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sabato 18 luglio 2020

Acquaroli querela Zingaretti. La campagna elettorale della sinistra, piena di fango e vuota di argomenti.


La cena di Acquasanta è stato un episodio di cui si poteva fare a meno, anche se credo che Francesco Acquaroli fosse realmente inconsapevole dei particolari incriminati quando vi ha fatto una breve apparizione. Ma utilizzarla come unico argomento per sminuire, anzi, infangare l’avversario politico, come sta facendo il PD anche grazie all’ausilio di giornalisti più o meno compiacenti, è davvero misero e ci dà l’esatta misura di quanto sia altrettanto misera la proposta politica della sinistra marchigiana.
Dovrebbe essere sufficiente stigmatizzare quanto sopra, ma evidentemente per Acquaroli la misura si è colmata ed ha deciso di passare al contrattacco, evitando, però, intelligentemente di farlo sullo stesso livello. “Ho dato mandato ai miei legali di querelare per diffamazione il presidente del PD, Nicola Zingaretti. Ogni giorno continua a raccontare menzogne sul mio conto, dichiarando che avrei "organizzato iniziative per ricordare la marcia su Roma", segno che non abbia alcuna idea di cosa stia parlando. Lo sfido a dimostrare quanto sostiene di fronte ai giudici in tribunale. Ora basta”, ha scritto in una nota che ha diffuso alla stampa. Chissà che questo sia utile a fermare il lancio di fango e a riportare la discussione sui temi.
Le Marche hanno tantissimi problemi irrisolti, e credo che sarebbe rispettoso per gli elettori parlare di questi, piuttosto che impegnare tutte le proprie energie per diffamare, oltretutto in maniera evidentemente infondata.

Luca Craia

lunedì 1 giugno 2015

E la lotta nel Pd?



Altro dato interessante è l’esito della lotta intestina al Pd montegranarese. Per chi non avesse fin qui seguito questa telenovela nostrana faccio un breve riassunto delle puntate precedenti. Con la defenestrazione del vecchio gruppo dirigente, quello che faceva riferimento al vecchio leader storico Fausto Fransceschetti, è stato eletto segretario l’attuale assessore all’ambiente Roberto Basso, in sostituzione di Stefania Franceschetti. È costume degli ex comunisti eleggere segretari che hanno alle spalle personalità più forti - nel caso della Franceschetti c’era il suo omonimo – ma con l’elezione di Basso non si riusciva a capire chi ci fosse dietro. Ora sappiamo che dietro non c’era quasi niente. Infatti il partito, in questo ultimo lasso di tempo, ha perso smalto, è completamente disattivato, è totalmente privo di iniziative e, soprattutto, è spaccatissimo tra renziani, civatiani, bersaniani e carmelitani scalzi. Le elezioni regionali hanno evidenziato le spaccature.
Basso appoggiava il candidato locale Giacinti. Perugini, vice-presidente delle Provincia di Fermo, sponsorizzava Cesetti per spedirlo ad Ancona e prenderne la poltrona. I Franceschetti’s, tutt’altro che defunti nonostante la defenestrazione, spingevano la Bellabarba. Cosa ci dicono i risultati del voto? Giacinti ha preso 136 voti attestando che Basso non governa il partito. Cesetti ne ha presi 297 testimoniando l’egemonia di Perugini che fa e disfà come gli pare. Ma la Bellabarba ha preso 213 preferenze, segno che un bel pezzo del partito ancora segue i Franceschetti’s. Fossi Perugini mi preoccuperei. Fossi Basso no: tanto, peggio di così….

Luca Craia

Il messaggio per gli amici e la valenza politica locale del voto.




Che uno possa scrivere un SMS anche la domenica delle elezioni è pacifico, anche se si tratta di uno che ricopre cariche istituzionali. Che uno, in questo SMS, possa scriverci quello che gli pare è altrettanto pacifico, anche se ci scrive di votare uno piuttosto che un altro. Ma quando questo “uno” fa continue paternali indicando in questo il cattivo, in quello lo sfigato, in quell’altro il gufo e in quell’altro ancora quello che non ama il proprio paese, un SMS mandato la domenica delle elezioni agli amici più fidati (che poi tanto fidati non sono, visto che la cosa è trapelata) contenente raccomandazioni non tanto su chi votare quanto su chi non votare, ci dice tutto sul suo amore per il proprio paese e, soprattutto, sulla sua cattiveria.
Ma si tratta di cattiveria? Anche ma non solo, c’è anche tanto calcolo politico, opportunismo, politica fatta alla vecchia maniera, quella per occupare sedie e poltrone, per raggiungere il potere fine a se stesso e ad altri fini. C’è una strategia di domino dove, se una tessera si sposta, per dire, ad Ancona un’altra deve andare a Fermo e così via. Il vantaggio per il cittadino? Difficile scorgerlo, anche alla prova dei fatti, tolte, naturalmente, le asfaltature estemporanee della campagna elettorale e le passate di spazzolatrice.
In questo gioco tutto fa comodo, dall’editoriale-spottone (non mi piace il termine marchetta) fatto uscire due giorni prima del voto all’articolo sul centro storico della domenica mattina. Che c’entra il centro storico? C’entra, perché se un’amministrazione comunale si spende in maniera diretta dando indicazioni di voto (o di non voto) poi c’entra tutto e il voto, che non riguarda in Comune, assume valenza politica anche per quest’ultimo. E se io critico il politico che chiede di far uscire l’articolo proprio la domenica del voto e il giornalista si inalbera, allora devo pensare più male di quanto stessi già pensando.
Ora attendo i dati relativi allo spoglio di Montegranaro per vedere se questa strategia abbia o no sortito gli effetti desiderati. Ma conta poco. Quello che conta è che mai in vita mia ho visto la politica scendere a un livello così basso.

Luca Craia