martedì 21 marzo 2017

Visitate le Marche del nord per sostenere il post-sisma. Parola di Assessorato al Turismo.



Gentilissimi, come sapete le Marche stanno vivendo, a seguito del sisma di agosto e ottobre, un periodo di sofferenza per le ferite portate alle famiglie, alle case, alle nostre montagne e all’immenso patrimonio culturale della nostra regione. Crediamo tuttavia che il modo migliore per aiutare le Marche sia visitarle e cogliere le occasioni che gli eventi in corso in questo periodo, come le grandi mostre di Osimo, Loreto, Senigallia, Ancona e Urbino e i mercatini natalizi dei borghi storici e città d’arte della provincia di Pesaro-Urbino sanno offrire. Vi alleghiamo pertanto il calendario degli eventi di Natale e vi invitiamo a diffonderlo. Siamo a disposizione per invio di immagini e di altre informazioni sul patrimonio culturale colpito e le iniziative di solidarietà che sono in corso. A tal proposito vi invitiamo a vedere la nuova pagina Facebook della Regione Marche ‘Salviamo i tesori delle Marche’ che documenta le operazioni di salvataggio del patrimonio diffuso tra i Monti Sibillini”.
Questo è il testo, pubblicato dalla Gazzetta di Ascoli, che l’Ufficio Turismo della Regione Marche avrebbe inviato agli operatori turistici nazionali all’indomani dell’ultimo grave sisma di ottobre, quando gran parte della zona montana delle province di Ascoli, Fermo, Macerata e Ancona venne quasi annientata. Mentre l’assessore al Turismo, Moreno Pieroni, si diceva disperato per la situazione del turismo regionale e non sapeva come salvaguardare questo importante comparto economico, l’ufficio che fa capo al suo assessorato inviava questo documento che, sostanzialmente, invitava gli operatori a mandare i turisti al nord delle Marche.
Cosa c’è di male? Tutto. La Regione Marche sapeva benissimo che le province di Macerata, Fermo e Ascoli Piceno erano perfettamente in grado di accogliere i turisti, sapeva benissimo che le zone colpite sono circoscritte e che la ricettività, seppur compromessa, è comunque garantita da un gran numero di strutture perfettamente agibili, così come le attrattive turistiche delle principali città d’arte sono completamente fruibili. Quindi perché indirizzare in maniera così forte il flusso turistico verso il nord delle Marche, danneggiando oltremodo le zone colpite dal terremoto?
La politica attuata dalla Regione Marche si è sempre caratterizzata da una forte predilezione per il settentrione, con una lunga serie di iniziative che vogliono potenziare le Marche “pulite” a danno di quelle “sporche”. Basti pensare allo scellerato intento di creare un’unica Camera di Commercio regionale ad Ancona, cosa che penalizzerebbe enormemente l’economia meridionale. Ma il comportamento relativo al terremoto è allucinante, con una politica che sta creando danni enormi alle città colpite direttamente nonché a tutto il territorio limitrofo.
La giunta regionale è fortemente caratterizzata da personalità politiche del nord, a partire dal Presidente Ceriscioli. Eppure vi sono rappresentanze importanti delle Marche meridionali e c’è da chiedersi dove siano questi politici quando vengono prese certe decisioni o quando altre non vengono prese affatto lasciando nell’immobilismo totale la politica della ricostruzione. Questo è un episodio gravissimo, per il quale, in un Paese civile, cadrebbero teste e governi. In Italia passerà tutto alla carlona, come sempre.

Luca Craia

Paola Perego e la lobby dei cazzeggiatori da social



Non capisco il motivo per cui abbiano chiuso la trasmissione di Paola Perego. Anzi, per essere precisi, non capisco il motivo per cui l’abbiano chiusa ora. Ha offeso le donne dell’est, e con esse il genere femminile in assoluto, vero, ma non mi pare un buon motivo. Capiamoci bene: Paola Perego insulta da una vita non soltanto il genere femminile ma l’intelligenza dell’essere umano, quella dell’homo televisivus che sorbisce le ignobili trasmissioni come la sua. Quindi perché ora? Perché non prima? Perché non subito dopo il primo programma che la bella conduttrice ha condotto?
È che stavolta si sono messi in mezzo quelli della potentissima lobby dei cazzeggiatori da social network, quelli che guardano la televisione il sabato pomeriggio e trovano la forza di indignarsi, una volta tanto, per come viene triturata la nostra mente dall’infernale apparecchio e dagli orridi lestofanti che ne governano i palinsesti. Stavolta i cazzeggiatori hanno ottenuto una vittoria, o forse stavolta si sono accorti di quanto sia squallida la televisione in Italia. Curioso, perché di trasmissioni come quella della Perego è pieno l’etere, in particolar modo nei tristi pomeriggi di tedio casalingo, dove le povere donne dell’ovest, tra la tavola da stiro e i fornelli, si sorbiscono tonnellate di idiozie che, si badi bene, nascondono abili condizionamenti mentali.
Non se ne erano accorti prima, i cazzeggiatori, e forse nemmeno ora. Ora hanno solo trovato la valvola di sfogo. Il meccanismo è semplice e complesso nello stesso tempo, è una combinazione fortuita di fortuiti eventi, con uno che si indigna, l’altro che gli fa eco, molti frustrati da tastiera che finalmente trovano un valido sfogo alle loro rabbie compresse da una settimana di stress e il gioco è fatto: la povera Paola Perego, principessa dalla televisione idiota del ventunesimo secolo, non regina in un mondo di bellissime squallide principesse della stupidità elettromagnetica, paga per tutti. Paga per le varie mariedefilippe, millicarlucce e alfonsisignorini.
Paola Perego merita compassione, perché lei è vittima più che carnefice. È il capro espiatorio col quale la televisione dei cretini si autoassolve. Abbiamo soppresso la trasmissione cattiva, noi siamo i buoni e possiamo continuare a stordirvi il cervello con i nostri bei programmi pieni di luoghi comuni, ovvietà, stupidità che nascondono bene il condizionamento mentale pronto all’uso in caso di elezioni. Paoletta, hai tutta la mia solidarietà.
                                      
Luca Craia

Donna quasi investita in viale Zaccagnini. E le strisce?



Stamattina una signora stava attraversando la strada in viale Zaccagnini, nella parte bassa, quella asfaltata recentemente. Mentre attraversava è sopraggiunta una vettura a velocità piuttosto sostenuta e la poveretta non è stata spiaccicata sull’asfalto per un pelo. Del resto, a Montegranaro, attraversare la strada è roba da temerari, le macchine non si fermano nemmeno se sei sulle strisce, figuriamoci se le strisce non ci sono.
E il problema è proprio questo: in viale Zaccagnini non ci sono strisce pedonali. Dopo che è stato rifatto l’asfalto, l’estate scorsa, la segnaletica orizzontale non è stata ripristinata e, quindi, nemmeno gli attraversamenti. Voi direte: embè? Il resto di Montegranaro non sta messo meglio. In effetti le strisce pedonali sono quasi tutti scolorite, mal segnalate e, di notte, scarsissimamente illuminate. Come si fa ad attraversare la strada, quindi? Bisogna avere fede e tanto, tanto coraggio.
                                      
Luca Craia