venerdì 5 gennaio 2018

L’assessore Strappa e il nuovo stato sociale che non aiuta gli Italiani.

Non capisco questo continuo ribattere sullo stesso argomento da parte dell’Assessore ai Servizi Sociali di Montegranaro, Cristiana Strappa. Torna periodicamente ad aggiornarci sui numeri del reddito di inclusione sociale (correggendo finalmente la terminologia che, fino a ieri, indicava il provvedimento come “reddito di cittadinanza”) come se questo fosse un traguardo ambito e di cui vantarsi. Credo, invece, che ci sia ben poco da vantarsi se in un paese storicamente ricco e prospero come Montegranaro oggi vi siano oltre 42 famiglie talmente in difficoltà da chiedere aiuto al Comune. È una sconfitta, un segnale terrificante della china che l’economia di questa cittadina sta scendendo a capofitto. E fa da contraltare a una politica nazionale, regionale e locale che di tutto si occupa meno che di trovare soluzioni a una profonda crisi economica e sociale che in Italia, al contrario di altri Stati europei, sembra non dover finire mai.
Poi c’è da interrogarsi su questo nuovo stato sociale, sui servizi di assistenza che si danno ai cittadini, su come questi possano incidere effettivamente sul miglioramento delle condizioni sociali generali. Uno Stato che fa pagare la sanità, che fa vivere i propri pensionati con redditi da terzo mondo dopo una vita di lavoro, sacrifici e contributi versati, che lascia intere famiglie senza reddito dopo aver perso il lavoro a cinquant’anni, che latita sotto ogni forma di sostegno concreto alle difficoltà ma anche alle iniziative, regala pochi spiccioli tramite i Comuni, non si sa bene a chi. Perché c’è anche questo da capire: a chi vanno questi soldi? L’assessore Strappa non lo dice, ma se il criterio è quello del reddito ISEE, ossia lo stesso, per esempio, con cui si assegnano le case popolari, credo proprio che i destinatari di questi contributi non siano cittadini italiani.
La questione è che, fermi restando i diritti umani, uno Stato dovrebbe tutelare prima i propri cittadini e poi chi è ospite. Il principio dovrebbe essere uno e semplice: se non hai reddito e non sei un richiedente asilo per motivi umanitari, non c’è alcun motivo per il quale tu debba restare sul suolo nazionale. Credo che lo straniero che non sia in grado di mantenere se stesso e la propria famiglia non dovrebbe avere diritto al permesso di soggiorno, tantomeno ai sussidi e agli aiuti economici. Non è questione di nazionalismo ma di diritti acquisiti: l’Italiano paga da generazioni e non è giusto che rimanga indietro.

Luca Craia