venerdì 3 marzo 2017

Protesta degli allevatori terremotati. Il 7 marzo a Roma con le mucche



Sono esasperati gli allevatori marchigiani colpiti dal terremoto. Tanto esasperati da indire, tramite la Coldiretti, loro rappresentanza sindacale, una manifestazione per il 7 marzo, momento in cui si recheranno a Roma, insieme ai colleghi delle altre aree colpite, per chiedere con forza il sostegno del governo per un’economia fatta di allevamenti di pregio, un’economia che sta morendo a causa del terremoto ma anche a causa di negligenze, superficialità e lentezze burocratiche. È un’economia “che è possibile salvare solo se la ricostruzione andrà di pari passo con la ripresa del lavoro” ma, al momento, non si vedono né ricostruzione né ripresa del lavoro. Sembra che i nostri allevatori intendano recarsi alla manifestazione portandosi il bestiame. E c’è da augurarsi che le bestie facciano il loro dovere, lasciando una cospicua quantità di “ricordini” in piazza Montecitorio, così, come un memento.
                                      
Luca Craia

Meno casette, più case vere: il Sindaco di Tolentino indica la strada alternativa.



È molto interessante il punto di vista di Giuseppe Pezzanesi, Sindaco di Tolentino, cittadina molto colpita dal terremoto che ha fatto danni ingentissimi al patrimonio immobiliare pubblico e privato, Pezzanesi preferisce trovare una strada alternativa, peraltro prevista dalle normative sull’emergenza terremoto: l’acquisto di immobili da parte dello Stato da assegnare ai privati al posto delle unità abitative provvisorie in legno. Case vere, quindi, e definitive, non provvisorie. Case all’interno della città che rimarrebbe popolata al contrario di quanto accadde a L’Aquila, dove il centro è tutt’ora una città fantasma.
Pezzanesi dice di aver individuato circa un centinaio di immobili, rispondenti ai requisiti antisismici, a fronte di una necessità complessiva di circa centosessanta unità. Questi immobili dovranno essere acquisiti dallo Stato, dopo averne verificato i requisiti, e poi passati alla gestione dell’Erap che li assegnerebbe agli aventi diritto. Pezzanesi non ritiene di poter acquistare tutti gli immobili necessari, ma l’obiettivo è quello di ridurre al massimo l’adozione delle Sae. Sicuramente è un’alternativa valida, ma ci sarà da valutare anche i tempi tecnici, in quanto credo sia necessario che la gente torni a vivere una vita normale nel più breve tempo possibile.
                                      
Luca Craia

Sant’Ugo, sopralluogo con la soprintendenza. Al via il monitoraggio. Montegranaro ci aiuti.



Si è svolto ieri un approfondito sopralluogo presso la chiesa di Sant’Ugo di Montegranaro che, nei giorni scorsi, aveva mostrato un preoccupante spolverio dalle pareti affrescate nonché un forte mutamento nel colore dell’affresco della volta che sta virando dal blu al marrone. Alla presenza del Parroco, don Sandro Salvucci, ho accompagnato, insieme al Presidente di Arkeo Graziella Marziali e al vicepresidente Guido Eugeni, lo storico dell’arte e ispettore della Soprintendenza di Urbino, Claudio Maggini in un ispezione meticolosa dell’antica ecclesia e delle pertinenze circostanti grazie alla quale si sta delineando un quadro più preciso del problema. Con noi anche il nostro tecnico di fiducia, l’ingegner Giovanni Leonardi che, è bene ricordarlo, si sta spendendo molto per la tutela del nostro patrimonio.
È evidente che ci sia un mutamento del microclima in corso, probabilmente iniziato in tempi molto recenti o, comunque, la cui manifestazione è iniziata solo nelle ultime settimane. Ci sono variazioni sensibili dell’umidità presente all’interno, abbassatasi notevolmente rispetto ai valori rilevati storicamente, e forse anche la temperatura sta subendo delle escursioni sensibili. La causa potrebbe essere l’utilizzo e il conseguente riscaldamento della chiesa superiore, finalmente tornata al culto, ma anche elementi collaterali da verificare.
Per esempio lo svuotamento della grotta sottostante la chiesa dei SS.Filippo e Giacomo, nella quale è stata istallata una pompa automatica, potrebbe aver influito. Infatti, durante i rilievi fatti con Gruppo Speleo Cai di Fermo, nel 2013, la grotta risultava interamente allagata, con un livello di acqua superiore ai due metri mentre oggi il livello non supera i cinquanta centimetri.
Per quanto riguarda, invece, l’affresco della volta, si sospetta la presenza di un microrganismo che possa aver attaccato il pigmento originale o, forse, la parte di restauro risalente agli anni ’60. Questo microrganismo, che sia una muffa o un fungo, potrebbe prolificare con la nuova situazione climatica interna alla chiesa.
Sono molti gli elementi da valutare e finora siamo ancora nel campo delle ipotesi. Per il momento, quindi, è necessario raccogliere dati precisi sui quali ragionare. Per questo nei prossimi giorni installeremo una stazione per la misurazione del microclima che ci consenta di raccogliere dati sulle variazioni dello stesso nel breve-medio periodo. Nel contempo incaricheremo un tecnico del restauro per il prelevamento di un micro-campione dell’affresco da fare analizzare e scoprire se è attaccato da un microrganismo e, se sì, quale.
Tutto questo comporterà un impegno anche economico che, mi auguro, la comunità montegranarese vorrà sostenere, anche venendo semplicemente in visita domenica a Sant’Ugo e lasciando una piccola offerta. Sant’Ugo è un bene di una valore inestimabile, unico al mondo, di cui Montegranaro deve essere orgogliosa e che va tutelato e protetto.
                                      
Luca Craia