mercoledì 17 gennaio 2018

La baraonda case popolari e il regolamento da rifare e non si rifà



Abitazioni fatiscenti, degrado, spazi urbani sottratti alla legalità e al vivere civile, questi sono gli alloggi popolari, almeno la maggior parte di essi, a Montegranaro. Unità abitative spesso fuori dai limiti della decenza, ghetti istituzionalizzati dove gli extracomunitari vivono spesso al di fuori della legalità e dove è difficile persino fare controlli da parte delle forze dell’ordine, le case popolari costituiscono un enorme problema sotto diversi aspetti, un problema, però, seminascosto, poco evidente, che si manifesta solamente quando diventano teatro di fatti di cronaca.
Sono mesi che nessuno riscuote le pigioni degli alloggi di Santa Maria, vi sono alloggi occupati abusivamente, contatori elettrici fantasma che alimentano spazi comuni e non si sa chi paga, accatastamenti che non si sa se ci siano o no. Soprattutto c’è un senso profondo di abbandono, degrado, emarginazione e una pericolosa sensazione di illegalità. E tutto questo crea enormi disagi sociali, problemi di integrazione e una situazione di ordine pubblico difficile da gestire.
È tutto noto a chi di dovere, a chi decide, a chi amministra. Il Presidente del Consiglio Comunale, Walter Antonelli, ormai due anni fa, intraprese un percorso di riforma del regolamento di assegnazione degli alloggi, tra l’altro, nel frattempo, scaduto. Poi lo stesso Antonelli si è inspiegabilmente fermato e si è smesso di parlarne. Ma il problema rimane ed è molto serio.
È un problema che investe prima di tutto le persone che abitano quegli alloggi e che sono costrette a vivere in una situazione indegna di un paese civile. Poi c’è la questione dell’integrazione degli stranieri, ghettizzati e richiusi in una sorta di riserva indiana dove possono evitare il contatto e la contaminazione culturale positiva che ci sarebbe se fossero più distribuiti nel tessuto urbano. E poi esiste il problema di convivenza coi pochi Italiani che occupano questi alloggi, un problema sempre più serio e pericoloso, un problema che rischia di diventare una bomba a orologeria.
Forse è il momento che Antonelli riprenda in mano l’iniziativa abbandonata mesi fa, ma forse è anche il momento che chi ha responsabilità amministrative dirette prenda atto del problema, un problema che, comunque, conosce perché non può non conoscerlo, e si adoperi per risolverlo, prima di tutto mettendo mano ai criteri di assegnazione, e poi analizzando le singole criticità, le singole situazioni umane, per trovare una soluzione civile degna di un Paese moderno e democratico quale dovremmo essere. Anche perchè ci sono altri alloggi da assegnare e se i criteri permangono gli stessi rischiamo di innescare una situazione irrisolvibile.

Luca Craia