martedì 28 marzo 2017

Caos sfollati. Pieroni fa paura: le nuove disponibilità rischiano di saltare.



Moreno Pieroni, assessore al turismo della Regione Marche, prova a far rientrare la protesta legittima degli sfollati del terremoto che non vogliono essere sballottati da una struttura all’altra. Lo fa blandendo una sorta di aut aut, o minaccia se preferite. “Ho ricevuto una lettera da due strutture di Numana e Sirolo che ora non ospitano sfollati: avevano dato disponibilità per 600 posti, 250-300 nuclei familiari. Ora ci hanno chiesto di dare conferma entro il primo aprile dell'arrivo dei terremotati. In caso contrario apriranno alla clientela della stagione estiva” dice candidamente l’assessore.
In questo modo vorrebbe forse intimorire gli sfollati che si stanno organizzando in comitati. I terremotati ospiti delle strutture ricettive costiere minacciano il ricorso al precetto per ottenere il diritto a restare dove alloggiano attualmente. "Ma se poi il precetto non arriva? E gli altri alberghi ritirano la disponibilità? Dove mettiamo gli sfollati?" si chiede Pieroni. E non ha nemmeno tutti i torti, anche se la questione, messa in questi termini, appare più minacciosa che altro.
Il punto, però, è che non si sarebbe dovuti arrivare a questo. Se la Regione avesse lavorato a dovere, oggi gli sfollati sarebbero tornati nelle loro città dentro le tanto sospirate SAE che, invece, se va bene arriveranno a fine estate. E se qualcuno resterà senza alloggio non sarà certo a causa di una legittima e doverosa protesta. Sarà solo ed esclusivamente responsabilità dell’assessore Pieroni e dei suoi colleghi della Giunta Regionale, in testa il Presidente.
                                      
Luca Craia

Residenti esasperati: i bambini non possono giocare, tra bulli e amianto. Il campetto della dis-integrazione.



Una volta era il campo da tennis del quartiere Santa Maria, a Montegranaro. Poi, col tempo, è stato trasformato in campo da calcetto. Una struttura carina, utile per il quartiere dell'area Boncore, dove far giocare i ragazzi e ricreare gli adulti. Ma non è così semplice.
Lo spogliatoio, costruito insieme al campo da tennis una quarantina di anni fa, ha il tetto di eternit. Un incendio, mesi fa, ha seriamente danneggiato la copertura e ora sta perdendo pezzi. La cosa è stata più volte segnalata ma non si è mai provveduto a sanare la situazione. Idem dicasi per la scarpata al lato del piccolo impianto. È scoscesa e piuttosto pericolosa. Ai residenti è stato detto che si sarebbe provveduto a mettere una protezione ma passa il tempo e la protezione non si vede.

Ma la cosa più grave, secondo molti residenti che me l’hanno segnalata, è che il campo è diventato luogo esclusivo per un nutrito gruppo di stranieri, misto tra adulti e ragazzi, che, oltre a giocarci, compiono ripetutamente danni. “Hanno rotto tutto”, mi ha raccontato un cittadino che vive poco distante “e se proviamo a dire qualcosa ci insultano e minacciano”. I bambini e i ragazzi del quartiere non possono più utilizzare quello spazio perché viene di fatto impedito dagli occupanti abituali, che arrivano lì da tutta Montegranaro. Ovviamente anche la presenza di amianto sconsiglia di frequentare il campo, ma soprattuto l’atteggiamento di questo gruppo di stranieri costringe a tenersi alla larga. La mancanza di videosorveglianza, inoltre, rende la zona ulteriormente poco sicura.
È una situazione esasperante alla quale nessuno sembra voler porre rimedio, ma che certamente non va nella direzione di una pacifica convivenza tra Italiani e immigrati.
                                      
Luca Craia

Il semaforo della morte lampeggia. Dalle rotonde al menefreghismo. E la Provincia piange.



Piange, il Presidente della Provincia di Fermo, Moira Canigola, perché non ha fondi per mandare avanti il baraccone. Piangeva, mesi fa, il suo predecessore, Aronne Perugini, alla notizia della perdita, l’ennesima, di una giovane vita nell’incrocio della morte, quello tra la Provinciale Mezzina e l’Elpidiense. Perugini era talmente commosso da promettere una rotatoria che avrebbe salvato la vita ai futuri viandanti. Oggi, addirittura, non solo della rotatoria non si parla più, visto che non ci sono i soldi nemmeno per le cose ordinarie, ma si lascia, addirittura, l’incrocio incontrollato. I semafori che ne regolano il traffico, insufficienti, come è stato dimostrato dai fatti, anche quando accesi, sono lasciati a lampeggiare.
È forse l’incrocio più pericoloso di tutta la provincia di Fermo. è un luogo di morte, di incidenti gravissimi. Le macchine sfrecciano lungo la Mezzina a tutta velocità e spesso, troppo spesso, non si fermano con la luce rossa. E ogni tanto tocca piangere. Ogni tanto dobbiamo pagare un tributo in termini di vite umane. È un tributo che si potrebbe evitare, facendo come promise Perugini, installando una rotatoria che rallenterebbe il traffico ed eviterebbe impatti ad alta velocità. Ma, certamente, lasciando i semafori lampeggianti, si va nella direzione opposta.
Attraversare quella strada, provenendo da Montegranaro o Sant’Elpidio a Mare, è una specie di roulette russa. Bisogna sporgersi per vedere se arrivano mezzi dalla strada principale. Spesso questi arrivano velocissimamente. Il pericolo è talmente evidente che non servirebbe nemmeno parlarne. Eppure oggi c’è una luce gialla che lampeggia, incurante delle vite spezzate, delle sofferenze delle famiglie, dei rischi potenziali e reali. Il Presidente della Provincia si assume una grave responsabilità, che non potrà essere lavato da malaugurati pianti futuri. Se non ci sono soldi per una rotatoria, per far funzionare il semaforo immagino che ci siano. Si faccia almeno quello.
                                      
Luca Craia