venerdì 23 febbraio 2018

Accoglienza. Il sistema non funziona. Macerata lo dimostra. Il ruolo delle Prefetture.



I fatti di Macerata hanno scoperchiato un pentolone e, per quanto si cerchi di sviare l’attenzione sull’attentato razzista di un folle, che rimane, per fortuna, un caso unico e isolato e la cui deprecazione non necessita nemmeno di essere sottolineata, il fatto più evidente e preoccupante è il fallimento totale del sistema di accoglienza. Quello che sta emergendo dalle indagini in corso sull’omicidio di Pamela Mastropietro, oltre all’orrore indicibile e all’estrema crudeltà applicata dagli artefici, è che questi sono stati lasciati a delinquere con estrema leggerezza per una serie di malfunzionamenti e negligenze che il sistema non ha rilevato, il che rappresenta il pericolo concreto che fatti del genere possano capitare ancora senza che le Istituzioni riescano a prevedere e arginarne l’evoluzione.
Il resoconto dei fatti presentato da Cronache Maceratesi nell’articolo di ieri a firma di Federica Nardi (leggi l'articolo) presenta un quadro spaventoso in cui Innocent Osenghale, il primo dei Nigeriani accusati del delitto, avrebbe gravitato intorno ai servizi di accoglienza per rifugiati offerti dal Gus per circa due anni senza realmente usufruirne, quindi violando in questo modo il contratto e il regolamento di accoglienza, nel mentre viveva nella più totale illegalità dedicandosi allo spaccio e chissà a quale altra attività criminale, fino a giungere, indisturbato, a commettere l’omicidio della giovane romana. Due anni in cui il Gus ha regolarmente percepito i contributi relativi al soggetto che, però, non era nei fatti sotto il suo controllo.
L’espulsione dal programma di accoglienza sarebbe avvenuta soltanto il seguito all’arresto dei Nigeriano colto a spacciare e non perché il Gus ne avrebbe segnalato le inadempienze come, in teoria, sarebbe stato tenuto a fare. Nonostante l’arresto e il decreto di espulsione, l’uomo è potuto rimanere sul suolo italiano e ha potuto continuare a delinquere senza che nessuno lo tenesse sotto controllo o rendesse esecutiva l’espulsione. Insomma: per circa due anni nessuno si è accorto, almeno ufficialmente, che questo soggetto era un delinquente e nessuno ha preso provvedimenti fino al momento in cui è stato colto il fragrante. E anche dopo l’arresto nessuno lo ha più seguito. Questa è la prova che il sistema non funziona.
Se vogliamo davvero aprirci all’accoglienza occorre mettere a punto un sistema preciso e affidabile col quale controllare e monitorare l’attività di chi viene accolto, a partire dal riconoscimento dello status di rifugiato, dato con troppa leggerezza. Anche questo emerge dalle indagini, visto che il Nigeriano in questione godeva dello status di rifugiato pur provenendo da una zona non in guerra e non sottoposta a rischi particolari. E dopo l’accoglienza occorre che gli ospiti del sistema siano controllati costantemente. Non è possibile che un soggetto posto sotto la tutela di un organismo che collabora con lo Stato sia lasciato libero di delinquere senza che nessuno se ne accorga. Evidentemente mancano i meccanismi tramite i quali eseguire i controlli e i collegamenti tra gli operatori e la Prefettura.
Il ruolo delle Prefetture, in questa fase storica, è estremamente delicato e l’impressione che si dà è che si stia cercando, a livello di rappresentanza territoriale dello Stato, di minimizzare i problemi. I continui dispacci che arrivano dai Prefetti e che parlano di criminalità in diminuzione a fronte di continui episodi delinquenziali e a un senso di insicurezza da parte dei cittadini sempre più forte, fa pensare a uno scollamento tra chi controlla e quello che accade realmente. Il problema si acuisce perché i dati forniti dalle Prefetture, essendo sostanzialmente tranquillizzanti per quanto discrepanti con la realtà percepita dai cittadini, forniscono la motivazione per non elevare il livello di controllo. I fatti di Macerata dimostrano che, invece, il livello di controllo è estremamente troppo basso ed è lì che si deve intervenire prima che in ogni altro segmento del processo di accoglienza che, comunque, va ripensato nella sua interezza.

Luca Craia