martedì 28 marzo 2017

Serafino Marchionni, il Montegranarese dimenticato.



Che Montegranaro abbia scarsa memoria e scarsissima sensibilità nella conservazione della propria storia è documentabile, basta ricordare che il nostro centro storico, scrigno della memoria collettiva e radice comune della storia e della società montegranarese è forse il più disastrato di tutto il Piceno. In questo meccanismo di oblio collettivo, in cui, negli anni, sono stati macinati tesori architettonici, vestigia storiche, gioielli artistici, finiscono anche diverse personalità illustri che, per chissà quale motivo inesplicabile, spariscono dai racconti, dalle storie, dall’elenco delle cose e delle persone di cui il paese possa e debba vantarsi.

Tra queste personalità figura quella di un religioso, padre Serafino Marchionni, il frate stenografo. Serafino è considerato una pietra miliare della stenografia mondiale avendo messo a punto un sistema stenografico diffuso a livello internazionale che lo ha reso, se non famoso, noto nell’ambiente e tenuto in altissima considerazione. Ma a Montegranaro non se lo ricorda nessuno.

Eppure è qui che nacque il 13 ottobre 1875, per poi prendere i voti e passare un primo periodo in monastero a Roma, dopodiché tornò nel Fermano per passare il resto della sua lunga esistenza a Fermo, dove morì l’11 agosto del 1963. Ad aiutare il religioso montegranarese nella diffusione del suo metodo fu il professor Danilo Interlenghi. A Fermo ricordano padre Serafino con affetto, tanto da avergli dedicato una via, nella zona dell’Ospedale. A Montegranaro, purtroppo, lo abbiamo dimenticato. Sic transit glora mundi.

                                      

Luca Craia

Centro storico agli stranieri. Beverti smentisce e precisa.



Dopo aver letto l’articolo del Corriere Adriatico di cui parlo nel precedente pezzo (leggilo), ho contattato l’assessore Beverati per capire se l’idea di ripopolare il centro storico con gli immigrati fosse sua e del giornalista. L’Assessore è stato lapidario: c’è una delibera che parla chiaramente è la posizione della Giunta è quella ivi contenuta. È evidente, quindi, che si tratti di una interpretazione non corretta da parte del giornalista che, sul tema “centro storico”, sembra avere decisamente le idee poco chiare. Infatti anche sabato scorso ha parlato dell’esistenza di un progetto che, invece, è ancora da farsi, e proprio per questo vengono stanziati 10.000 Euro.
 Beverati, inoltre, precisa. “migliore integrazione con chi c'è sì, ma afflusso ulteriore assolutamente no in un contesto che vede già presenti grandi comunità straniere, proprio perché dobbiamo invertire la logica del ghetto fin qui permessa”. È molto tranquillizzante la puntualizzazione dell’architetto, che ribadisce: “Con l'attuazione e la precisazione del progetto dobbiamo individuare gli strumenti operativi- che oggi non ci sono o sono scarsamente applicabili-per invertire la logica-ghetto”.
C’è, quindi, un intento che va nell’opposta direzione di quanto paventato da Marco Pagliariccio sul suo articolo di oggi. Beverati segue una logica condivisibile che, fortunatamente, evita la solita retorica sugli stranieri che impera in certi ambienti. Per l’attuazione dell’intento, comunque, attendiamo sviluppi. E lo facciamo rimanendo molto vigili.
                                      
Luca Craia