giovedì 23 marzo 2017

10.000 Euro per il cento storico. Poco ma non niente. La pressione serve.



È stata deliberata oggi, con allegato un ragionamento lungo e articolato da parte dell’assessore Beverati su come progettare un intervento concreto per il centro storico di Montegranaro, la volontà della Giunta di dare incarico a un consulente di predisporre i dati sui quali iniziare a progettare. È un buon inizio che parte da quanto garantito dall’assessore alle tre associazioni montegranaresi che si occupano di centro storico, Città Vecchia, Labirinto e Arkeo, ossia di cominciare fin da subito a mettere mano al vecchio, ma ancora parzialmente attuabile, progetto che lo stesso Beverati aveva redatto nel 2009 quando si candidò a Sindaco.
Tale figura si raccorderà con l’Amministrazione Comunale tramite un coordinatore che è stato individuato nella persona del Comandante della Polizia Municipale, Fanny Ercolanoni. Nella delibera si parla anche della volontà di redigere il progetto in forma partecipata. E qui c’è da augurarsi che si voglia finalmente iniziare una collaborazione proficua con le associazioni del centro storico, che ben conoscono il tessuto urbano e sociale e le problematiche che lo affliggono.
La cifra messa sul piatto dall’Amministrazione Comunale è di 10.000 Euro, che serviranno a coprire le spese relative all’opera di questa figura terza. Non ci sono altre somme a disposizione, come mai ci sono state il passato, ma intanto si inizia a muovere qualcosa e questa è una vittoria per le tre associazioni che chiedono da sempre che si inizi. Il problema del centro storico non si risolve certo in pochi mesi, ma se mai si comincia non si va da nessuna parte.
Direi, quindi, che possiamo considerare questo atto della giunta come un punto di partenza. Certo che da qui in poi ci sarà moltissimo da fare e credo che l’assessore sia cosciente del fatto che, per quanto in potere delle associazioni, verrà preteso molto, a partire da serietà e costanza nell’intervento.
Sotto trovate l’analisi di Beverati.
                                      
Luca Craia

L’ASSESSORE AL CENTRO STORICO GIACOMO BEVERATI ILLUSTRA IL SEGUENTE ARGOMENTO:
PREMESSA

Il carattere “storico” di un centro urbano va riferito agli interessi che detto insediamento evidenzia quale testimonianza di civiltà del passato e documento di cultura urbana anche indipendentemente dal suo pregio artistico, formale o dal suo particolare aspetto ambientale; è definibile, pertanto, come “storico” tutto ciò che trasmette un significato di valore e tradizione.
Il Centro Storico così inteso è da considerarsi, quindi, come un organismo unitario benché costituito da singoli elementi (edilizi, spazi esterni – strade, piazze, interni – cortili, giardini, spazi liberi) e strutture significanti (mura) tanto da imporre un impatto visivo globale dove ogni singolo elemento costituisce una funzione dell’insieme.
Gli elementi edilizi, ad esempio, sono i primi a concorrere alla salvaguardia dell’organismo “Centro Storico” tanto da dover essere conservati non solo nei loro aspetti formali che ne qualificano l’espressione architettonica e ambientale, ma altresì nei loro caratteri tipologici in quanto funzioni che hanno caratterizzato nel tempo l’uso degli elementi stessi.
Il Centro Storico, peraltro, non è un elemento scollegato dal resto della città o, peggio, una “riserva” avulsa dal restante contesto urbano; gli interventi sul Centro Storico vanno effettuati pensando al ruolo che esso gioca rispetto all’assetto complessivo del territorio senza considerarlo come qualcosa di staccato o di isolato rispetto ad altre parti di città.
La ratio è quella di tutelare e salvaguardare il nucleo storico tentando di rinnovare il valore d’uso del patrimonio edilizio senza disperderne i fattori qualitativi e creando, o migliorando, i rapporti di relazione urbana con l’intero contesto urbano circostante, in modo che mantenga una forte vitalità e non costituisca un luogo di abbandono e dimenticanza.
Un progetto di riqualificazione o conservazione del patrimonio edilizio, ma non solo, di un “Centro Storico” diventa così un progetto di riqualificazione della città basato anche sulle risorse culturali e valoriali proprie del centro storico; l’ottica si sposta così da un concetto “monumentale” di centro storico, inteso quasi come una sorta di nicchia, ad intervento sulla città esistente.
Un Centro Storico, però, non è fatto solo di oggetti fisici, ma anche dei suoi abitanti, del loro modo di interagire con i luoghi, di percepirli e identificarsi con essi: occorre essere coscienti che qualunque trasformazione fisica porta a riformulare le ‘mappe mentali’ degli abitanti.
Si comprende, quindi, come la questione comprenda numerose sfere, sia economiche che sociali, e non esclusivamente quella fisica relativa alla sola riqualificazione o recupero edilizio; la promozione del commercio e quella del turismo rappresentano fattori fondamentali in un processo di valorizzazione dei centri storici, politiche queste che dovranno configurarsi come integrate: il rischio della settorialità è la perdita di identità, di sconvolgimento delle attività, la marginalizzazione delle comunità locali.
Ma la riqualificazione dei centri storici e la loro valorizzazione comporta attualmente la complessità di nuovi modelli e strategie integrate afferenti a diverse discipline in sintonia con la domanda di maggiore qualità della vita.
In tal senso le tecniche e le competenze urbanistico-edilizie debbono necessariamente tener conto di altri settori quali, ad es., la psicologia ambientale, la sociologia, le politiche integrate di sicurezza urbana nonché degli strumenti di marketing urbano, commerciale, turistico in grado di attrarre sponsor e finanziamenti privati, allo scopo di creare una vera sinergia operativa tra pubblico e privato capace di recuperare il centro storico sotto differenti punti di vista nonché di reperire fondi attraverso bandi pubblici.
La trasversalità dei molteplici interventi finalizzati armoniosamente all’obiettivo della rivalutazione del centro storico rende difficoltoso per un Comune reperire al suo interno tutte quelle professionalità minimamente necessarie per raggiungere tale obiettivo, oltre alla difficoltà di individuare un unico soggetto, come interlocutore, capace di gestire la multidimensionalità delle azioni da intraprendere.



Nottataccia a Montegranaro: furto in profumeria, auto bruciate e raid in un palazzo.



Notte da Bronx nel cuore di Montegranaro, quella appena passata. È cominciata col noto incendio di un’autovettura in via Trivio, di fronte al ristorante Patrizia, incendio che sembra sia di origine dolosa e, di conseguenza, ben più preoccupante di quanto si pensasse inizialmente.
Nel corso della serata, in un palazzo di viale Zaccagnini, i residenti sono stati disturbati da schiamazzi, campanelli suonati a casaccio e tentativi di effrazione. Pare che degli sconosciuti si siano introdotti nell’androne del palazzo per poi passare in rassegna i vari appartamenti, suonando il campanello probabilmente per controllare se ci fosse gente in casa. Fortunatamente non è accaduto niente di più grave, ma anche questo episodio è davvero poco rassicurante.
Poco più giù, lungo viale Zaccagnini, è stata presa di mira la nota profumeria di Eugenio e Maria, negozio storico montegranarese, dove sono stati rubati numerosi oggetti di valore tra cui diversi flaconi di profumo. I ladri si sono introdotti nel locale tagliando i lucchetti della serranda, forzando la porta e anche un sistema elettronico anti-effrazione. Non si conosce esattamente l’ammontare di quanto rubato ma pare sia una valore importante. L'atto criminale ha tutto l'aria di essere il classico furto su commissione perchè i ladri hanno portato via solo la merce più costosa, sapendo esattamente cosa stessero facendo. Di fronte al locale c’è una delle telecamere di videosorveglianza. Vedremo se, in questo caso, sarà utile.
Insomma, una nottata da dimenticare per una Montegranaro che sembra sempre meno sicura e dove la gente è sempre più preoccupata. È un continuo crescendo di criminalità che sembra inarrestabile, e non si vede un modo per potersi proteggere adeguatamente. Serve sicuramente maggiore vigilanza e un controllo capillare del territorio, ma rimane il fatto che gli strumenti legislativi italiani si stanno mostrando sempre meno adeguati.
                                      
Luca Craia

Fiabe montane: la spianata per la centrale.



C’era una volta un regno lontano dove regnava il Re Ciliegiolo, vassallo dell’Imperatore Lorenzone il Magnifico. Un giorno al Re venne in mente una bella idea: facciamo un bella centrale per bruciare l'immondizia e produrre energia. Ci facciamo mandare l’immondizia da mezzo mondo e guadagnamo e poi vendiamo la corrente che produciamo. Un colpo di genio. Lo disse al suo consigliere personale, Gessino Del Fabbro che, però, lo sconsigliò: la gente poi si arrabbia, quella roba puzza, fa male, abbiamo bisogno del consenso popolare, se si arrabbia la gente l’imperatore piange e via discorrendo. Così, a malincuore, il Re accantonò l’idea, coltivando segretamente il proposito di ritirarla fuori appena se ne fosse presentata l’occasione.
E l’occasione venne: arrivò un tremendo terremoto che butto giù interi paesi nella zona vicina alle montagne del Regno. E il Re, che non era stupido per niente, capì che quella era l’occasione. Prese tutta la gente che era rimasta senza casa e, invece di dargli una casa nuova, la portò via da quei paesi mezzi crollati e la mise in giro per tutto il Regno, un po’ qua e un po’ là. Più lontana stava, la gente, meglio era, così le persone che si conoscevano da una vita non parlavano tra loro e non circolavano idee strane. In questo modo tutta quella parte del Regno che era stata mezza distrutta dal terremoto rimase quasi senza abitanti, eccetto qualche matto che ancora stava là e protestava. Ma tanto non lo sentiva nessuno.
Così il Re, con la benedizione dell’Imperatore, costruì non una ma tante fabbiche di fumo e veleno, e lo fece proprio al posto dei paesi che il terremoto aveva distrutto. E nessuno protestò perché lì, a protestare, non c’era rimasto nessuno. E tutti vissero felici e contenti, un po’ più avvelenati ma ignari e contenti.
(Questa è una favola, e come ogni favola ha una sua morale. È opera di fantasia, per cui ogni riferimento a fatti e personaggi reali è puramente casuale)
                                      
Luca Craia