martedì 12 settembre 2017

Terremoto: gli impianti di Monte Prata chiudono? Il rilancio passa anche (soprattutto) dal turismo.



L’economia delle zone terremotate marchigiane è un’economia piuttosto semplice, legata alla terra e all’allevamento degli animali, alla trasformazione dei prodotti agricoli e zoologici ma, anche e soprattutto, al turismo. È un turismo poco più che locale: si spostano verso l’Alto Nera più che altro Marchigiani, Umbri e Laziali, con puntate di una giornata o di qualche giorno. È comunque un turismo che muove numeri e che fa vivere aziende legate all’accoglienza ma anche quelle legate alla terra, che così riescono a vendere i propri prodotti in maniera diretta.
Nel quadro dell’economia turistica dell’area dei Sibillini si inquadrano gli impianti sciistici del Monte Prata, un luogo meraviglioso che si affaccia sulla Piana di Castelluccio guardando un Vettore splendido e austero. Il territorio è del Comune di Castelsantangelo Sul Nera, uno dei più colpiti dal terremoto e forse quello più indietro nella ricostruzione. Sulla pagina Facebook “Un aiuto concreto per i Sibillini” viene lanciato un grido di allarme: riapriranno mai gli impianti sciistici del Monte Prata?
La chiusura della strada provinciale 136 Pian Perduto impedisce l’arrivo al bivio della Cona” dicono dall’Associazione, “e comunque la parte rimanente di strada fino a Monte Prata è in condizioni assurde e in uno stato di totale abbandono”. Una situazione che, con l’inverno alle porte, non lascia affatto ben sperare. Anche lo stato dello spazzaneve non tranquillizza, fermo sotto le intemperie ormai da due anni. La voce che gira in zona è che gli impianti possano essere chiusi definitivamente e sarebbe un vero peccato, perché non dovrebbero aver subito danni gravi dal terremoto.
La chiusura degli impianti viene paventata da anni, a prescindere dagli ultimi tragici eventi. Il motivo sarebbe la scarsa remuneratività degli stessi, ma forse basterebbe rivedere la promozione e prezzi, magari evitando tiket gratuiti o omaggio, per renderli proficui. Certamente occorre avere una visione un po’ più razionale del da farsi per quanto riguarda il rilancio turistico della zona. Se questa estate ci si è mossi nella direzione del rilancio, anche tramite l’iniziativa di Neri Marcorè, Risorgimarche, che proprio su questo fondava la sua ragione d’essere, ora chiudere o non far ripartire le strutture che potrebbero contribuire alla ripartenza di questa importante fetta di economia parrebbe illogico. Ma di logico, dopo il terremoto, purtroppo abbiamo visto fin qui ben poco.

Luca Craia