martedì 16 gennaio 2018

Area di crisi complessa per il calzaturiero. Le porte chiuse coi buoi fuori. Ma non era tutta colpa degli scarpari?



Meglio tardi che mai, verrebbe da dire, anche se forse è davvero troppo tardi per intervenire in maniera efficace sulla crisi che attanaglia l’industria calzaturiera italiana e, nella fattispecie, quello che è il distretto più importante d’Italia, cioè quello marchigiano. Dichiarare oggi lo stato di crisi, dopo anni di allarmi, di grida di aiuto, di promesse mai mantenute, sembra quasi come chiudere le porte coi buoi che se ne vanno allegramente a spasso per il pascolo. Fatto, poi, da un governo regionale che rappresenta lo stesso partito che ha aggravato enormemente i già gravi problemi del comparto sottoscrivendo le sanzioni alla Russia, sanzioni politicamente inspiegabili ed economicamente autolesioniste, pare schizofrenia pura. Ma guardiamo il lato positivo: l’area di crisi complessa potrebbe portare grande beneficio alle poche imprese rimaste sane, e speriamo bene.
Ma speriamo anche che la politica cambi testa. Speriamo di non sentire mai più ragionamenti come quelli ascoltati nel corso del famigerato Consiglio Comunale anticrisi di Montegranaro, dove l’onorevole Petrini, in quota PD, ha tranquillamente affermato che la crisi è colpa dell’inadeguatezza dell’imprenditoria marchigiana, e non delle stupidaggini politiche dei governi che si sono susseguiti negli anni per concludersi con quello del suo capo, Renzi. E speriamo anche di non dover vedere come soluzioni, prospettate sempre nello stesso consiglio comunale aperto dall’assessore regionale Cesetti, piogge estemporanee di fondi magari tranquillamente sottratti a situazioni ancor più gravi come, per esempio, il terremoto.
Se faranno l’area di crisi sarà comunque un bene, poi ci sarà da usufruirne e qui, vista la caratura politica dei nostri amministratori e governanti, qualche preoccupazione ancora resta.

Luca Craia

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