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mercoledì 29 giugno 2016

Il problema dell’ “Hotel Haus” si sposterà al centro storico? Allora sarà risolto.



Siamo in molti a temere che la questione del palazzo Leombruni-Botticelli, il cosiddetto Hotel Haus nostrano, andrà a interessare (e ad aggravare) il centro storico. Le cinque famiglie che sembrerebbero rimaste senza alloggio, anche se a tutt’oggi nessuno le ha cacciate e avrebbero tutto il tempo di trovare una nuova casa, molto probabilmente andranno a chiedere sostegno ai servizi sociali comunali. Questo potrebbe significare che il Comune provvederà a trovare un alloggio provvisorio che, visto come vanno di norma le cose, diventerà di fatto definitivo. E gli alloggi disponibili sono tutti nel centro storico.
In questo modo si risolverebbe il problema delle famiglie senza casa ma si aggraverebbe quello della ghettizzazione del centro storico. Ora mi aspetto il solito coro dei benpensanti pronti a dare del razzista a chiunque soltanto osi toccare l’argomento ma, come ho più volte dichiarato, penso che la concentrazione di cittadini stranieri, specie della stessa etnia o della stessa matrice culturale, in una zona urbana ben definita equivalga alla costruzione di un ghetto. E costruire un ghetto è razzismo, porsi il problema no.
In questo modo il centro storico di Montegranaro diventerà ancora di più città araba, gli Italiani che vi risiedono diventeranno ancora di più ospiti a casa loro ma, soprattutto, gli stessi stranieri non avranno alcun motivo o stimolo per cercare di integrarsi. E questo è male per tutti.
Solo che, se tutto ciò accadrà nel centro storico, quartiere sconosciuto soprattutto alla politica e al governo cittadino, sarà come se il problema fosse risolto. Occhio non vede cuore non duole, e quello che accade nel centro storico, purtroppo, lo vede solo chi ci vive.

Luca Craia

martedì 14 giugno 2016

Il Comune recupera tre case popolari. Ma i criteri di assegnazione non si toccano.



S’era fatto un gran parlare del regolamento di assegnazione degli alloggi popolari. Da più parti, tra cui anche dal Presidente del Consiglio Comunale, Walter Antonelli, era stata espressa preoccupazione per gli effetti del regolamento attualmente in vigore che, di fatto, crea una sorta di ghetto per extracomunitari nelle aree in cui insistono gli immobili destinati ad abitazioni popolari. Chiaro esempio è lo stabile che fa corpo con scuole e auditorium nel quartiere Santa Maria, ma anche l’ospedale vecchio, nel quale più recentemente sono stati assegnati ben nove appartamenti, tutti occupati da famiglie straniere. Le conseguenze di questi criteri di assegnazione sono evidenti: se l’extracomunitario non si mescola alla popolazione italiana anche a livello abitativo l’integrazione diventa davvero complicata, e quello che sta accadendo nel centro storico e che da anni accade a Santa Maria lo testimonia senza ombra di dubbio.
L’anno scorso sia Antonelli che il gruppo montegranarese di Fratelli d’Italia, tramite il suo segretario Abramo Cimadamore, avevano sollecitato l’Amministrazione Comunale perché si riformassero i regolamenti di assegnazione sulla scorta di alcune esperienze, come quella di Perugia, che sembra abbiano dato risultati interessanti. Quello che si chiedeva era di modificare la norma in modo che l’extracomunitario non risulti enormemente favorito come è ora rispetto agli Italiani. La risposta del Sindaco fu negativa, motivata dal fatto, che, in tempi brevi, non sembrano essere previste nuove assegnazioni di case popolari. Scese in campo anche il segretario della CGIL della Provincia di Fermo che, con toni accesi, accusò di razzismo i promotori dell’iniziativa. Tutto restò fermo.
Ora pare che il Comune, per tutt’altri motivi, abbia ottenuto dalla Regione lo svincolo di ulteriori tre appartamenti nell’ospedale vecchio che erano destinati a case popolari. Questi spazi potrebbero essere utilizzati come luoghi pubblici per creare quel polo culturale di cui tanto si parla ma che tarda a venire. Ne consegue, comunque, che ci sono tre alloggi popolari in meno a disposizione nell’ex convento agostiniano cuore del centro storico, e questo, nell’ottica della questione della ghettizzazione, è un fatto positivo.
È però bene ricordare che, sempre nel centro storico, ci sono diversi nuovi appartamenti ancora non assegnati ma che, comunque, sono destinati ad alloggi popolari. Non si sa esattamente quando queste unità abitative verranno assegnate, fatto sta che pare evidente come sia necessario mettere mano ai regolamenti se si vuole evitare di aggravare un problema che già di per sé sembra piuttosto serio. Ma, al momento, tutto tace, anche da parte di chi mesi fa era estremamente combattivo su questo campo.

Luca Craia

martedì 7 giugno 2016

L’integrazione a Montegranaro. Bene i corsi, male il resto.



Torno sull’argomento integrazione dopo aver letto la soddisfazione espressa dal nostro Sindaco e dall’Amministrazione Comunale per la buona riuscita del corso di lingua italiana per donne straniere. Vista la partecipazione e i risultati va detto che l’iniziativa merita un plauso. Il problema della lingua è serio e costituisce una delle barriere più importanti per l’integrazione dell’immigrato e, se vogliamo riuscire ad avere una reale integrazione, va risolto. La comunicazione e la reciproca comprensione è imprescindibile. Quindi molto bene per l’iniziativa ben riuscita.
Il problema, però, è che l’integrazione necessità di altri importanti interventi e non pare di vedere alcuna volontà di effettuarli, anzi. Ad esempio: collocare tutti gli extracomunitari in un'unica zona, come il centro storico o alcune vie circostanti, è pura ghettizzazione. Non mi sembra di vedere alcuna volontà di mettere mano alla questione.
Poi leggo dell’assessore Basso che intende promuovere degli incontri ad hoc per spiegare i meccanismi della differenziata agli stranieri, il primo fra i quali a cura dell’Imam. Ritengo la cosa estremamente sbagliata, in quanto lo straniero non deve avere questo genere di tutele, ma deve essere indotto a integrarsi, a frequentare la vita sociale e civile del paese in cui vive. Era importante far partecipare gli stranieri agli incontri comuni, cosa non avvenuta. Fare delle riunioni apposta per loro è, ancora una volta, una ghettizzazione. Occorre distinguere il buonismo ipocrita dalla reale volontà di integrare. Mi pare che ancora si faccia confusione.

Luca Craia