venerdì 24 marzo 2017

Arkeo alla scoperta della volta celeste. Torna “A Salire a le Stelle” con Dino Gazzani.



L’iniziativa, progettata e portata avanti dal pilastro dell’associazione montegranarese che promuove il territorio sotto molteplici aspetti, Dino Gazzani, ha riscosso un grande successo nella sua prima edizione, nel 2016, durante la quale Arkeo ha portato un nutrito pubblico alla scoperta della volta celeste in quattro appuntamenti stagionali, diversi per via dei mutamenti della posizione della Terra relativamente alle stelle.
Ora l’appuntamento si rinnova con il primo incontro annuale, quello primaverile, che avverrà mercoledì 29 marzo. Il ritrovo è fissato per le 21,30 nella piazzetta di Villa Luciani, a Montegranaro, e da lì ci si muoverà verso le campagne tra Montegranaro e Monte San Giusto approfittando del buio per poter scorgere meglio le costellazioni e gli astri. Dino Gazzani ci accompagnerà in una passeggiata al buio spiegandoci il cielo stellato tra astronomia e antichi miti, per un’esperienza inconsueta e affascinante.
Alcune raccomandazioni: dovendoci muovere al buio in strade percorse da automobile è consigliabile portare con sé un giubbino catarifrangente (dovreste averne uno in macchina) o una torcia elettrica. Consigliamo anche di indossare scarpe comode.
La partecipazione è gratuita anche se un’offerta è sempre gradita, anche perché, come noto, le offerte raccolte da Arkeo nelle sue iniziative vengono interamente impiegate per il recupero del patrimonio storico e artistico del nostro territorio.  
                                      
Luca Craia

Opere salvate dal terremoto. No al solito giochetto di Ancona piglia tutto.



La notizia buona è che stanno iniziando i restauri delle opere salvate da siti colpiti dal terremoto e alloggiate nella Mole Vanvitelliana di Ancona. La cattiva notizia, almeno potenziale, è che le opere non sono alloggiate nelle aree di appartenenza, il che fa sorgere qualche timore, legittimato da situazioni pregresse, tipo l’annosa contesa relativa ai Bronzi di Cartoceto. Insomma, non vorremmo che Ancona provi a prendersi tutto, come capita talvolta.
Sono ben 750 le opere alloggiate al Lazzaretto, su un totale di circa 7000 oggetti d’arte messi in salvo dai Carabinieri e dagli uomini del Mibact. Un quantitativo notevole, superiore al 10% del totale. Il resto delle opere, la gran parte, a dire il vero, è stato catalogato e stivato in siti sicuri all’interno dei territori provinciali di appartenenza. Quelle finite ad Ancona sono sicuramente in ottime mani che provvederanno a “stabilizzarle” se non proprio a restaurarle secondo un protocollo messo a punto col Ministero.
Quello che, però, è fondamentale e va detto fin da subito in maniera chiara, è che il tutto deve tassativamente tornare nel luogo di provenienza o, quando ciò non sia possibile, in strutture il più vicino possibile all’origine. Le zone delle Marche colpite dal terremoto vivono di un’economia in cui il turismo culturale è parte fondamentale. La presenza di queste opere d’arte nelle città di origine è imprescindibile per questa economia. È quindi necessario adoperarsi in ogni modo per restaurare le strutture che le ospitavano per poi ricollocarvi le opere nel più breve tempo possibile. Impensabile e inaccettabile che anche un solo oggetto resti ad Ancona.
                                      
Luca Craia

Italiani, brutta gente



Italiani, pizza, mafia e mandolino. Brutti, sporchi, cattivi. Popolo di delinquenti. E soprattutto, razzisti. A dare questa bella immagine di noi Italiani non sono i cugini francesi, sempre pronti a giudicarci male, né gli Americani, noti per ragionare per stereotipi. Non sono i Russi, né i Cinesi. Questo giudizio lusinghiero arriva dagli stessi Italiani o, quanto meno, da una parte di essi. C’è una smania di denigrare il nostro Paese, una voglia di generalizzare e arrotondare per difetto disarmante. In Italia è tutto negativo e, soprattutto, gli Italiani sono delle carogne.
Mi capita spesso di discutere di razzismo e immigrazione sui social sia con persone che conosco bene, ma che in quell’ambiente si vestono da santoni, sia con ignoti santoni che pontificano e forniscono sermoni non richiesti con tanto di pippotto e insulti in abbondanza per chi non pensi alla stessa maniera. Esiste un’ala della sinistra italiana che ritiene che in Italia siamo tutti razzisti, e vive in un mondo ovattato, distante dalla realtà, dove non riesce a scorgere le tante sfumature che ci sono e che fanno di qualsiasi problema non una questione di bianco o nero ma una ridda di sfaccettature cangianti nelle quali le analisi non possono essere sempre tra buono e cattivo.
Non voglio mettermi qui ad analizzare un problema che richiederebbe molte più battute di quelle che normalmente si scrivono su un blog, un problema di cui si occupano sociologi e antropologi molto più preparati sia di me che di tanti di quei santoni di cui sopra. Però vorrei dare un lampo della mia visione delle cose.
Ritengo che l’Italia e gli Italiani abbiano dimostrato e stanno tutt’ora dimostrando grande apertura, generosità ed elasticità nell’accoglienza degli stranieri. Lo facciamo da anni, anche se poi ci lamentiamo e, magari, facciamo discorsi che sanno di razzismo. Nei fatti gli Italiani hanno dimostrato di essere tutt’altro che razzisti. Ma una legislazione inadeguata e i soliti intrallazzi di chi deve lucrare su tutto con la complicità della politica stanno esasperando gli animi. A questo va unita la sensazione di insicurezza derivante dalla cronaca, che troppo spesso vede immigrati protagonisti e ancora più spesso impuntiti di fronte alla giustizia. Ci sono disparità di trattamento tra chi ha bisogno, a vantaggio degli stranieri piuttosto che degli Italiani, e questo contribuisce a esacerbare gli animi.
Ci sono difficoltà di confronto culturale, di integrazione, difficoltà che sono ben visibili la chi le vive in prima persona, nei quartieri misti, nelle zone urbane che si stanno ghettizzando. Questi problemi diventano invisibili alla lente dell’ideologia, di chi ragiona magari anche impegnandosi nel volontariato ma non calandosi nelle realtà sociali urbane. Figuriamoci se chi pontifica dal divano di casa potrà mai avere un quadro della realtà reale se non quello che si costruisca da solo cogliendo voci e mescolandole a costrutti ideologici.
Per essere efficaci nel proposito di aiutare l’integrazione bisogna avere una visione obiettiva. Purtroppo oggi molte persone impegnate, sia materialmente che moralmente, in questo campo non riescono ad avere questa obiettività e, semplicisticamente, vedono solo i difetti dei propri connazionali. In questo modo aumentano le distanze e sortiscono l’effetto contrario, creando nuove difficoltà ai processi di integrazione.
E infine gli Italiani. Si dice “Italiani, brava gente”. Io sono d’accordo. Io sono Italiano e mi reputo una brava persona, e conosco tantissimi Italiani, la stragrande maggioranza, che sono brave persone, aperte, generose, accoglienti. Gli Italiani non meritano di essere sviliti da pensieri semplicistici o da ragionamenti dettati da preconcetti culturali e ideologici. Gli Italiani meritano più rispetto, prima di tutti dagli altri Italiani.
                                      
Luca Craia