lunedì 12 febbraio 2018

Oggi dico un’ovvietà su terremoto e manifestazioni



Lo so che sto per scrivere un’ovvietà, una cosa che sfiora la banalità, ma spesso dietro l’ovvietà delle cose si nota la verità, perché spesso la verità è ovvia. Lo hanno detto in molti, ieri e l’altro ieri, molti di quelli che in questi ultimi mesi si sono occupati di terremoto e terremotati, lo hanno detto i terremotati stessi, quei terremotati che, per quanto rassegnati, ancora trovano la forza per indignarsi per il modo in cui lo Stato prima ma gli stessi Italiani poi li hanno trattati, con la facilità con cui sono stati dimenticati a favore di altre questioni evidentemente più remunerative da un punto di visto politico ed elettorale. Quindi lo dico anch’io, per quanto ovvio e per quanto apparentemente banale.
Non entro nel merito delle motivazioni che hanno spinto tante persone (15, 20, 30.000 a seconda se a contare sono gli organizzatori, la questura o i piccioni di Macerata) a sfilare, sabato scorso, per manifestare la loro contrarietà al fascismo. Ne ho già parlato e ho già espresso la mia opinione sull’opportunità di questa iniziativa. La domanda che ci siamo fatti in tanti, banale ma vera, è questa: dov’erano questi difensori dei più deboli quando si manifestava per i diritti calpestati dei terremotati? Per carità, ognuno ha le sue sensibilità e le proprie priorità, ma se tanta energia fosse stata profusa anche per dimostrare solidarietà e vicinanza alle persone sbattute fuori casa dal terremoto per poi vedere la propria dignità calpestata dallo stesso Stato che avrebbe dovuto sostenerli e prendersi cura di loro, proprio in base a quella costituzione che sabato, a Macerata, si voleva difendere.
Eppure sabato hanno sfilato sigle sindacali che dovrebbero tutelare i più deboli e, dopo il terremoto, si fa fatica a pensare a persone più deboli, loro malgrado, di quelle che hanno perso tutto. C’erano tante persone armate di buone intenzioni, persone che, però, non si sono mai viste quando c’era da chiedere aiuto e sostegno per quella parte della provincia di Macerata, ma anche per il resto del cratere, massacrata dal terremoto e abbandonata dallo Stato.
Per questo mi chiedo: quanta genuinità c’è dietro l’organizzazione di questi eventi? Quanta spontaneità? Quanto calcolo? Quanto interesse politico? Quanto tornaconto? I terremotati, si sa, sono pochi, spostano pochi voti, capisco che sono poco interessanti per il calcolo politico. Ma i principi? I valori? Quella Costituzione che tanto amiamo a parole ma che utilizziamo solo e sempre quando e se c’è convenienza? Domande banali, lo so, qualunquiste, come si usa etichettare tutto oggi. Però una risposta, anche banale la meriterebbero, credo.

Luca Craia

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