mercoledì 22 marzo 2017

Conto corrente per i terremotati attivo in Regione, ma dove vanno i soldi?



Il giorno dopo la prima scossa di terremoto, quella del 24 agosto scorso, la Regione Marche attivava un conto corrente postale per raccogliere aiuti solidali. Al 3 marzo 2017 i fondi raccolti, secondo il sito ufficiale della Regione, ammontano a 392.000 Euro, che sono una bella cifra seppure non determinante. Il punto è che non è mai stato dichiarato come verranno destinati questi fondi. C’è quindi da pensare che ci sia una discrezionalità da parte della Regione su come impiegarli. Inoltre, essendo ormai passati sette mesi, mesi in cui l’immobilismo della Regione si è palesato in tutta la sua drammaticità, sarebbe forse il case che questi fondi vengano svincolati e impiegati per qualcosa di importante, visto che le cose da fare sono molte e, a oggi, ne sono state fatte davvero poche. E speriamo che nessuno dal Pesarese faccia richiesta, vista l’aria che tira.
                                      
Luca Craia

Cavalcavia A14. La memoria corta e il fato.



Emilio e Antonella sono stati uccisi. A ucciderli non è stato il cavalcavia che è caduto loro addosso mentre tranquillamente percorrevano l’autostrada A14. A ucciderli sono stati quelli che hanno deciso che sollevare un ponte sulla testa della gente è routine. Li hanno uccisi quelli che non hanno pensato di chiudere l’autostrada, perché il rischio che il ponte cascasse addosso a chi passava sotto fosse un rischio accettabile. Li hanno uccisi quelli che ora puntano il dito contro quattro operai rumeni, magari sottopagati, o contro una ditta che lavora in subappalto prendendo i soldi a babbo morto perché loro devono far quadrare i bilanci, anche a costo di far cascare un ponte in testa alla gente.
Quelli che li hanno uccisi stanno tranquilli. La giustizia sta già facendo il suo corso. C’è un’inchiesta che andrà avanti per anni, alla fine della quale non ci sarà alcun colpevole perché, probabilmente, si è trattato di una tragica fatalità. Una fatalità di routine, che può capitare. E la gente continuerà a passare sotto i cavalcavia autostradali e smetterà, anzi, forse ha già smesso, di alzare gli occhi verso il ponte per timore che gli cada sopra. La gente dimentica in fretta, specie se i media non parlano più di queste cose e, infatti, non ne stanno parlando più.
Però passare in quella strettoia dell’A14, dove una volta c’era un cavalcavia, e pensare che quel cavalcavia ora non c’è perché è finito addosso ad Antonella ed Emilio, fa ancora un po’ impressione. È che non è così facile far sparire in quattro e quattr’otto i monconi del ponte, per fare in modo che la gente, passando, non si ricordi di questa disgrazia di routine. Ma si può tollerare. L’importante è che i giornali tacciano, i telegiornali parlino di pallone e sui social ci si scanni per Paola Perego.
E se un giorno verrà giù un altro cavalcavia, magari ammazzando qualcun altro, ci diranno ancora che è stata una disgrazia, che era un’operazione di routine e che la colpa è dell’operaio che ha sbagliato a mettere un martinetto, o del martinetto che ha ceduto, o del fato ingrato al quale non possiamo opporci. E poi ci dimenticheremo di nuovo.

Luca Craia

Centro storico: credito con riserve a Beverati, ma non c’è un soldo



Il tanto atteso incontro con i residenti del centro storico per illustrare il bilancio è avvenuto ieri sera, in un clima tutto sommato costruttivo, a parte qualche piccola intemperanza del Sindaco che fa fatica a dominare la sua indole aggressiva. C’è stata anche una certa partecipazione, al contrario di quanto avveniva in passato, quando questi incontri andavano deserti: c’erano una trentina di persone che, tolta la claque abituale, per lo più ubaldiana, lasciavano comunque un numero di residenti reali di una ventina di persone attente, partecipi e civili, nonostante l’esasperazione palpabile.
L’esasperazione è più che motivata, dopo decenni di abbandono e di promesse non mantenute, tra le quali anche quelle dell’attuale amministrazione che, nei primi tre anni di mandato, non ha fatto praticamente nulla per il centro storico. La richiesta di muovere qualcosa è venuta da tutti, a partire dalle piccole cose, ma è chiaro che serva un progetto che, al momento, non c’è. E c’è un concetto strisciante pericoloso – e nel mio intervento l’ho sottolineato con forza – che è quello di confondere l’idea di centro con quella di centro storico. I problemi del centro non sono i problemi del centro storico ma i problemi del centro storico sono i problemi del centro e di tutto il paese. Intervenire in viale Gramsci per fermare la frana è giusto e doveroso, ma non equivale a interenire nel centro storico. Così come è ora di smettere con la competizione per stabilire quale sia il quartiere più degradato, brutta gara alla quale gli amministratori non dovrebbero prestarsi. Il degrado è una malattia contagiosa, ma il centro storico ne soffre da talmente tanto tempo che non può esserci paragone tra la situazione del castello e quella di altri quartieri, per quanto grave essa possa essere.
Il punto è che, anche in questo bilancio, non ci sono soldi per il centro storico. E non c’è un progetto, non ancora, almeno. E questo sarebbe sufficiente per chiudere ogni possibilità di credito verso l’amministrazione comunale e verso l’assessore al centro storico Beverati. Ma qualche segnale c’è, e forse è dovuto alla pressione positiva derivante dall’accordo tra Arkeo, Labirinto e Città Vecchia e dalle proposte e critiche costruttive che ne sono scaturite. Fatto sta che si vuole partire con una ricognizione di stabili e strutture, effettuata con l’ausilio di un professionista esterno al quale si darà incarico a breve, questo perché l’ufficio tecnico comunale non riesce con il suo organico a seguire questa complessa situazione.
L’incarico a un consulente è un fatto nuovo, per quanto piccolo, ed è un segnale che va nella direzione giusta, anche perché è stata dichiarata la volontà, che poi dovremo verificare, di collaborare con le associazioni che lavorano sul campo, quindi con Arkeo, Labirinto e Città Vecchia. È logico che, se si vuole realizzare un progetto o, quanto meno, rendere attuale quello del 2009 realizzato dallo stesso Beverati, è necessario avere un quadro della situazione quanto più preciso. E questo merita un minimo di credito.
Si è anche finalmente preso coscienza che è necessario intervenire sulle messe in sicurezza in essere, e che lo si può fare agendo sull’occupazione del suolo pubblico delle impalcature. Lo dico da almeno dieci anni e sentirlo dire da un amministratore è confortante. C’è anche un mutamento nell’atteggiamento di Beverati sull’opportunità di abbattere alcuni edifici, fino a poco fa ipotesi impercorribile mentre ora pare si possa fare.
Non c’è un soldo per il centro storico in questo bilancio, ma c’è la ristrutturazione del municipio (500.000 Euro) e questo è imprescindibile, perché non si può chiedere al privato di ristrutturare quando la casa comune è inagibile. Pare anche che si possa giungere alla riapertura di San Serafino in tempi brevi, con un decreto di somma urgenza e l’apposizione di alcuni tiranti, quattro o sei, intervento che, francamente, mi lascia perplesso; ma vedremo.
Per il centro storico, l’ho ribadito anche ieri sera, serve un progetto, una visione di insieme di lungo, lunghissimo respiro. Serve un investimento importante e costante nel tempo. Serve soprattutto iniziare e non più procrastinare. Forse siamo di fronte a un inizio, forse all’ennesima frottola. Fatto sta che Beverati ha promesso le proprie dimissioni se entro breve non si abbatteranno gli stabili pericolanti di via Volontari, e qui mi sono fatto un appunto.

Luca Craia