mercoledì 28 febbraio 2018

Regione: ordinanza per l’acquisto di 356 appartamenti. L’ammissione del fallimento del sistema SAE



Se mai avessimo avuto bisogno di una conferma al nostro “sospetto” che il sistema delle SAE, quale soluzione temporanea all’emergenza sismica, in attesa di una ricostruzione che sembra sempre più lontana, fosse un errore se non una vera e propria presa per i fondelli, arriva oggi una nuova ordinanza della Protezione Civile, a firma del capo della stessa, Angelo Borrelli, con la quale si autorizza l’acquisto di ben 356 appartamenti nelle Marche da consegnare al posto delle SAE ancora attese, per una spesa complessiva di 56 milioni di Euro, ossia una media di 157.000 Euro ad appartamento.
L’ordinanza, per andare al sodo, dichiara in maniera piuttosto esplicita il fallimento delle SAE come concetto, in quanto ammette, in un colpo solo, la difficoltà di consegnare le unità abitative provvisorie e, soprattutto, che il costo delle stesse è troppo alto, in quanto recita, nel momento in cui autorizza il Comune di Tolentino a costruire ex novo delle abitazioni (contraddicendo se stessa quando viene motivata con “un minor consumo del suolo”), che lo stesso può costruire nuovi alloggi “qualora tale soluzione risulti economicamente più vantaggiosa rispetto alla realizzazione di insediamenti temporanei”. Se la realizzazione di abitazioni stabili e definitive risulta meno costosa dell’impianto di unità abitative temporanee, com’è nelle cose, significa che le unità temporanee costano troppo, e da qui non si scappa. Allora non si capisce perché non si sia andati direttamente a costruire unità definitive e non temporanee, visto che il tempo impiegato per la consegna di quest’ultime si è dilatato tanto da rendere più veloce addirittura l’edificazione di abitazioni definitive che, alla fine, sarebbero anche costate meno.
L’assegnazione di questi appartamenti acquistati per i terremotati rimane, comunque, temporanea, in attesa della ricostruzione, se mai ci sarà. Il vedersi assegnato uno di questi appartamenti, logicamente, fa decadere il diritto al CAS. Nel momento in cui queste case torneranno di nuovo libere, esse entreranno a far parte del patrimonio immobiliare dei comuni da destinarsi ad abitazioni popolari, il che, con la normativa vigente, creerà probabilmente nuovi ghetti per stranieri. Insomma, nel complesso un totale disastro.
In un anno e mezzo dal primo furioso terremoto si potevano costruire nuovi edifici nelle aree colpite, senza allontanare le popolazioni dal loro nucleo originale e senza sperperare denaro pubblico in casette di legno che dureranno pochi mesi, nella migliore delle ipotesi. Si poteva anche partire con la ricostruzione diretta e, in questo momento, si starebbe a buon punto e si sarebbe speso meno, salvaguardando l’integrità comunitaria delle città colpite.
Si giunge oggi, invece, a questa ordinanza che sostanzialmente dice “ok, ci siamo sbagliati, ma andiamo avanti lo stesso”.

Luca Craia