venerdì 5 giugno 2015

Bello il cartellone degli eventi estivi di Montegranaro! E quello di Veregra Street dov’è?



Un post breve breve solo per rimarcare il fatto che, mentre altrove circolano già da tempo manifesti e locandine riportanti il programma culturale e ricreativo per l’estate, a Montegranaro ancora non se ne parla. Non si sa se esiste un cartellone o no e la cosa è piuttosto grave. Infatti se esiste e non se ne parla si è in notevole ritardo ed è il solito spreco di energie e risorse (vedi la Settimana della Cultura, che se la sono organizzata per loro stessi e i loro amici, a spese nostre). Se invece ancora non esiste il problema è ancora più serio e sottolinea ancora una volta la necessità di assegnare la delega per la cultura. E non mi si dica che c’è Veregra Street, perché dopo Veregra Street il mondo continua a girare. A proposito: nemmeno il cartellone di Veregra Street gira, e mancano due settimane.

Luca Craia

LA MORTE NON E’ MAI INDOLORE - DI ANNALISA MINUTILLO



La morte non può essere vista come qualcosa di piacevole o da accettare così semplicemente come se fosse niente.
La morte non è mai giusta nemmeno se viene causata da mano altrui, facciamo fatica ad accettare quella che avviene per cause naturali, per malattia, dovrebbe essere così in ogni caso.
E’ un argomento molto delicato questo, argomento che non può avere un solo angolo di osservazione e che deve comunque rispettare chi è stato vittima di ingiustizia, sia nel caso di una pena  inflitta e subita, sia nel caso di vittime per accadimenti violenti avvenuti per mano altrui, Le reazioni di sgomento e rabbia nel secondo caso sono lecite e comprensibili, questi parenti di vittime inconsapevoli di cattiveria gratuita hanno una cosa che li accomuna ai parenti innocenti dei carnefici, a coloro che non hanno commesso il fatto e a cui non viene data credibilità nonostante le prove fornite: il dolore devastante della perdita di qualcuno a loro caro. Questo non è quantificabile, non è risarcibile, è qualcosa che annienta, solo questo.
Non so quale insegnamento possa dare infliggere la stessa pena  a chi l’ha causata, non so se schierarsi come persone che si definiscono giuste e poi vedono nel proseguimento della violenza  la strada giusta da seguire, non so se lavare con il sangue l’offesa subita possa fare di loro delle persone migliori: non ho risposte a queste domande ma me le sono poste spesso.
Io che amo così tanto la vita, io che cerco di vedere sempre un lato positivo anche ,come in questi ultimi tempi, il mondo non offre scenari troppo allegri per essere ottimisti, sono un essere umano  con i miei dubbi, le mie curiosità.
Immagino non debba essere facile ricevere la notizia della perdita di una persona cara senza aver avuto la possibilità di un ultimo abbraccio, di un saluto, di una parola.
Dall’altra parte immagino  debba essere difficile restare tanti anni in carcere, isolati dai propri affetti, tentare disperatamente di dimostrare la propria innocenza e non ricevere credito.
Mi spaventano le generalizzazioni, mi spaventa la giustizia fai da te che spesso fa perdere il lume della ragione e spinge a imbracciare un’arma e iniziare a sparare a casaccio, mi spaventano le esasperazioni di questi ultimi tempi, gli animi tesi, e la perdita di obiettività.
Mi spaventano  però anche le decisioni prese con lggerezza, la facilità con cui vengono lasciati impuniti quelli che vengono colti in flagrante, così come mi spaventa questa propaganda della disonestà come esempio da seguire,  liberi di continuare a usare la buona fede altrui.
Mi spaventa che non vi siano interventi di tutela per le donne che denunciano i propri aggressori  e molte, troppe volte assistiamo a queste cronache di “morti annunciate”, mi spaventa l’indifferenza che diventa partecipazione solo quando ad essere coinvolti siamo noi in prima persona.
Difficile per me che amo la libertà, la vita, l’espressività in ogni sua forma pensare che di colpo queste cose potrei perderle perché a qualcuno viene in mente di rubarmele, difficile anche pensare a qualcuno che da innocente se le vede portar via e trascorre il resto dei suoi giorni appeso al filo della speranza di poter dimostrare il suo non coinvolgimento in ciò per cui viene accusato.
Lo scandire delle ore che diventano tortura, le ore scandite da chi viene privato della vita che diventano non vita e ricordi fra le parole di chi gli ha voluto bene.
Questo l’episodio che ha fatto scaturire queste riflessioni:
Huntsville,Texas, giustiziato Lester Bower Jr, dopo oltre 30 anni nel braccio della morte.
Il condannato, 67enne, è il detenuto più anziano a essere stato condannato alla pena capitale nel ‘Lone Star State’ per l’uccisione di quattro persone nel corso di una sparatoria avvenuta in un hangar, all’interno di un ranch nei pressi di Dallas.
Il fatto risale al 1983. Il movente dell’omicidio fu attribuito al furto di un piccolo aeroplano che una delle sue vittime voleva acquistare.
Lester Bower Jr si è sempre ritenuto innocente, facendo appello alla Corte Suprema anche tre ore prima della sua esecuzione definitiva. I giudici non ritennero attendibili le rivelazioni dei testimoni presenti in aula, i quali attribuivano i delitti ad alcuni trafficanti di droga presenti al momento della sparatoria.
Il tempo per cercare la verità è finito”. L’uomo era riuscito a ottenere  la revoca dell’esecuzione per sette volte: forse le prove d’accusa nei suoi confronti non erano così schiaccianti.
Molto è stato detto e scritto su questo caso. Ma la verità non è mai venuta fuori”. Con queste parole, Lester Bower Jr, è morto legato al lettino in seguito a una iniezione letale.
Gli Stati Uniti d’America fanno parte di quei paesi dove tutt’oggi viene applicata la pena di morte (abolita in 120 stati) come metodo di punizione legale dal sistema giuridico.
Inizialmente, due secoli fa, si applicava l’impiccagione davanti ai familiari delle vittime e semplici curiosi. Successivamente fu adottata la sedia elettrica inventata da Thomas Edison e introdotta negli Usa nel 1888: la morte avveniva attraverso scariche elettriche in tutto il corpo, una morte atroce e crudele sostituita con l’iniezione letale, veloce e indolore, quasi una anestesia totale.
E se realmente le cose stessero come ha sempre dichiarato questa persona? E se accadesse a noi? E se tutti questi anni non avessero insegnato che non serve a nulla colpire una persona per educarne cento?. E se non avessimo bisogno di violenza per risolvere i problemi?
Non credo esista un modo giusto per morire, non credo nella morte come sistema per creare delle soluzioni, non credo nel sangue che redime forse dovremmo educarci tutti diversamente. Forse dovremmo far si che il sistema legislativo assicurasse il rispetto delle norme da seguire, forse il sistema dovrebbe metterci nella condizione di credere ancora in esso,  forse siamo ancora immaturi per investire nella rieducazione, nella speranza.
Non posso e non voglio credere che non vi possano essere altre strade per migliorare noi stessi, ritengo solo che non dobbiamo lasciare spazio allo sconforto dimenticandoci di essere uomini e donne con un cuore che spesso dimentichiamo di usare.
Non voglio urtare la sensibilità di nessuno e nemmeno offendere chi non la vede come me ma non ci sto nel diventare colpevole esattamente come chi commette l’errore di rendersi giudice e arbitro della vita altrui.

giovedì 4 giugno 2015

AGGUATO RAZZISTA A ROMA. ‘SPORCO RUMENO, VATTENE VIA. E GLI AMPUTANO DUE DITA - DI ANNA LISA MINUTILLO




Che brutta storia, brutta quasi come le persone che stiamo diventando, brutta come la solita guerra fra poveri in cui ci stanno lentamente trascinando, brutta perché poco ha a che fare con la vita, la tolleranza, la condivisione, brutta perché mi fa paura pensare ad un mondo così, un mondo che giorno dopo giorno diventa proprio come non lo vorrei e mi fa male e mi ferisce viverci in un mondo così. Lo Rincorrono in strada , in pieno giorno, urlando insulti e minacciandolo di morte, fino ad assalirlo con un coltello e ad amputargli due dita. «Sporco rumeno, vattene via», gli hanno gridato, durante un raid razzista avvenuto a San Giovanni, dietro a piazza Tuscolo, davanti agli sguardi terrorizzati dei passanti. «Sembrava di essere in un film horror», hanno riferito dei testimoni oculari: «Quell’uomo aveva le mani insanguinate e scappava da un branco inferocito e impazzito».
Protagonisti dell’assalto sono tre giovani romani, che, secondo gli inquirenti sarebbero vicini agli ambienti della destra estrema e che ora si trovano in stato di arresto con l’accusa di tentato omicidio, lesioni gravissime, resistenza a pubblico ufficiale e violazione della legge Mancino. Tutti sono risultati positivi ai test per la cocaina e i cannabinoidi.
Il racconto dei fatti sarebbe imbarazzante se non fosse vergognoso: i tre, probabilmente alterati dalla droga, hanno iniziato a insultare senza motivo l’uomo, un 33enne rumeno, urlandogli: «Te ne devi andare via, sei uno sporco immigrato, non ti vogliamo in Italia». Lui non avrebbe reagito, ma questo non è bastato: lo hanno inseguito brandendo cocci di bottiglie fin dentro una panetteria, dove l’uomo si è chiuso nel bagno
La vittima si è dapprima fermata a bussare alla caserma dei carabinieri, chiedendo aiuto, ma visto che gli aggressori si avvicinavano minacciosamente ha continuato la sua fuga, riparandosi in una vicina panetteria. «E’ corso dentro e si è chiuso in bagno» Dopo aver afferrato un coltello dalla lama lunga, utilizzato dai panettieri, hanno buttato giù la porta. E proprio mentre cercavano di colpirlo alla gola, evidentemente per sgozzarlo, gli hanno amputato parzialmente due dita.
Uno di loro ha confessato l’aggressione xenofoba, vantandosene davanti a tutti: «Sono stato io a tagliargli le dita», ha detto il giovane, che era visibilmente alterato dalla droga assunta. Accade a Roma, potrebbe accadere a Milano, a Bologna ovunque, avrebbe potuto avere un epilogo ancora peggiore questo gesto, non fa bene a nessuno ne a chi lo ha compiuto e nemmeno a chi lo ha ricevuto e poi ci sono le opinioni delle persone che mi lasciano mille domande irrisolte. In molti ormai pensano che chi scrive sia solo un “servo ”comandato a bacchetta da qualcuno per raccontare solo episodi lieti senza rendersi nemmeno conto di quanto sia difficile cercare di dare una visione di questo mondo come qualcosa in cui sperare ancora, in cui investire ancora .
Lo si fa come lo si riesce a fare, a volte incavolandosi e molto anche, a volte andando contro le “regole”, a volte rischiando in prima persona per l’esporsi affrontando anche temi scomodi di cui sarebbe meglio per qualcuno tacere.
Rifletto e penso che parta tutto proprio da questo: che a volte chi si indigna perché non si parla abbastanza o come si dovrebbe parlare , poi non si renda conto di essere caduto in questa trappola del cattivo giudizio e della superficialità esattamente come accade per quelle persone che incitano al razzismo ,all’omofobia, alla cattiveria gratuita e non richiesta, quelle persone piccole che aprono bocca solo per farle prendere fiato ed il più delle volte senza fermarsi a riflettere sulle conseguenze che alcuni gesti ed alcuni giudizi potrebbero poi scatenare.
Che mondo stiamo creando? Quale sarebbe questa intelligenza che spesso non accompagniamo dall’umiltà virtù basilare per chi si professa intelligente?
Quale futuro ci stiamo preparando a vivere? Pensare ad un mondo dove si organizzano raid razzisti non mi piace affatto, pensare ad un posto dove i colori della diversità diventano pretesti per attaccare in modo gratuito chi per timore vediamo diverso da noi mi inquieta e molto.
Pensare ad un mondo dove stiamo diventando sempre più timorosi e meno curiosi mi da la misura della pochezza che nostro malgrado siamo chiamati a vivere .
Ora mi piacerebbe capire chi lo spiega a chi predica bene e razzola male che anche noi italiani siamo caduti in questo brutto gioco che poi gioco non è.
Non siamo migliori di nessuno fino a che compiamo gesti così, fermiamoci a riflettere a volte prima di parlare a vuoto.