venerdì 9 febbraio 2018

Autorizzata la manifestazione di domani. Macerata non è razzista. A che serve la manifestazione? Chi si assume la responsabilità? La morte della dialettica a favore dello scontro fisico.



È stata autorizzata la manifestazione delle sinistre di domani, a Macerata. Incomprensibilmente, perché si è creata una disparità di trattamento con quella di Forza Nuova, incondivisibile ma con gli stessi diritti. Il precedente è grave e difficile da spiegare. Ma ragioniamo su domani.
Democrazia. Una parola abusata, vilipesa quando utilizzata impropriamente per definire azioni che di democratico nulla hanno se non la definizione forzata che gli si dà. Cosa c’è di democratico nel prendere d’assedio una città, bloccarne la vita, la libertà dei cittadini, metterne a rischio l’incolumità? Cosa c’è di democratico nell’accusare una città intera immotivatamente, nel metterla sotto i riflettori, alla berlina del mondo intero?
Macerata non è razzista, non lo è mai stata. Macerata è una città aperta, dalle vedute ampie, dall’accoglienza piena, abituata ad essere punto di riferimento culturale, luogo di incontro e di scambio. A Macerata sono avvenuti due episodi orribili, commessi da persone evidentemente ben identificate che non possono rappresentare null’altro che se stessi. Perché come è vero che, se un Nigeriano fa scempio del corpo di una ragazza, non possiamo accusare tutti i Nigeriani dello stesso crimine, così se un esaltato si arma e spara con motivazioni xenofobe, è ingiusto e ignobile tacciare di xenofobia l’intera cittadinanza di Macerata. Ma è questo quello che si sta facendo.
A cosa serve la manifestazione di domani? Cosa si vuole dimostrare? Cosa si vuole combattere? Un razzismo che non c’è, non esiste, ed è vergognoso solo pensare che Macerata sia razzista, che a Macerata esista un problema di xenofobia. Ed è irresponsabilmente pericoloso costringere una città a chiudersi in se stessa, a rinunciare alle lezioni scolastiche, alla normale circolazione dei mezzi pubblici, indurre i commercianti a valutare se tenere aperta la loro attività rischiando di subire danni o chiuderla rinunciando a un sabato di leciti profitti. Tutto questo per cosa? Per dimostrare cosa?
La lotta al fascismo. La lotta tra ideologie, sembra cosa d’altri tempi. Invece ci sono ancora persone che pensano di imporre la propria idea con la forza, con lo scontro fisico, andando a una manifestazione dell’avversario per impedirla o facendone un’altra per dimostrare che si è più forti. La lotta politica spostata dalla dialettica al piano fisico. Questa è la morte della democrazia, dei principi stessi che dovrebbero muovere quella sinistra, o sedicente tale, democratica e che la mette al pari dell’antagonista, confusi e accomunati dalla stessa ottusità.
Speriamo non accada nulla domani a Macerata, e che si assista a una pantomima, per quanto inutile, almeno innocua. Ma qualora accadesse qualcosa, la responsabilità morale e materiale sarebbe enorme. E in ogni caso, tutto questo segna l’involuzione della politica, un pericoloso ritorno al passato, un passato che ha già prodotto lutti infiniti all’Italia.

Luca Craia