dell’assessore al turismo di Visso che ha aperto una nuova attività commerciale a Porto Sant’Elpidio nell’impossibilità oggettiva di proseguire nella sua città a causa non tanto del terremoto quanto dell’immobilismo della politica, che in mesi e mesi non è riuscita ancora a muovere una pietra, ci viene raccontato da Cronache Maceratesi.
Sono due cittadini di Pieve Torina, ristoratori da una vita, prima nel loro paese e poi, negli ultimi anni, a Ussita, che hanno ricominciato una nuova vita e una nuova attività lontani da casa e dai loro monti. Samuele e Carla hanno creato un bel ristorante a Pieve, La Camilluccia, per poi lasciarlo in gestione e prendere le redini di un’altra attività di accoglienza storica, l’albergo ristorante Monte Bove. Il terremoto ha interrotto bruscamente e drammaticamente la loro attività e la coppia si è trovata, suo malgrado, trapiantata a Porto Sant’Elpidio. Nonostante la volontà di riprendere a lavorare sui Sibillini quanto prima, sono stati costretti a desistere: a Ussita la situazione è quella di cinque mesi fa e riprendere a lavorare nel loro ristorante è al momento impossibile, e probabilmente lo sarà per un lungo tempo. Troppo lungo. Così si è presentata l’occasione di iniziare una nuova avventura e, soprattutto, ricominciare a lavorare e a vivere un’esistenza normale. Carla e Samuele hanno preso in gestione un locale a Sant'Elpidio a Mare che aprirà presto e si chiamerà , “Non ti scordar di me”  e quindi ricominciano, portando il loro sapere e i loro sapori sul litorale. Col cuore sono rimasti sui monti, ma la vita deve proseguire. A loro va il mio sentito in bocca al lupo, davvero di cuore.
Però è un problema che si ripropone. Se le attività si spostano dai monti alla costa, sarà difficile pensare a un loro ritorno in loco, specie se i tempi si dilatano come stanno facendo. Piano piano, pezzo pezzo, la vita dei Sibillini si sta trasferendo altrove, lontano da quei luoghi bellissimi che, così, rischiano di diventare un bellissimo deserto. E il sospetto che questo sia programmato e voluto prende sempre più corpo. I motivi, a ben pensarci, ci sono eccome. Basti pensare alla nuova normativa sulla VIA, approvata nei giorni scorsi, proprio nel momento più favorevole agli speculatori grazie al terremoto, e i conti sono facili. Come è facile trovare le responsabilità. Poi bisognerà ricordarselo.

                                      
Luca Craia